Le tombe preistoriche, di karit-Amaja, richiamano alla mente quelle megagalattiche di Malta; differiscono grandemente in dimensioni e complessità strutturali - scrive J.D. Evans - andando da stazioni di pochi metri quadrati ad altre, come quelle di Tarxien, dove il gruppo principale di edifici si stende su circa 5.300 metri quadrati. Anche le pietre usate per la costruzione variano di dimensioni, dai frammenti di roccia ai piccoli blocchi, ai grandi lastroni come quello incorporato nel muro esterno di Hagiar Kim, lungo 6, 70 metri e pesante molte tonnellate. Questo megalito è il più grande tra quello usato nei templi, ma alcuni altri gli sono da poco inferiori. Dell'antica Malta ci rimangono dei resti che non fanno capire molto a coloro che li studiano: non ci sono reperti di resti umani, alcuno strumento, alcuna arma: tutto lascia pensare ad una cultura antichissima spazzata via da un cataclisma di portata storica. Ed alla stessa idea ci conducono le famose" carreggiate", che sono visibili in molte zone ove la roccia è allo scoperto ed è possibile seguirle per molti tratti. Sono così numerose che danno l'impressione di una rete ferroviaria, con diramazioni di linee e depositi posti ad intervalli quasi regolari. Talvolta molte carreggiate corrono parallele, altrove si incrociano ad angoli vari, diramandosi in differenti direzioni. I due solchi di ciascuna carreggiata distano in media 1 metro e 20 centimetri. Curioso è il fatto che carreggiate simili si trovino nel meridione della Francia, in Grecia e in Sicilia. Che vi sia stata una colonizzazione delle isole maltesi da parte di popolazioni siciliane è indubbio, ma molti secoli prima - se non milioni- l'isola italiana dovette avere parecchio in comune con quelle maltesi. Ed una testimonianza ci viene dai così detti: cento pozzi di Modica, che attualmente sono una ventina: un oleodotto, varie case coloniche, muri a secco, hanno alterato per sempre la primitiva fisionomia della zona. Sembrerebbe quindi logico pensare ad opere idriche: alcuni dei pozzi sono pieni d'acqua e servono da abbeveratoi, il che ha dato luogo a varie congetture sulla loro origine. C'è chi li dice scavati dall'esercito siracusano di Iceta o da quello agrigentino di Finzia verso la metà del 4° secolo a.C.: chi li attribuisce all'esercito cartaginese.
Ma sono soltanto ipotesi! Il dottor Giuseppe Aprile, dell'ASP insieme al professor Dipasquale di Ragusa, ha compiuto per molti anni accurate ricerche per arrivare alla conclusione- rifacendosi alle indagini effettuate nel1875 dallo storiografo Raffaele Solarino- che non può assolutamente credere che un'armata si possa essere accampata in un luogo così privo d'acqua con la presunzione di trovarla nelle viscere della terra in un punto e ad un'altezza tali da scoraggiare ogni speranza. I pozzi sono scavati in una roccia durissima con uno spessore di parecchi metri. Inoltre, sembra veramente improbabile che un esercito di passaggio si fermi per compiere un lavoro così titanico; la sua realizzazione inoltre appare impossibile in un'epoca in cui la trivellazione meccanica era sconosciuta. Anche in Piemonte, i resti titanici sono molto impressionanti soprattutto nella Valle di Susa, intorno al Musinè. Enormi incisioni si trovano nei pressi di Borgone, in località Truch dei Ciò, Ciaiun e Sabbiunera, massi erratici di granito verde altri anche 6 metri, innalzati a scopo di culto. A San Giorgio è ancora visibile su un dolmen il profilo graffito di un viso umano senza bocca, affiancato da una coppella rettangolare e da un segno a V. Diversi massi sparsi nei dintorni, indubbiamente segnati dall'uomo, stanno ad indicare la presenza di un antichissimo insediamento preistorico. I ricercatori dell'ASP, dopo aver iniziato l'esplorazione della Valle Gioie, hanno rinvenuto una costruzione imprevedibile: un cosiddetto " masso con il cappello", che ci riporta in forma primitiva agli enormi idoli pasquani e polinesiani a cui erano sovrapposte in origine dei copricapi. Il supporto del misterioso monumento preistorico piemontese è ovoidale, con un'altezza di 6, 30 metri ed un diametro di 5, 60. Sulla sua sommità senza alcun dubbio spianata dall'uomo, è posto il " cappello", una pietra lenticolare di 2, 15 metri di diametro, spessa al centro di 80 centimetri. Che significato può avere questa strana stele? Probabilmente quella di un Totem primitivo che riproduce l'aspetto di una creatura sovrumana o ritenuta tale. L'origine naturale del monumento va esclusa, sia perché la sua erezione comporta una tecnica particolare, sia per i cocci di ceramica d'impasto pre romano, sia per i ripari sottoroccia, i muri a secco destinati ad impedire il franamento della terra, i dolmen ed i menhir.
Tre di quest'ultimi, di quarzite, hanno una disposizione tale da rappresentare un triangolo scaleno. Uno, scalzato dalle radici degli alberi, è caduto, spezzandosi. Ed i ricercatori, notando che i frammenti combaciavano li hanno avvicinati, rendendoci una chiara idea della struttura originaria a forma di piramide romboidale, misura 3, 75 metri di altezza, 1, 20 di spigolo alla base ed 8 centimetri alla sommità. Sempre per rimanere in argomento, sopra la borgata Novaretto di Caprie, a quota 500, in uno sperone roccioso chiamato Pietra dei morti, sono scavati due sedili detti Sedie dei morti, la cui profondità è di 75 centimetri. Le sedie sono volte ad occidente e si ha ragione di supporre che i defunti, prima dell'inumazione, fossero deposti in tali incavi nel corso di un rito funebre teso ad auspicare la continuazione della loro esistenza. Sempre a Novaretto sono stati trovati scheletri giganteschi e sempre nella stessa località, molti anni fa sono stati rinvenuti sarcofaghi di pietra lunghi oltre 2 metri e mezzo, contenenti scheletri di uomini alti molto più di 2 metri. A Gessopalena, presso Chieti sorge una roccia calcarea chiamata La Morgia, roccia di enorme grandezza legata alla leggenda di Sansone, il quale avrebbe fatto una puntatina nella zona portando a braccia questa roccia dal monte Polena, percorrendo circa 9 miglia con tre passi. La fatica sarebbe stata eccessiva anche per lui che, stanco, si sarebbe appoggiato al pietrone, lasciandovi l'impronta del pollice ancora visibile.