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Da loro, veniamo a conoscenza che per gli Ebioniti (dall'ebraico "ebionim", "gli umili", "i poveri"), Gesù era un uomo giusto che, ispirato da Jahve come gli antichi profeti biblici, aveva tuonato contro i ricchi, i potenti, i profittatori. La presenza tra i suoi discepoli di almeno tre zeloti faceva credere che egli si fosse investito di una missione rivoluzionaria, che era andata fallita, ma aveva fatto di lui un simbolo sacro. I Nazareni (da nazir "il separato") riconoscevano in Gesù un modello di purezza e di rigore morale, che li teneva separati, non contaminati, dalla corruzione della società. Per darne l'esempio, gli stessi seguivano un'usanza che sembra risalisse a Mosè: facevano, infatti, voto perenne o temporaneo di castità e semplicità di costumi, tenendo- per tutto il periodo del voto. i capelli intonsi. Il loro nome corrisponde all'epiteto dato a Gesù stesso "il Nazareno", che non deriva, come comunemente si crede da Nazareth, inesistente a quei tempi, ma denuncia invece, anche da parte di Gesù, l'osservanza di un simile voto. Altrettanto casti, poveri e vegetariani, erano i Nicolaiti, secondo la tradizione, fondati da un diacono dei primi apostoli, di nome Nicola, e più tardi gli Encratiti, che, rinunciando anche al vino, commemoravano il ricordo di Gesù cenando con pane e acqua. Questo comportamento di umiltà, povertà e frugalità dilagherà nel IV secolo a intere masse di fedeli, con i Manichei, poi nel Medioevo con i Catari ("i puri"), più tardi con i Poveri di Lione, fondati da Pietro Valdo e gli Spirituali, eredi di S. Francesco, come protesta popolare contro la corruzione della Società e contro la stessa Chiesa che si era lasciata coinvolgere, rifiutando la sua autorità e la sua concezione di Gesù, Signore, Re dei Re, assiso trionfalmente in trono, per ripresentarlo umile tra gli umili, povero tra i poveri. Intanto, già fin dal II secolo, nel colto ambiente di Alessandria d'Egitto, erano cominciati a diffondersi i Vangeli gnostici, di ispirazione neoplatonica, che interpretavano la predicazione di Gesù su fondamenti razionali. Gesù era visto come simbolo della verità che illuminando le menti degli uomini li induce alla conoscenza del bene e del male, per cui l'uomo seguirà la via della rettitudine essendone intimamente convinto. Un filo conduttore lega queste varie correnti eretiche del cristianesimo: l'umanità di Gesù con tutte le passioni più nobili dell'uomo: lo sdegno per l'intolleranza, la prepotenza e la cupidigia di denaro; la pietà per i poveri ed i sofferenti, la capacità di commuoversi e di piangere, il coraggio di rintuzzare il bigottismo farisaico e di sferzare i mercanti del Tempio affrontando con grande coraggio i potenti. E oggi, in questa Società sconvolta dalle guerre e dalle forze del male, sempre sull'orlo di una catastrofe, anche le previsioni apocalittiche di una non lontana distruzione del mondo intero, attribuite a Gesù da certi Apocrifi, sono di sconvolgente attualità. Chi scrive si augura che quanto predetto non debba mai avvenire ma spera, nello stesso tempo, che gli uomini comincino a fare tesoro degli ammonimenti del Gesù degli Apocrifi, per costruire finalmente un nuovo mondo, basato su principi di amore, di fratellanza, di giustizia. Per concludere, occorre dire che gli studi biblici hanno fatto enormi progressi negli ultimi quaranta anni, immensamente aiutati, come abbiamo visto, dalla scoperta di nuove fonti originali, materiale che non era disponibile ai ricercatori del passato. Come risultato, Gesù non è più una figura incerta, che esiste nel semplicistico mondo da fiaba dei Vangeli anzi la Sua figura sta emergendo notevolmente dalle nebbie di congetture, ipotesi e iperboli mitiche, ed oggi è molto più chiara e documentata.

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