Questo mistero ha per teatro al Valle dell'Indo, precisamente i dintorni di Mohenjo -Daro e di Harappa.
In quelle zone, scavi condotti dal 1921 al 1934 hanno svelato i resti di una civiltà fiorita a metà del III millennio a.C. fra l'attuale Pakistan e l'India nord -occidentale, ma poi estesasi probabilmente a una vasta area dell'Asia centrale e meridionale.
Complessivamente sono stati riportati alla luce 4 mila sigilli di steatite e graffiti su vasi, composti in media da non più di cinque o sei segni, al massimo una ventina.
La brevità dei testi e la scarsità di notizie su questa civiltà, che decadde lentamente fondendosi con altre culture autoctone, ne hanno impedito fino ad ora la decifrazione.
Guy R. Hunter, suo primo studioso, ha definito questo idioma " proto - indiano" ed ha sostenuto che il dravidico ne sua una derivazione.
Sui sigilli appaiono figure di animali, umane e d'oggetti d'uso comune, mentre nelle iscrizioni, incise su pietra e su rame, gli studiosi hanno ravvisato somiglianze con i segni ittiti.
Altri hanno confrontato la scrittura della Valle dell'Indo con la lingua dei popoli più vicini, Elamiti e Sumeri, con scritture egiziane ed arabe e persino con quella, altrettanto misteriosa, dell'Isola di Pasqua.
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