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Come era logico aspettarsi, il rotolo di lino a contatto con l'aria, si lacerò e si aprì, lasciando fuoriuscire, da esso, un insieme di manoscritti. Tali manoscritti, che verranno denominati in seguito i Codici di Nag-Hammadi, subiscono, da quel momento, differenti destini! Alcuni, infatti, verranno distrutti o gettati con noncuranza dagli stessi contadini, ignari dell'importanza della scoperta; altri in condizioni migliori saranno venduti per l'equivalente di tre sterline ad un rigattiere del Cairo, che .separatamente, li cederà al migliore acquirente. Ira questi acquirenti risulterà anche Il Museo copto del Cairo, che ne acquisterà e raccoglierà diversi rotoli, mettendoli a disposizione di chiunque volesse ammirarli. In seguito ,un antiquario entrerà in possesso di uno dei manoscritti, che, a sua volta, lo rivenderà all'Istituto " C.G.Jung di Zurigo. Finalmente gli studiosi di questi due Istituti: il Museo del Cairo e l'Istituto di Zurigo, tradurranno le antichissime scritture dai caratteri copto - grecizzanti. Quasi tutti i 13 codici hanno una legatura in cuoio e risultano risalire alla fine del I° secolo d.C. Sono traduzioni in copto di manoscritti più antichi elaborati probabilmente in aramaico,; originariamente erano composti di 1350 pagine ma di queste risulteranno leggibili solo 1130. Questi codici, che, come già abbiamo detto, si trovano esposti nel Museo copto del Cairo, saliranno agli onori della cronaca quando, nel 1956, verrà dedicata loro una prima raccolta di riproduzioni fotografiche. Il codice che si è subito rivelato di eccezionale interesse è quello contenente il "Vangelo secondo Tommaso", composto da venti pagine di papiro e 114 detti; certamente il più antico tra i Vangeli conosciuti sin ora, e impropriamente, quindi denominato il Quinto Vangelo; prima di tale scoperta se ne conosceva l'esistenza soltanto attraverso allusioni e qualche citazione nella letteratura patristica. Sono riportate , in questo documento, frasi inedite di Gesù Cristo che rendono la sua figura diversa da quella a noi pervenuta attraverso la religione cattolica. Il Cristo di Tommaso, non vince la forza del mondo servendosi del dolore bensì utilizzando l'arma della Conoscenza, quella Cosmica, Eterna, che non subisce l'usura del tempo. Molti studiosi come ad esempio il glottologo ed archeologo francese Jean Doresse (che per primo nel 1959 tradusse il testo) ed il noto orientalista tedesco H.C. Puech ritengono questo Vangelo una delle più antiche testimonianze scritte della tradizione cristiana e lo datano nella metà del I° secolo d.C.; Puech, inoltre, ha fornito una nuova traduzione, diversa da quella di Doresse. Senza contare che moltissimi cultori della materia, nel tempo, hanno elaborato miriadi di ricerche al punto tale che Hans Quecke, nel 1961, ne elencava un centinaio. Questi antichi documenti, sembra fossero appartenuti ad una ristretta Comunità di persone, dal momento che il "copto" era una lingua poco diffusa in Egitto e conosciuta solo da una limitata cerchia di eruditi e probabilmente di diretta estrazione gnostica, ciò spiega la totale estraneità di tali scritti al mondo ebraico - cristiano dell'epoca.

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