Howard Philips Lovecraft nacque il 20 agosto 1890 a Providence, nel Rhode Island, figlio di Winfield figlio di Scott Lovecraft e di Sarah Susan Philips. All'età di otto anni rimase orfano del padre, morto in una clinica per malattie mentali nella quale era ricoverato già da diverso tempo. Venne perciò allevato da una madre nevrotica e super protettiva (che sarebbe morta nel 1921 nella medesima clinica) e, successivamente, visse con le sorelle di lei. Howard era un bambino precoce e sensibile, che passava lunghe ore a divorare i volumi della vasta biblioteca del nonno materno e a sei anni scrisse il suo primo racconto, ancora conservato. Più tardi nel 1903, affascinato dall'astronomia, cominciò a scrivere e a diffondere un giornale, il Giornale dell'Astronomia del Rhode Island. Tre anni dopo iniziò a collaborare al quotidiano di Providence The Tribune. Lovecraft frequentava la scuola superiore ma un esaurimento nervoso, nel 1908, mise fine, senza un diploma, alla sua carriera scolastica. Da quell'anno in poi si dedicò soltanto a portare avanti i suoi esperimenti letterari, scrivendo racconti e poesie. Nel 1914 divenne socio della Associazione della Stampa amatoriale, un club di scrittori e giornalisti dilettanti che pubblicava rivistine destinate a circolare soltanto fra gli iscritti. Questa associazione divenne un centro di interesse e di stimolo per lo scrittore ormai immerso in una vita monotona e stagnante, e fu in questo periodo che Lovecraft scrisse i suoi primi racconti soprannaturali Durante tutti gli anni "Venti" Lovecraft non ebbe mai fissa dimora, infatti, viaggiava moltissimo con l'unico scopo di ampliare la sua conoscenza nel campo storico ed archeologico. Il vero e proprio debutto avvenne soltanto nel 1922, con il racconto Herbert West, rianimatore, commissionatogli da un amico per una rivista, che ebbe breve vita nel campo editoriale.. Spedì a Weird Tales, una rivista innovativa nel campo dell'editoria, il racconto breve Dagon, che venne pubblicato nell'ottobre del 1923, e da allora fu tra i collaboratori assidui della testata, con racconti, poesie e collaborazioni non accreditate. Tra queste ultime la più famosa rimane il romanzo breve Prigioniero dei Faraoni, scritto per conto del celebre mago Harry Houdini, uno dei maggiori azionisti della rivista in questione.. Nel 1924 Lovecraft si trasferì a New York per sposarvi Sonia Davis, una donna di dieci anni più anziana di lui che aveva conosciuto nel già citato circolo letterario. La coppia restò unita fino al 1925, quando Sonia si trasferì nel Midwest per ragioni di lavoro. Dal 1925 sino alla fine di quello che più tardi Lovecraft definì il suo "esilio newyorkese", Lovecraft visse da solo, salvo le rarissime visite della moglie, in un appartamento di Brooklyn. Il matrimonio fallì, concludendosi qualche anno più tardi con una separazione definitiva. Una volta tornato nella sua amatissima Providence, Lovecraft si stabilì in una monocamera al numero 10 di Barnes Street e in seguito lasciò la città solo per concedersi alcuni viaggi archeologici, durante i quali non mancava mai di raccogliere spunti per i suoi racconti.
La fattoria di un amico nel Vermont gli ispirò un disperato racconto su un'invasione aliena. Il Massachusetts occidentale divenne lo sfondo delle sue storie più famose, ambientate nell'immaginaria regione di Arkham-Dunwich-Innsmouth. Ma anche la familiare Providence seppe stimolare la sua creatività: una vecchia casa coloniale abbandonata diede origine a un vampiro, e la chiesa Federal Hill fu di ispirazione per un racconto su una paura primitiva e un'invasione cosmica. Anche se alcuni dei suoi migliori racconti vennero scritti nella prima metà degli anni Venti, le sue opere maggiori apparvero dopo il suo ritorno a Providence: Il modello Pickman (1926), Il colore venuto dallo spazio (1927), Il caso di Charles Dexter Ward (1927), Il richiamo di Cthulhu (1928), L'orrore di Dunwich (1928), La maschera di Innsmoth (1931), Le montagne della follia (1931), La cosa sulla soglia (1933), L'ombra calata dal tempo (1935), L'abitatore del buio (1935). Sfortunatamente, all'inizio degli anni Trenta, Weird Tales entrò in un periodo di crisi finanziaria, e dovette rifiutare alcuni dei suoi migliori racconti, soprattutto a causa della loro lunghezza. La rivista pagava a Lovecraft la tariffa più alta, un cent e mezzo a parola, e non poteva così permettersi quei suoi racconti sempre più lunghi. Alcuni amici di Lovecraft ottennero allora la pubblicazione di due romanzi brevi, Le montagne della follia e L'ombra calata dal tempo, su un'altra rivista, Astounding Stories: in quel periodo era la miglior rivista in campo fantascientifico, e il suo direttore, F. Orlin Tremaine, accettò con entusiasmo i due racconti, che, data la loro lunghezza, vennero pubblicati a puntate. Quello stesso anno, il 1936, Lovecraft vide pubblicato il suo primo libro, La maschera di Innsmouth. Purtroppo per questo grande scrittore, in quanto il suo stile era troppo innovativo per essere compreso dalla massa. Lovecraft morì prematuramente di cancro all'intestino il 15 marzo del 1937, all'età di soli quarantasei anni. Molte sono state le definizioni di H.P.Lovecraft: il Solitario o il Recluso, a sottolineare il suo isolamento sia fisico che intellettuale nell'America fra le due guerre; il Saggio, il Maestro, il Gentiluomo, a sottolineare la sua personalità; il Visionario, il Sognatore, a mettere in rilievo la sua ispirazione e narrativa; ma sicuramente lo si potrà ricordare per la sua eccentricità, a sottolineare la sua lontananza dal modo comune di vivere e pensare, dalla comune e banale letteratura, dai comuni e banali interessi. Anche se durante gli anni sono state dette molte esagerazioni sul conto di questo grandissimo autore è pur vero che alcune eccentricità facevano pur sempre parte del suo carattere. Si sa con certezza che preferisse l'elemento notturno, per cui scriveva la sera e la notte, ma non è vero che vivesse regolarmente di notte; anche se aveva comunque una grande resistenza al sonno, anche dopo giornate faticosissime poteva restare sveglio per molte ore. Non sopportava l'odore del pesce crudo ma non cadeva certo in convulsioni all'odore della salsedine. Può darsi che questa diceria sia nata dal fatto che molte delle sue creature (Dagon, Cthulhu, gli abitanti di Innsmouth) provengano tutti dall'Oceano. Odiava le grandi città, le masse anonime e agitate di gente e le architetture caotiche delle metropoli e questo perché non amava essere distolto dal suo mondo. Non era affatto un misantropo ma al contrario era generosissimo con gli amici ai quali veniva in soccorso in tutti i modi possibili.
Lovecraft conosceva bene il latino, francese e tedesco, ma la sua erudizione veniva soprattutto dallo studio, dalla biblioteca, e dal fatto di frequentare le librerie universitarie e non da strane pratiche esoteriche. Non è vero che avesse paura delle donne, non era un misogino. Con il sesso debole aveva un rapporto all'antica, di tipo "vittoriano", dovuto al suo carattere sostanzialmente timido ed alla sua cultura. È, infine, verissimo che Lovecraft fosse goloso ed amasse in maniera smodata il gelato, i dolci, la cucina italiana; che fosse del tutto astemio, che adorasse i gatti e riuscisse quasi ad entrare in comunicazione empatica con loro ma in ogni caso era pur sempre una persona normale anche se dotata di una sensitività fuori dal normale. "Tutti i miei racconti- scrisse Lovecraft- anche se possono sembrare non collegati fra loro, sono basati su di una legge fondamentale, secondo la quale questo mondo fu abitato da un'altra razza che, per aver praticato la magia nera, perse il suo dominio e venne scacciata, ma vive tuttora al di fuori, sempre pronta a riprendere possesso della Terra." In principio- secondo il nostro autore - esistevano gli Dei Primigeni. Che erano divinità benevole verso gli uomini. Poi vennero le terrificanti divinità del Male conosciute come i Grandi Antichi, che, a differenza dei Primigeni, vengono chiamati per nome (Cthulhu, Azatoth, Hastur, etc.) A questo gruppo originario di Grandi Antichi, Lovecraft aggiunse successivamente molte altre divinità, di rango inferiore. Hypnos, DagonYig, etc. Il suo genio di scrittore gli permise di creare ulteriori strutture, necessarie a dar vita a questa mitologia. Per fornire ai suoi miti una base "storica", Lovecraft parlò nei suoi scritti, di un libro maledetto, il "Necronomicon", scritto dall'arabo pazzo Abdul Alhazred. Per questo libro, Lovecraft creò addirittura una finta storia così convincente che molti bibliotecari e librai si videro richiedere delle copie; per completare questa creazione straordinaria, Lovecraft introdusse nelle sue opere ulteriore "documentazione" riferita a documenti frammentari e intraducibili a proposito della Grande razza, tramandati segretamente da pochi eletti. Il tema delle storie appartenenti al ciclo dei Miti di Cthulhu riguarda di solito i tentativi ingegnosi e terribili dei Grandi Antichi per riconquistare il loro potere sui popoli della terra manifestandosi in località bizzarre e remote, e facendo intravedere squarci di orrori blasfemi e innominabili. Le prime storie dei Miti di Cthulhu scritte da Lovecraft comprendono tredici titoli: La città senza nome, La ricorrenza, Il richiamo di Cthulhu, Il colore venuto dallo spazio, L'orrore di Dunwich, Colui che sussurrava nelle tenebre, I sogni nella casa stregata, L'abitatore del buio, La maschera di Innsmouth, L'ombra calata dal tempo, Le montagne della follia, Il caso di Charles Dexter Ward, La cosa sulla soglia. Nel 1917, in risposta all'invito rivoltogli da W. Paul Cook, direttore della rivista amatoriale The Vagrant, Lovecraft scrive due racconti: La tomba e Dagon. lì primo è ancora ispirato alla tradizione gotica, mentre il secondo si basa su una vena essenzialmente nuova che sarebbe diventata fondamentale per l'opera dello scrittore, quella onirica. I sogni, per molti dei personaggi di Lovecraft, sono l'unico mezzo per poter entrare in contatto con entità aliene e addirittura viaggiare nel tempo e nello spazio. E, d'altronde, realtà e sogno governano l'intera esistenza dello scrittore. Tutti gli altri racconti scritti tra il 1917 e il 1919, in particolare Polaris, Dietro il muro del sonno, La dichiarazione di Randolph Carter, sembrano convalidare questa opinione. Soprattutto "Dietro il muro del sonno" lo scrittore presenta, per la prima volta, un tema nuovo: quello dell'essere degenerato che diventa depositario inconsapevole di conoscenze superiori, di colui che può mettersi in contatto con entità aliene totalmente diverse da noi. Tra il 1922 e i1 1925. Lovecraft scrive i suoi racconti di Horror puro; nella" La paura in agguato (1922)" gli esseri degenerati che abitano il sottosuolo non sono altro che i nostri incubi, quegli istinti che occorre tenere confinati nel loro mondo di tenebre, se non si vuole che l'esistenza quotidiana ne venga sconvolta. In questo racconto emerge anche un altro suo tema tipico: l'orrore e l'ignoto non irrompono mai fulminei, ma filtrano lentamente, come un'infezione, per corrompere la realtà e frantumarla.
I protagonisti delle sue storie diventano spesso vittime della loro sete di conoscenza, o dì un destino ineluttabile ereditato attraverso il patrimonio genetico e strani riti irripetibili. Gli eroi di HPL non sono, scienziati pazzi dediti a esperimenti blasfemi, ma uomini di cultura morbosamente trascinati verso eventi bizzarri già in corso. Ma è quando Lovecraft decide di partire dai dati de[ reale per costruire i suoi incubi che l'autore ottiene i risultati migliori. Dal 1923 in poi, riadatta, a suo modo, la geografia della Nuova Inghilterra, scoprendo territori finora insospettati per l'orrore e il passaggio dal mondo reale a quello fantastico è spesso segnato, dalla trasformazione del paesaggio che fa da scenario all'azione. Basta sbagliare strada a un incrocio e si finisce presto in un territorio dove tutto diventa abnorme e mostruoso La forma generalmente "investigativa" della sua narrativa conduce spesso a una sorta di finale scioccante che diventa il culmine logico di tutte le suggestioni sparse attraverso il racconto, le sue storie sono strutturate in modo tale che la frase finale, spesso scritta in grandi caratteri in stampatello, rivela un dettaglio che fornisce la pietra angolare per una diversa costruzione degli eventi, colma di implicazioni sbalorditive. Lui stesso si dichiarava un uomo scettico, ateo e materialista, ed è proprio questo contrasto tra la sua filosofia e la sua arte che rappresenta uno degli aspetti più affascinanti della sua personalità. Nutriva, infatti, un profondo pessimismo circa la capacità dell'uomo dì comprendere la propria posizione in un universo incurante, governato da forze cieche. Nel racconto Il richiamo di Cthulhu, l'autore esprime i suoi dubbi sulla capacità dell'uomo di conservare la propria precaria sanità mentale, una volta posto di fronte a una realtà repellente e inaccettabile, orribile. All'uomo, in definitiva, sono concessi, secondo Lovecraft, soltanto pochi brandelli di vera consapevolezza, che tuttavia non possono mai cancellare la fragilità della sua esistenza. In questo grandissimo scrittore, l'immaginazione e la scrittura non diventano soltanto un mezzo per fuggire a una realtà quotidiana insoddisfacente e squallida: rappresentano anche il tentativo di raggiungere, magari attraversando il muro del sonno, una coscienza del proprio essere diversa, più adatta a vivere in un mondo così contraddittorio. Incline a scrivere narrativa dell'orrore fantastico, l'autore era nello stesso tempo incredulo del soprannaturale tradizionale; era, infatti, convinto che questo genere letterario stava perdendo la capacità di evocare quelle emozioni della paura che potevano esprimere la sua visione dell'Universo. Si rivolse allora agli abissi inondati dello spazio per ricavarne una fonte d'orrore per le sue storie. Nella sua opera, orrore e speculazione scientifica si coniugavano dando vita ad uno spettacolo difficilmente ripetibile; l'orrore, per la prima volta, sposta il suo centro dall'uomo al cosmo, pur continuando a conservare una sede nefasta nelle tortuose profondità dell'inconscio.