1307-1314, un processo farsa condannò a morte il più grande e il più potente ordine militare del Medioevo. Ma poi, chi erano veramente i Templari? Banchieri di Dio, difensori della fede o cospiratori? Eretici o setta satanica? Questo interrogativo è rimasto insoluto dal tempo della loro eliminazione. Il 13 ottobre 1307 il re di Francia, Filippo IV il Bello, fa arrestare i membri dell'Ordine dei Templari con le accuse di cospirazione, sacrilegio, pratiche sataniche e sodomitiche. La confessione resa dal Gran Maestro Giacomo di Molay, rinchiuso nelle segrete del Tempio di Parigi, fu estorta con un'abilità' che era propria di quell'inquisitore quale era Nogaret. Squallido personaggio, spia furtiva al soldo della corona di Francia, usava metodi polizieschi e di bassa strategia psicologica. Ordina ed esegue l'arresto del Grande Maestro all'alba de 13 ottobre, presentandosi alle porte del Tempio con una squadra di arcieri armata fino ai denti, stana Giacomo di Molay, e lo fa rinchiudere. Pianifica il processo farsa che condanna i Templari; organizza le false confessioni, una per tutte quella dello scudiero di Molay: Giaco. Il malcapitato, Dio solo sa sotto quali torture e quali tormenti, confessa che il gran Maestro aveva abusato di lui ripetutamente. E pensare che il gran Maestro ancor sulla pira del rogo ingiunse ai suoi carnefici di legarlo con il viso rivolto verso Notre Dame. Il processo pianificato su una fitta ragnatela di confessioni che si sovrappongono e si rincorrono, ma soprattutto si contraddicono; il tutto in un clima di terrore e d'infamia. La propaganda della corona di Francia seppe, con l'ausilio di astuti consiglieri e banditori, padroneggiare la situazione. La perversità dell'ordine fu dipinta a fosche tinte, i cavalieri furono ritratti e macchiati di tutte quelle colpe che nel medioevo erano giudicate un crimine: idolatria, eresia, sodomia, profanazione dei sacramenti, messe sacrileghe, commerci illeciti. Secondo queste ricostruzioni le fortezze dei Templari dovevano essere delle sentine di vizi. I Templari costituivano il fior fiore delle truppe delle crociate e rivendicavano l'onore di buttarsi per primi nella mischia, pagando anche a caro prezzo di vite umane questo privilegio. Combatterono per le corone di Spagna e Portogallo, difesero i confini dell'Europa dall'orda mongolica, insomma guardiani dei regni cristiani. Ricevettero per questo munifici riconoscimenti, tanto da diventare degli "agiati signori".
Erano i messi più fidati tra occidente e oriente, bastava versare una somma a ponente per ricevere in Palestina, per quietanza, l'ammontare corrispondente. Nacquero così le prime operazioni bancarie, assicurate dalle tasche e dalla moralità dei Templari; i ricchi presero così ad affidare a quelle mani sapienti i loro tesori. Insomma i templari divennero i custodi dei tesori e delle sostanze dei maggiori personaggi dell'Europa che contava, ma nonostante questo non riuscirono ad evitare il loro disfacimento. Anche Filippo il Bello fece per anni dei templari i propri funzionari delle imposte. Ma quando le difficoltà sopraggiunsero, il re di Francia non si fece scrupolo di allungare le mani sul patrimonio di quei ricchissimi signori. Il vero motivo dello sterminio dell'ordine quindi non fu quello delle accuse rivoltegli, ma le loro sostanze, la condizione di potente ordine militare, con possedimenti in quasi tutta Europa. I Templari subirono l'onta di un processo che ebbe risonanza oltre i confini geografici e soprattutto attraverso i secoli; mai riabilitati dalla storia nonostante la storiografia abbia reso noto come furono oggetto di brama di potere e sete di facili guadagni. L'aura di cui sono avvolti, il mistero di cui sono ammantati, non premia il loro operato, quello che fecero, quello che realizzarono in vari campi: l'architettura, la poesia e la letteratura. Insomma uomini di potere, annientati dalla loro stessa fama e potenza.
La pergamena di Chinone: il papa assolse i Templari
Un documento ritrovato negli archivi vaticani ha cambiato la lettura della fine dell’Ordine.
La ricercatrice Barbara Frale ha ritrovato nell’Archivio Apostolico Vaticano la cosiddetta pergamena di Chinone, catalogata in modo vago nel Seicento e rimasta a lungo dimenticata.
Il documento registra la decisione presa da papa Clemente V nel 1308: dopo aver ascoltato i capi dell’Ordine, li assolse dall’accusa di eresia, pur giudicandoli colpevoli di gravi mancanze, e progettò di riformare il Tempio.
Sotto la pressione del re di Francia Filippo IV, il papa cambiò linea e nel 1312 soppresse l’Ordine. Jacques de Molay fu mandato al rogo nel 1314.
Nell’ottobre 2007 la pergamena è stata pubblicata in facsimile, insieme agli atti del processo, nel volume Processus contra Templarios.