Il marchese d'Argens, favorito
di re Federico II di Prussia e autore di " Lettres, Chinoises
et Cabalistiques", narra, nella 137° lettera ebrea ,la
storia del vampiro di Kisilova, un villaggio situato a
tre miglia da Gradisch. " In Ungheria - scrive il marchese
- hanno avuto un caso di vampirismo esaurientemente attestato
da due funzionari della Corte di Giustizia di Belgrado,
che si recarono sul luogo, e da un ufficiale della guarnigione
imperiale di Gradisch, che era stato testimone oculare
degli avvenimenti" In questo villaggio, all'inizio del
mese di settembre, era morto un uomo di settant'anni.
Venne sepolto, e tre giorni dopo comparve, nel cuore della
notte, e chiese del cibo al figlio, il quale glielo diede
e lo spettro mangiò di gusto. Lo spettro tornò varie volte
e ben presto il figlio venne trovato morto nel suo letto
e lo stesso giorno morirono altre persone del villaggio.
Venne inviata una relazione alla Corte di giustizia di
Belgrado e degli ispettori vennero mandati a controllare
la situazione. Vennero riaperte le tombe di coloro che
erano morti nelle ultime settimane: il vecchio fu trovato
nella cassa con gli occhi aperti, la sua carnagione era
rosea e respirava sebbene fosse rigido e morto, come attestò
il medico del villaggio. Il corpo , riesumato, fu bruciato
su di un rogo. Nel 1725, un soldato in servizio di guarnigione
in una cittadina ungherese di confine, vide nella casa
dei contadini dove era alloggiato, uno sconosciuto che,
all'ora di cena, si recò a tavola a sedere accanto al
padrone di casa. Il soldato notò che tutti i presenti
apparivano molto spaventati, ma non osò fare domande perché
ignorava la causa del loro terrore. Il soldato riferì
il tutto ai suoi superiori, ed un ufficiale ,il conte
Cabreras, fu incaricato di svolgere un'inchiesta. Il conte
Cabreras, narra con profondo orrore, di aver scoperto
nel villaggio stesso molti vampiri, i quali nella notte
giravano nelle abitazioni succhiando il sangue anche ai
loro diretti familiari ed il giorno si rinchiudevano nelle
loro tombe.