Esoterismo e tradizioni · Esoterismo

Gli dei e lo spazio: introduzione

Illustrazione generata con IA per Popobawa.it

" In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio"

(Giovanni, I, I)

Foto di H. Gronskinky

Gli dei e lo spazio

A circa cento chilometri da Arequipa, in Perù, tre studiosi giapponesi, specializzati in ricerche andine, mentre sorvolano la zona e scattano foto, notano qualcosa di incredibile! Sul Pichu-Pichu ad oltre 5000 metri di altitudine, si scorgono le mura piramidali di quella che si direbbe una città fortificata. Quando i risultati della missione vengono comunicati a Lima per ulteriori indagini, altri ricercatori peruviani ricordano una precedente missione effettuata sempre nella stessa zona. Nel 1963, infatti, una comitiva di alpinisti che intendeva porre sulla cima del Coronado la Grande l'effige di San Martin de Porras rinvenne, durante l'ascensione, incisioni geometriche che ricordavano il tracciato di strade, monti, labirinti, opere di canalizzazione. A 5350 metri si imbatterono in una scalea di pietra ed a 5480 metri, fra le nevi eterne, in un cerchio di massi alti più di un metro, con una circonferenza di circa 15 metri. Appresero poi che antichissime costruzioni del genere sono chiamate pascanas e note tuttora agli indigeni come " luoghi da tappa e di riposo sul cammino degli dei " Uno dei partecipanti all'impresa sondò il terreno e rinvenne, al centro del cerchio, una tomba con vasellame, oggetti di legno e di metalli preziosi, tessuti e frammenti di conchiglie. In seguito, gli alpinisti scoprirono rovine di abitazioni a forma di cupola..nei dintorni trovarono mummie con monili di lapislazzuli turchesi, oro, argento, varie leghe metalliche e tracce di ferro. I reperti erano indubbiamente d'età preistorica, ma stando alla scienza tradizionalista neppure gli incas conoscevano il ferro! Si tratta, dunque, delle tracce di una civiltà remotissima e sconosciuta! Tra questi reperti è stata ritrovata: La Dea delle nevi, questa è stata la denominazione data a questa statua, era posta su una vetta che si trova oggi a quota 5634!ed è la raffigurazione in oro di una donna dai tratti assolutamente non indigeni al centro di un circolo perfetto formato da quaranta crani umani deformati e trapanati. Sempre dal punto di vista religioso - magico, dobbiamo ricordare che centinaia di piramidi a gradini levano la loro mole nelle pianure del Messico, dell'Honduras, del Guatemala, del Perù, del Cile e persino nella Polinesia.

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Il Tempio-Montagna era quindi il simbolo dell'unità, della grandezza e della potenza di un popolo. Sorgeva sempre al centro della città, accanto alla reggia, e attorno a lui ruotava tutta la vita sociale, religiosa e politica della nazione: esprimeva in concreto il centro del creato, presso il quale doveva risiedere il re, mandatario degli dei sulla terra. Secondo le credenze di questi popoli, le divinità stavano, infatti, sulla sommità dell'universo da dove dominavano il tempo e lo spazio Di fronte all'universalità ed all'unità di concezione caratterizzante il tempio-montagna in tutto il mondo, sembra assurda, dice Peter Kolosimo, l'ipotesi secondo cui esso sarebbe stato concepito separatamente da ciascun popolo. Ma che cosa rappresenta in realtà la " Montagna cosmica"? È veramente esistita, oppure è soltanto il frutto della fervida immaginazione di qualche antichissimo sacerdote dotato di fascino ed autorità straordinari? Ma in tal caso, come avrebbe potuto imporsi da un capo all'altro del globo ed assurgere ovunque ad una così grande importanza? Esiste una matrice comune chiaramente documentata che suggerisce un concetto generale: i popoli della preistoria, furono protagonisti di contatti, scambi, incontri e scontri tuttora sconosciuti, nei quali l'elemento magico - religioso ebbe sempre un ruolo determinante, contribuendo alla nascita ed all'affermazione delle grandi civiltà. Non sono pochi i monumenti del genere posti in luoghi elevati, tanto che il sovietico Kasantesv scrive: " sembra in certi casi che ci troviamo di fronte ad un Olimpo di pietra". Dobbiamo dunque prendere in considerazione la teoria secondo cui le divinità avrebbero davvero un'origine cosmica nel senso più stretto e tecnico dell'espressione, riferita ad extraterrestri deificati dai primitivi? Molti scrittori hanno scritto opere sull'argomento: noi ci limiteremo a riportare delle citazioni tratte principalmente dall'opera" l'essere supremo nelle religioni primitive" di Raffaele Pettazzoni e da " Magia e Poesia" di Anita Seppilli. Quanti discendono dallo spazio, da astri talvolta molto ben precisati? Possiamo volgerci alla mitologia degli antichi americani, a quelle asiatiche, africane oceaniche ed europee: vedremmo ripetuto ed ampliato il concetto del vento babilonese Enlin, figlio di Anu, la cui patria è il cielo ed il cui ideogramma è una stella.

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Vento, tuono e fulmine accompagnano, nelle tradizioni apaches, la comparsa della divinità, ancor oggi rappresentata nei costumi con una stella a cinque punte. L'essere supremo della religione peruviana era Ilya-Tiqsi Virachoca Pachayachachiq, il cui simbolo è costituito dalle sette stelle delle Pleiadi " concepite come i sette occhi di Virachoca". Anche ai nostri giorni molti indios brasiliani credono ad un dio che non ha un ruolo di creatore, ma di " capo degli spiriti", Maret Khmakniam, un gigante con capelli bianchi e peli rossi sulla faccia, che gli arrivano agli occhi: di lui si dice che dimori nel cielo e che si innamori di alcune stelle, manifestandosi, come gli altri, con tuoni e fulmini. La divinità amazzonica trova il suo esatto corrispondente nel dio dei Jaghan della Terra del fuoco, " il grande vecchio che risiede in cielo, suscitatore del diluvio". Possiamo identificarlo con l'australiano Kohin, con il cinese T'in; con l'indiano Varuna ecc ecc. Se gli dei fanno visita personalmente al nostro globo, provvedono, quindi, anche a controllarlo attraverso i loro agenti segreti abilissimi 007, che si confondono tra noi. Esiodo ci parla di " trentamila immortali che sorvegliano i mortali", allo stesso numero si riferiscono i romani. I Maori della Nuova Zelanda affermano che l'essere superiore, Iho, dispone di ministri che percorrono gli spazi e vanno a riferirgli quanto succede nelle varie parti dell'universo; quando uno di questi ministri si presenta davanti al lui, Iho non deve fare altro che guardare una pietra lucente posta dinanzi a lui per vedervi riflessi con ogni dettaglio, gli avvenimenti che gli sono riferiti. Quando Raffaele Pettazzoni parla dell'azteco Tezcatlipoca, fa correre la nostra fantasia ad un'attuale telecamera cosmica; infatti egli dice che questo dio " onnipotente in cielo e in terra, vendicatore spietato e suscitatore di litigi e discordie, si serve di un oggetto chiamato tlachieloni, che letteralmente significa " ciò con cui si vede". Questo oggetto viene descritto come un disco d'oro, con un foro nel mezzo, attraverso il quale si guarda. Questo signore dovrebbe essere responsabile, fra l'altro, anche di un cataclisma di portata inimmaginabile. " Secondo la Historia de los Mexicanosos por sus pinturas"- scrive ancora lo studioso- Tezcatlipoca poneva fine ad una delle età del mondo suscitando un uragano catastrofico.

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C'è chi vede a Tiahuanaco, nella famosa porta del Sole, un'ulteriore dimostrazione dell'immane catastrofe. Nel rilievo centrale si può scorgere un dio piangente che simboleggerebbe il diluvio con una tromba in una mano e nell'altra un pesce. E c'è di più; ci sono le figurine circondanti la testa del dio che fanno pensare alla stilizzazione di tute spaziali ed all'aspetto fisico dei loro proprietari con quelle che, ai lati del pettorale, danno l'idea di cosmonauti in scafandro. I simboli totemici americani ci riconducono direttamente a quelli di varie civiltà; abbiamo ad esempio il Wari, un mitico animale di Tiahuanaco i cui tratti umanoidi si confondono con quelli di un felino e di un uccello, proprio come il grifo etrusco conservato nel palazzo municipale di Perugia, nella sfinge alata di Delfi e in due strani animali alati: l'uno rilevato a Nagaa, nel Sudan e l'altro sulla piastra d'argento di una tomba di Qostol, in cui risaltano l'albero della vita, la croce ansata ed i segni solari. Gli uomini volanti dai poteri soprannaturali, non sono poi molto rari, e come tali sono raffigurate divinità del globo intero, dal persiano Ahura Mazda agli enigmatici personaggi delle celebri grotte francesi di Lescaux ( dove vediamo una delle più ricche rappresentazioni dell'uomo uccello) a quelle dei Pirenei, posti in luoghi inaccessibili e quindi tali da voler rendere l'idea dell'ascesa, a tutte le grandi civiltà pre - columbiane. L'etnologo Douglas Hill afferma che i Pueblos, gli indiani d'America stanziati a nord del Rio grande, effettuano a luglio una strana cerimonia: alcune aquile imprigionate per un anno vengono uccise e spedite ad inviare messaggi agli dei, mentre gli indigeni eseguono danze rituali con maschere e costumi di uccelli. Tutto ciò deve essere fatto in onore dei defunti che debbono essere accompagnati nell'aldilà dagli essere alati. Qui i riferimenti non mancano certo, dal famosissimo Pegaso, nato dal sangue della Medusa uccisa da Perseo, agli animali alati mesopotamici e sciiti, ai magnifici destrieri etruschi Ma c'è chi pensa addirittura a veri e propri mezzi volanti: filmando in Colombia- scrivono Alan e Sally Landsburg - trovammo uno strano soggetto d'oro. Era un chiaro modello di jet, che si pensa abbia almeno duemila anni, custodito nella collezione del Banco de Colombia. Ivan Sanderson, un ex ufficiale del British Naval Intellingence Service ( che è anche un biologo), ha dapprima considerato l'ipotesi che si trattasse dell'imitazione di un insetto, ma ha dovuto scartarla per la forma del cuore e delle ali. Una creatura simile non avrebbe potuto volare; e l'ingegnere J.A. Ulrich, già pilota germanico e pioniere nel campo missilistico, ha dichiarato senza conoscere la fonte del rinvenimento: " si tratta di una riproduzione di un aereo F-102, spiegando ogni particolare tecnico.

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Ancora Sanderson, dopo aver esaminato parecchie raffigurazione dei Chibcha colombiani e dei Chimù peruviani, è giunto alla conclusione che alcune potrebbero rappresentare macchine. Così è, ad esempio, per un oggetto prodotto dalla cultura dei Coclè di Panama, scoperto nel 1920 ed ora esposto all'Università di Pennsylvania, a Filadelfia. Lo studioso si richiama addirittura ad un modello corrispondente a quello degli attuali bulldozers il cui ricordo sarebbe stato ovviamente deformato ed influenzato dalla simbologia religiosa. A Creta, troviamo, tra i molti misteri inesplicabili, uno strano disegno evocante quasi le figure del Templo de las Caritas di Cempoala, nel Messico, che sembra riprodurre uno strumento di navigazione ed un veicolo spaziale. In questo strano disegno vediamo forse uniti entrambi in quella che si ritiene la stilizzazione della nota ascia bipenne: ma al centro abbiamo un fuso che si direbbe posto fra i due pianeti ed ai lati le spirali galattiche. Cino Boccazzi, medico esploratore, riferendosi all'Africa scrive: " La cosa mi è venuta in mente- vedendo le grandi tombe disseminate nelle più sperdute località desertiche e, in particolare, quelle del gruppo del Termit, all'estremo sud del Gran Tenerè- che sono costruzioni davvero particolari, viste dall'aereo sembrano quasi enormi segnali preparati per navigatori extraterrestri. Rotonde hanno un diametro che va dai 50 agli 80 metri e sono delimitate esternamente da un cerchio di pietre: altri massi, disposti all'interno, paiono formare figure antropomorfe con le braccia alzate. Accanto alle tombe circolari ne esistono, nel Sahara centrale e nel Tassili, altre di forma ancor più misteriosa e di straordinario interesse: sono costituite da un tumulo centrale da cui partono due braccia lunghe, fino ad 80 metri, fortemente divergenti. Orientate tutte nella stessa direzione, danno l'idea di enormi rondini di pietra!. Nel 50 a.C. un astronomo macedone, Andronikos di kyrrhos, era in grado di costruire: " un modello dell'universo conservato nella Torre dei Venti ateniese!" Ed i telescopi erano totalmente sconosciuti in quell'epoca. Charles Berlitz, nella sua opera Mysteries from Forgotten Worlds, ci parla di una strana lente rinvenuta tra le rovine di Ninive e datata intorno al 600 a.C.: " la sua straordinaria presenza - scrive -potrebbe spiegare le straordinarie conoscenze astronomiche degli antichi, tanto più che le altre lenti sono state rinvenute in varie parti del mondo, tra cui la Libia, il Messico, l'Ecuador e persino'Australia centrale". Per quanto concerne poi l'elettricità nella preistoria nessuno è riuscito sinora a trovare una risposta soddisfacente ai due interrogativi principali: come furono costruite le lampade stesse e da dove proviene l'energia che fa brillare. Le scoperte più straordinarie, tuttavia, sono rappresentate da lumi che ardevano ancora all'apertura delle tombe, dopo secoli e secoli. Interessante è il fatto che essi non vennero rinvenuti soltanto in Europa ma anche in India, in Cina ed in Sud America.

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Numa Pompilio, secondo re di Roma ( noto anche come mago eccelso) fece installare nel suo tempio una di queste lampade: durante il dominio di Giustiniano, fu scoperta ad Antiochia una lanterna incastrata in una nicchia, che ardeva almeno da 500 anni. Tra il 1548 ed il 1549, sotto il papato di Paolo III, fu aperta una tomba sulla Via Appia; vi si rinvenne il corpo intatto di una fanciulla con un lume che si spense solo quando il sepolcro fu scoperchiato. Come sono dunque riuscite quelle genti a creare lampade tali da dare luce per secoli? Non esiste una spiegazione certa a questo fantastico fenomeno! Per lasciare aperto questo interessante enigma, concludiamo nel dire che il geologo Koriun Megercain, trovò in Armenia la prova dell'esistenza di un'industria metallurgica i cui operai usavano pinze d'acciaio, portavano guanti e filtri protettivi alla bocca. La loro produzione è datata all'incirca 3000 anni prima di Cristo. Inoltre, le leggende intessute sugli dei in grado di spostarsi rapidamente da un capo all'altro del globo sono innumerevoli: i tratti del viso sono quasi sempre umanoidi, a volte sfumano in una testa di uccello o la imitano decisamente. In comune, comunque, le varie raffigurazioni hanno però sempre qualche elemento: il dio del Vento e della tempesta e del mare di numerosissime tribù della Costa d'Avorio, dell'Alto Volta e del Mali, battezzato con nomi differenti, è spesso rappresentato da una maschera di legno che ha sul capo i simboli del fulmine e del tuono, ai lati delle ali ed in basso delle pinne. Si può trovare lo stesso motivo fortemente stilizzato nei disegni degli antichi messicani, che hanno le stesse ali frangiate, con analoghi simboli astrali Esistono anche orsi volanti e ne abbiamo vari esempi nelle popolazioni indigeni canadesi: secondo la loro credenza questi esseri divini discendono dal cielo " portando la tempesta" I miti dei Serpenti, inoltre, sono vivi anche là dove non esistono rettili, come tra gli Eschimesi e talvolta i rettili stessi sono visti come esseri celesti. Nelle tradizioni e nei simboli, gli arcobaleni sono spesso creduti serpenti; sono leggende che troviamo nell'antica Persia, nei racconti popolari della Bretagna, nelle credenze degli aborigeni australiani, degli indigeni dell'Africa occidentali, degli indiani dell'America settentrionale e meridionale. Serpenti che solcano il cielo lasciandosi dietro una scia colorata che potrebbe essere stata vista benissimo come un arcobaleno, serpenti stilizzati nella forma rigida di un'astronave, serpenti avvolti a spirale come la maggior parte delle galassie: tutti decisamente hanno richiami spaziali, e non c'è di che stupirsi, quindi, se alcuni studiosi anti tradizionalisti li collegano alla visita di astronavi extraterrestri.

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