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Il Parco Naturale dell'Argentera deve la sua bellezza a
tutti quegli uomini che nel corso dei secoli e dei millenni
hanno lentamente e delicatamente plasmato, modellato, trasformato
la natura, con la quale sono riusciti a vivere a lungo in
equilibrio, senza scosse.
Inizialmente esistevano solo grandi colline dall'aspetto arrotondato
che galleggiavano, nel caldo mare della Tetide.
La terra era, allora, ricoperta da densissime foreste di tipo
equatoriale, costituite da felci arboree e altre piante primitive,
e vi si aggiravano strani, enormi animali dall'aspetto mostruoso
e feroce. Quando, infine nacquero le Alpi, queste si innalzarono
svettanti verso il cielo ed in questo paesaggio ancora sconvolto
ed inospitale, cominciarono ad aggirarsi i primi gruppi di
uomini, che avevano appreso come utilizzare le scarse risorse
che offriva l'ambiente.
Questi primi uomini sono cacciatori e raccoglitori e debbono
affrontare la terribile avanzata dei ghiacci che, per una
inspiegabile diminuzione di temperatura, dalle calotte polari
si estendono a coprire tutta la superficie terrestre fino
alle nostre latitudini.
La prova dell'esistenza di questi primi abitatori del parco
dell'Argentera ce la forniscono dei bellissimi graffiti rupestri,
più di un migliaio, raccolti in uno spazio relativamente
ristretto nella Valle delle Meraviglie, in vicinanza del Monte
Bego, dove essi si arricchiscono di simboli magici e misteriosi:
forse, in queste montagne tuonanti e spesso sconvolte da fulmini,
una religiosità semplice e ingenua vedeva la casa del
Dio, quasi un italico Olimpo per questi antichi pastori.
L'identità di questi antichi pastori - raccoglitori
che, qualche migliaio di anni prima di Cristo, lasciarono
testimonianze della loro vita nelle rocce levigate dai ghiacciai
delle Alpi Marittime, è ancora avvolta nel mistero.
Forse potrebbe trattarsi dei Liguri, un popolo che i romani
definirono con disprezzo "capillati" alludendo ai
capelli lunghi e alle abitudini rozze da pastori.
Ad essi si mescolarono, qualche centinaio d'anni prima di
Cristo, i Celti venuti dal nord: questi popoli, alleati di
Annibale ai tempi della seconda guerra punica, subirono violente
rappresaglie in seguito alla sua sconfitta.
Incomincia così una lunga storia di vessazioni e prepotenze
da parte della prevaricante civiltà di Roma, con la
quale questo popolo montanaro libero e fiero non aveva nulla
a che spartire.
Queste regioni, facenti parte della Gallia Cisalpina sotto
Cesare, ancora sotto Augusto costituivano la Provincia "Alpium
Maritimarum" assegnata alle Gallie, cioè all'area
non italica.