Misteri e storia · Curiosità

Scienziati nucleari nella piramide di Chefren

Da quando Giovanni Battista Belzoni nel 1918, aveva trovato soltanto una camera sepolcrale vuota nella piramide egizia in questione, gli egittologi si erano andati domandando se essa non ne nascondesse un'altra.
L'astrofisico Luis Alvarez, si mise all'opera per realizzare ciò che a tutti sembrava impossibile: trovare un loculo di 15 - 20 mq in una montagna di rocca di 4.4 milioni di tonnellate.
Egli pose alla base delle proprie ricerche la seguente ipotesi: l'ultraradiazione cosmica viene annientata nell'atmosfera superiore; l'80% di questa energia cade sulla terra come mioni capaci di penetrare tutto.
Per l'installazione dei radiorivelatori si prestava benissimo l'unica camera del monumento funerario di Chefren, che si trovava a 130 metri dal vertice del mastodontico solido, al centro della superficie di base.
Scentillografi da trenta tonnellate ed apparecchiature di laboratorio furono installati a partire dal 1967.
All'operazione presero parte il piramidologo egiziano Ahmed Fakhry, il fisico nucleare Fathè Bedewi Alvarez con i propri collaboratori del Radiolaboratorio universitario californiano.
Nella primavera del 1968, Alvarez eseguì le prime misurazioni, che si protrassero per mesi; un computer IBM 1130 dell'ateneo Ain Shoms analizzava i dati memorizzati.
Riportate su di un reticolo, queste informazioni rivelarono chiaramente che il vertice piramidale conservava un rivestimento di tura.
L'utilizzazione dei nastri magnetici confermò una supposizione che, però, non era mai stata certezza: il Faraone Chefren aveva fatto costruire un'unica camera sepolcrale.

Aggiornamento integrato · 2026

Dai muoni di Alvarez alle scoperte di ScanPyramids

Il metodo raccontato in questo articolo, mezzo secolo dopo, ha trovato davvero qualcosa. Ma non nella piramide di Chefren.

L’esperimento di Luis Alvarez, iniziato nel 1967, analizzò circa il 19% della piramide di Chefren e non trovò camere nascoste: i risultati furono pubblicati sulla rivista Science nel febbraio 1970. Alvarez ricevette il premio Nobel per la fisica nel 1968, per altre ricerche.

La stessa idea, usare i muoni prodotti dai raggi cosmici come una «radiografia» della pietra, è stata ripresa dal progetto internazionale ScanPyramids, avviato nel 2015. Il 2 novembre 2017 la rivista Nature ha pubblicato la scoperta di un grande vuoto, lungo almeno 30 metri, sopra la Grande Galleria della piramide di Cheope, la vicina di Chefren.

Nel marzo 2023 un nuovo studio su Nature Communications ha descritto un corridoio nascosto lungo circa 9 metri dietro la facciata nord della stessa piramide, poi fotografato con una sonda endoscopica.

In sintesi: la piramide di Chefren non ha rivelato stanze segrete, ma il metodo di Alvarez ha funzionato. La funzione del grande vuoto di Cheope resta sconosciuta.

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