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Guglielmo d'Alvernia, vescovo francese ci parla di questa
figura misteriosa nelle sue opere. Egli racconta come
il popolo credesse ad una divinità misteriosa, che in
realtà era un demonio chiamato Abundia ( dal latino Abundantia).
Secondo Ratherius, vescovo di Verona, Abundia aveva al
suo servizio un terzo del mondo; all'inizio era stata
venerata come una dea benevola, il cui apparire portava,
come dice il suo stesso nome, generosi benefici agli uomini.
Condannata dalla Chiesa in quanto figura pagana, Abundia
fu dipinta dai dottori della Chiesa come un'incarnazione
di Satana e con il tempo il popolo credette nella diabolica
natura attribuitale dai sacri testi e vide in lei non
più una mite propiziatrice di abbondanza, bensì una perversa
creatura dell'inferno. A " dame Habonde" e ai suoi seguaci
allude anche un passo del Roman de la Rose, composto verso
la fine del 1200. Una tradizione diceva che ogni figlio
terzogenito fosse costretto ad unirsi al corteo di Abundia
per andare con lei tre volte la settimana girando di casa
in casa. Niente e nessuno, si diceva, avrebbe potuto fermare
questi sventurati perché era soltanto la loro anima a
viaggiare mentre il corpo rimaneva immobile dove si trovava.