Ritratto di Giordano Bruno, incisione del XIX secolo · pubblico dominioIl suo vero nome di battesimo era Filippo; Giordano fu il nome assunto quando entrò tra i Domenicani. Bruno, nacque a Nola nel 1548 e morì a Roma il 17 febbraio 1600, fino ai suoi 28 anni visse nei conventi dell'ordine ma fin dai suoi 18 anni erano cominciati i dubbi sorti dalle suggestioni provocate dalle nuove dottrine protestanti. Temendo di essere tacciato di eresia, passò da Napoli a Roma, a Torino, a Venezia, a Padova, deponendo e riassumendo l'abito religioso. Scrisse moltissime opere filosofiche e si occupò, inoltre, di psicologia, intesa come filosofia d'ispirazione neoplatonica. Ben presto fu costretto, per non essere tacciato di eresia, a viaggiare per tutta l'Europa ed in Germania incontrò alcuni nobili veneziani e fu invitato da Giovanni Moncenigo a ritornare in Italia. La speranza di poter comunicare ai propri connazionali le sue dottrine si rivelò un'illusione: i suoi discorsi eretici mossero il Moncenigo a denunciarlo al Santo Uffizio, che ne volle il trasferimento a Roma per un regolare processo. Processo che durò otto anni e terminò con la condanna, la scomunica e la consegna al braccio secolare che procedette al rogo. Come è stato appena detto, l'amicizia con il Moncenigo gli fu fatale; quest'ultimo, infatti, si era immaginato Bruno come un grande mago ed aveva la sensazione che gli nascondesse qualcosa non insegnandogli tutto quanto egli desiderava sapere. Quando, Giordano Bruno fu consegnato all'Inquisizione veneziana ed interrogato, il Moncenigo, per vendetta, raccolse una lunga lista di accuse false. Il 27 febbraio 1593, il filosofo venne trasferito a Roma, nella prigione del Sant'Uffizio, vicino San Pietro dove non gli permisero di tenere libri ne materiale per scrivere e poiché anche il cibo era pessimo, egli perse, ben presto, ogni voglia di lottare contro l'ingiustizia subita. All'alba del 17 febbraio 1600, Giordano Bruno fu portato in Campo dei Fiori e si racconta che, prima dell'accensione del rogo, un monaco gli offrì un crocefisso da baciare, che egli allontanò con rabbia affermando di morire volontariamente, come un martire e che la sua anima sarebbe salita in paradiso con le fiamme del rogo stesso. Fu denudato, legato al palo, bruciato vivo mentre i monaci cantavano litanie senza interruzione.
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