L'idea della fata buona è abbastanza recente, regalata al mondo fiabesco per i più piccoli. Se ci allontaniamo dalle favole, però, scopriamo che le caratteristiche di simili eteree creature, presso i popoli che davvero hanno creduto nella loro esistenza, sono molto diverse.
Le fate sono state ritenute perlopiù esseri per niente generosi, per niente buoni, ostili all'uomo. Di piccolissima statura, si pensava abitassero nel cuore di colline o di grotte. Erano in qualche modo imparentate con gli gnomi e folletti: costoro però dimoravano in un mondo sotterraneo, temevano l'aria aperta, erano brutti e deformi. Le fate, al contrario, uscivano spesso nei boschi, erano immaginate alate e di aspetto abbastanza gradevole. Avevano il dono della magia, potevano leggere nel futuro e rendersi invisibili, prerogativa questa negata agli gnomi e ai folletti. È soprattutto in Inghilterra e in Irlanda che troviamo molte tradizioni relative alle fate. Durante il medioevo le fate vennero spesso accostate alle streghe, sulle quali però avevano un punto di vantaggio: quello di non parteggiare per il demonio. Pur riconoscendole dotate di poteri sovrumani e di una certa animosità nei confronti degli uomini le si poneva in uno stadio intermedio tra il Bene e il Male, a mezza strada tra Dio e Satana. L'Inquisizione tuttavia non andò sempre per il sottile. Giovanna d'Arco, ad esempio, considerata una strega, fu anche accusata di aver ricevuto ordini presso "l'Albero delle Fate". Ed ella, ammettendo di aver sentito "voci" accanto alla pianta incantata, peggiorò sensibilmente la propria situazione. Esistono innumerevoli storie bizzarre intorno alle fate. Di una fu protagonista un irlandese oggi vecchissimo: un giorno, insieme ad un fratello e a un cugino, stava percorrendo una regione selvaggia. Improvvisamente comparve sul sentiero un mugolo di piccoli esseri danzanti. Il cugino si avvicinò al gruppo. Si era appena chinato, quando una minuscola donna vestita di rosso, mostrando un viso tutt'altro che affabile, fece uno strano gesto da cui parve scaturire una fiammetta verde, che colpì il ragazzo al petto. I tre corsero a casa, spaventatissimi: appena varcata la soglia il cugino stramazzò al suolo, apparentemente privo di vita. Si chiamò un "esperto", il reverendo Ryan, che lo fece tornare in sé. "È stato punito per la sua curiosità" e se ne andò senza aggiungere altro.
Perché le fate sono praticamente scomparse dallo scenario del XX secolo? Perché è scomparso l'habitat naturale delle fate, i boschi, , perché l'uomo moderno fa tabacco e altre sostanze il cui odore sarebbe per loro insopportabile. Alcune persone ritengono invece che non vi siano responsabilità di sorta: le fate hanno concluso un ciclo naturale, destinato però a ripetersi più avanti: allora questi strani esseri ricompariranno, numerosissimi.
Una leggenda gaelica ci racconta le origini di questo mondo incantato: l'angelo superbo, Lucifero, incitò alla ribellione gli angeli del cielo, dicendo loro che era sua intenzione fondare un regno proprio. Molti lo seguirono ma, quando ci si rese conto di questa fuga, i cancelli celesti vennero subito chiusi. Gli angeli che non fecero in tempo a raggiungere l'Inferno si rifugiarono nelle grotte della Terra e divennero il popolo fatato. Tuttavia la credenza nelle eteree creature è anteriore al cristianesimo. C'è un'altra teoria, assai più suggestiva, che ci dice che le leggende sulle fate scaturiscono da una pagina di storia realmente vissuta. In pratica, si tratta di questo: individui di piccola statura avrebbero un tempo dimorato nelle isole britanniche, da cui si sarebbero sparsi in altre località d'Europa. Costoro sarebbero stati schiacciati da popoli invasori, i Celti in Bretagna e i Germanici nelle altre regioni nordiche. Gli uomini-nano sarebbero stati vinti, ma non distrutti, e avrebbero continuato a dimorare nei boschi inaccessibili vicino alle città e alle fortificazioni costruite dai nuovi arrivati. I superstiti di questa razza minuscola si sarebbero poi trasformati nelle fate, fate appunto molto poco ben disposte nei confronti degli esseri umani, spinte talvolta a rubare i bambini per renderli, diventati adulti, loro sposi. Qualche giorno prima della fine della prima guerra mondiale due ragazzine inglesi con una macchina fotografica e alcune sensazionali immagini che riproducono graziosi esseri alati e fluttuanti hanno costituito una storia che ha fatto il giro del mondo, ovunque accolta come una possibile fiaba di fate vera. Si tratta di Elsie e Frances Wright di Cottingley nello Yorkshire.
Chiara Borgognoni
NEL MONDO DI ELFI E FOLLETTI
In molte regioni della Francia ci sono leggende che parlano di piccoli esseri dispettosi e beffardi che fanno dispetti a destra e a manca, tanto che perfino il diavolo li ha cacciati dall'Inferno. Burlandosi di tutti amano spegnere la luce, ingarbugliare il filo di chi cuce o lavora a maglia, liberare gli animali legati o custoditi nelle stalle, togliere i ferri ai cavalli. C'è un solo modo per porre fine all'imperversare di questi folletti: spargere per terra grano o miglio; poiché la dispettosa creaturina si sente obbligata a contare i granelli e poiché ha le mani bucate come un colabrodo, l'impresa diventa lunga, oppure fa così infuriare il folletto che per un po' non si farà più vedere. In molti casi elfi e folletti stringono forti legami di amicizia con gli umani tanto che in molte leggende si racconta che questi tesserini muoiono addirittura di dolore se la persona cui è affettivamente legato muore o viene colpita da disgrazia.
La patria d'elezione degli gnomi è rappresentata dai paesi nordici, nella cui mitologia erano contrapposti al popolo dei giganti. Si distinguevano due tipi di elfi: i bianchi e i neri. I primi, gli "elfi della luce" occupavano i grandi spazi celesti insieme al dio Sole, erano ritenuti belli e alla loro grazia corrispondeva una grande bontà. Amanti della musica, scendevano durante la notte sulla Terra per aggirarsi tra i boschi suonando i loro strumenti; se ne andavano prima dell'alba lasciando le orme sui sassi. Gli elfi neri, o "delle tenebre", erano scuri come il carbone e dimoravano nelle nubi temporalesche, nelle caverne, nelle grotte o nelle acque torbide. La luce era loro nemico: con un raggio si impietrivano. Erano abilissimi nella lavorazione del ferro e dell'oro, anche ottimi tessitori. Costruivano per se stessi cappucci magici che li rendevano invisibili: se un mortale riusciva ad appropriarsene, il mago cadeva in suo potere. La loro natura era maligna, spesso si irritavano e mandavano sventure e malattie. C'erano poi gli elfi dei colli, i silfi, assomiglianti agli uomini ma più belli, in particolare le loro donne che cantavano e danzavano sui prati. Possono giocare con il tempo, annullando il trascorrere degli anni.
I genietti sono scomparsi dalla scena del mondo moderno, eppure l'uomo ha per loro una struggente nostalgia: lo dimostra il successo del libro GNOMI di Wil Huygen.
Chiara Borgognoni
Misteri e storia · Curiosità
L'idea
della fata buona è abbastanza recente, regalata
al mondo fiabesco per i più piccoli. Se ci allontaniamo
dalle favole, però, scopriamo che le caratteristiche
di simili eteree creature, presso i popoli che davvero
hanno creduto nella loro esistenza, sono molto diverse.