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Curioso è il fatto che tutti gli gnomi mitologici, siano
elfi o folletti, hanno relazioni strettissime con " tesori
sotterranei" ( molto probabilmente identificabili con
miniere), la lavorazione dei metalli e la realizzazione
di oggetti sorprendenti. Peter Kolosimo, considera imparentati
il messicano Kahakauitz " signore delle frecce magiche
infuocate" ed il germanico " Brock", il quale fabbrica
per Wotan la lancia Gungnir, " che mai fallisce il segno
e sempre torna indietro". Tradizioni analoghe si collegano
a Tiahuanaco, dove i " piccoli uomini" sottomettono i
Titani. È logico che si favoleggi di essere venuti dal
cosmo ad insegnare agli uomini a sfruttare la loro intelligenza
e le loro risorse in un tempo in cui vivevano sulla Terra
gli ultimi giganti. Di fronte ad essi i nostri progenitori
non potevano che apparire nani. Felice Ramorino, nella
sua " Mitologia classica" ipotizza che " le divinità delle
fiamme non solo compaiono nel cielo come fonte di luce
e di calore, ma scaturiscono anche dal globo come le vampe
dei vulcani, come il fuoco quindi che rende possibile
la lavorazione dei metalli, indispensabili allo sviluppo
dell'umanità. In Argentina, - dal sud del Rio Jachal zanjon
al nord, - è stato constatato che gli indigeni mummificavano
i defunti avvolgendoli nel cuoio e proteggendone il capo
con cesti spiraliformi. Ed anche qui sono ancora vive
leggende di dei venuti dallo spazio, di gnomi e di giganti,
come in molte altre parti del mondo. La nota favola di
Pollicino trova il suo corrispondente in un racconto dei
Cherokee, stanziati oggi nella Carolina del Nord e nell'Oklahoma.
Secondo queste tradizioni, il Sole - divinità suprema
femminile- creò una microscopica creatura Wen-de-hat,
destinandola a rubare i mocassini alati al suo rivale
il Tuono. A questo punto, è logico trovarsi d'accordo
con la studiosa Margareth Murray, la quale crede che sia
esistita, sulla Terra, una razza nana dominatrice e se
anche ha lasciato poche testimonianze in ogni caso è sopravvissuta
in innumerevoli storie di fate, gnomi ed elfi. Nel 1938
ci fu, in proposito, una scoperta interessantissima avvenuta
nello Wyoming, da parte di due cercatori d'oro, i quali
portarono alla luce una grotta larga circa 120 centimetri
e profonda 5 metri. All'interno, seduta a gambe incrociate
su un rialzo trovarono una piccolissima mummia la quale
era altra 22 centimetri e pesava 350 grammi.
I tratti del viso erano perfettamente conservati:
la pelle di colorito bronzeo, la fronte bassa con il naso
molto appiattito. Gli scienziati, all'epoca, furono concordi
nel ritenere che l'essere al momento della morte doveva aver
superato i 60 anni di età e sottoposta a raggi X, la mummia
rivelò di possedere dentatura, vertebre e bacino inequivocabilmente
umani. In certe zone del mondo, tutte le dimore ipogee dei
pigmei storici vengono chiamati "buche dei nani", ma non tutti
sanno che detti " buchi" si trovano uguali in: Irlanda, Scozia,
Francia, Austria, Ucraina, Cina e Giappone. È opportuno ora
fare una considerazione: ci sembra, infatti, escluso che cause
naturali abbiano potuto creare così giganteschi complessi
di cavità, tutte analoghe, spesso collegate da strade lastricate.
È naturale pensare che i costruttori debbono essere stati
di statura assai piccola in quanto in quelle grotte una persona
di statura normale come la nostra non potrebbe neppure entrare.