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La concentrazione più grandiosa di tracce multiformi di
draghi in Italia è senza dubbio quella relativa allo scomparso
immenso lago Gerundo, la cui fama è legata in modo indissolubile
a quella degli enormi animali sconosciuti che vi abitavano,
citati da innumerevoli fonti antiche e meno antiche. Parlare
del lago scomparso quindi è come parlare degli " impossibili
draghi". La realtà fisica di questo lago è indiscutibile;
ci sono, infatti, moltissime prove geologiche, paleontologiche,
archeologiche che la documentano. È stato dimostrato
che l'attuale pianura padana venne formata, nel corso
delle varie Ere, dai detriti erosi dalle Alpi ed Appennini
e trasportati dal Po e dai suoi affluenti. Meno noto,
invece, è il fatto che molte zone di questa pianura erano
invase da masse di acqua dei fiumi, che formavano poi
dei vasti laghi. Il lago Gerundo, fu appunto uno di questi
laghi e trasse il suo nome dall'enorme ghiaia che formava
il suo fondo fangoso; sulle sue rive si insidiarono vari
popoli- in tempi molto antichi-, che vivevano in enormi
palafitte. Umberto Cordier, scrive"..una curiosa testimonianza
del parallelismo storico che si venne a creare tra le
vicende longobarde in Italia e la presenza dei draghi,
è visibile presso l'attuale Museo di Arte antica del Castello
sforzesco di Milano. Nella sala VI, al numero di catalogo
776, possiamo trovare un singolare bassorilievo in pietra
con la seguente descrizione: " - Guerriero accosciato con
drago, forse il simbolo dell'impero. Il lago Gerundo era
perfettamente navigabile e pescoso e presso il Museo Civico
di Crema è raccolta una ricca documentazione sulle civiltà
che si svilupparono intorno all'isola Fulcheria e al lago
Gerundo; vi sono persino delle grandi piroghe. La regione
lombarda che un tempo era il Gerundo e tutta una vastissima
area circostante ha conservato numerose tradizioni orali
e scritte sulla presenza di grossi rettili sconosciuti
che abitavano i corsi d'acqua che vi facevano capo. A
Cavelzano ( Bergamo) esiste una strada che ancora ricorda
le antiche vicende dei draghi, tale strada si chiamava
" la biscia" oggi attualmente chiamata Antonio Locatelli.
La strada si trova nella parte est dell'abitato, presso
la Chiesa parrocchiale ed il tracciato della vecchia strada
doveva sorgere nella campagna a sud-est del paese in direzione
appunto del grande lago di Gerundo. Forse studiando alcuni
avvallamenti se ne potrebbe ricostruire il tracciato.