Misteri e storia · Fatti misteriosi

Il segreto della Montagna

Alcuni ritengono che la montagna nasconda laboratori segreti, ove gli scienziati anticipino la fantascienza, studi che non possono essere svelati ed esperimenti che debbono essere tenuti segreti perché se si spargessero in giro potrebbero causare danni tremendi all'umanità!
L'Ipotesi fantasiosa non deve sorprendere: le più belle storie del nostro folclore ci sono state tramandate proprio con i cori montanari.
Ed anche la storia dell'alpinismo moderno comincia con una maledizione che ha per protagonista il Monte Cervino, nelle nostre Alpi.
Il pittore Ferdinand Hodler - uno dei maggiori esponenti dell'arte svizzera del secolo scorso - si è sempre rifiutato di dipingere il Matterhorn ( questo è il nome che gli elvetici danno al loro versante della montagna): eppure questo pittore deve la sua fama proprio alle illustrazioni di paesaggi montani, ora in massima parte nei Musei di Zurigo e Basilea.
Però l'artista affermava di avere dei foschi timori a rappresentare quella piramide di pietra ghiacciata, troppo grande e poderosa per fissarla su di una tela.
E sì che per il resto delle sue opere, Hodler fu un innovatore ed influì non poco sulla moderna pittura europea.
Sembrava la solita superstizione da artista ma veniva confermata dai Valligiani del versante italiano e quando l'inglese Edward Whimper, appena venticinquenne, disse che avrebbe tentato il Cervino, molti lo sconsigliarono.
Però l'alpinista voleva legare il suo nome ad una vetta: il Monte Bianco, il Monte Rosa erano già stati espugnati.
Era l'estate del 1865 e per due volte partì tutto solo da Breuil ( l'attuale Cervinia) ma dovette tornare indietro.
Allora si recò a Zermatt, in Svizzera, e tentò da quel versante, in compagnia di Francis Douglas, Douglas Hadow e le guide Taugwalder senior e junior e Michel Croz.
Il 13 luglio iniziarono la scalata, la notte bivaccarono a meno di un centinaio di metri dalla vetta e l'indomani il Cervino era vinto: erano le ore 13, 40.
Fu più " semplice" del previsto ed un'euforia di soddisfazione serpeggiò fra loro.
Dopo un breve periodo di riposo, gli intrepidi alpinisti intrapresero poi la vita del ritorno.
Croz guidava la cordata, la montagna di pietra era una lastra di ghiaccio, la discesa si rivelò infida, la stanchezza offuscava le idee a tutti.
Una bufera in arrivo li sconsigliò dal fermarsi ed anche la voglia di comunicare e la vittoria li spinse a continuare.
Hadow, che era inesperto, scivolò e trascinò nella caduta Francis Douglas Croz, gli altri riuscirono ad afferrarsi a un appiglio, con la forza della disperazione.
Ma i quattro alpinisti storditi dalla caduta a penzoloni nel vuoto, rischiavano di trascinare nel baratro tutta la spedizione.
Furono attimi drammatici: i tre in salvo non erano in condizione di recuperare i compagni in pericolo.
Finché la corda tesa su uno sperone di roccia, si ruppe: probabilmente per cause naturali, anche se in seguito si ebbero le più disparate versioni della tragedia.
Fu a questo punto che i superstiti videro di fronte a loro una mistica visione: un grande semicerchio luminoso, tagliato da una striscia perpendicolare che lo divideva in due settori uguali, in ognuno dei quali spiccava una croce.
Quale significato celava il messaggio? Non si seppe mai.
C'è da aggiungere che Whimper e i Taugwalder, una volta tornati alla base, non vollero che avessero luogo i festeggiamenti già preparati; e che pochi giorni dopo, dal versante italiano, i valdostani Carrel, Bich e Gorret violarono a loro volta la vetta.
Senza però venire a capo del segreto della Montagna.
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