Fantasmi e paranormale · Guide alla medianità

La musica e il Mistero Introduzione


Cari amici di Popobawa,
cominceremo un discorso attorno alla musica e al suo rapporto col mistero. Un discorso che, articolato in più argomenti e capitoli, ci porterà a scoprire, a riflettere, a ripensare la musica probabilmente in maniera nuova o se non altro inconsueta.
Inconsueta perché purtroppo per favorire certi aspetti della musica oggi in voga, ne abbiamo dovuti tralasciare o dimenticare altri (parlo al plurale perché mi riferisco a noi uomini del nostro tempo e nella nostra cultura occidentale e globale).
Sapete, la musica reca in se migliaia di informazioni che non vengono recepite e ancor meno vissute.
Credo che la volontà della musica sia quella di colpire al centro il suo ascoltatore, i suoni vorrebbero essere trasformati nelle persone su cui si frangono.
Un'amica mi ha recentemente informato di una sua considerazione a proposito di tanto vuoto nella musica di oggi. Credo di essere d'accordo con lei, aggiungendo che comunque sono stati fatti passi molto importanti e positivi per il modo in cui oggi la musica viene fruita, ma questo a spese del linguaggio musicale: ovviamente banale e retorico.
Ma torniamo a noi.
È stato detto: la musica è stanca, Cage ne ha decretato il silenzio, tutto è stato fatto e detto, ma cosa è veramente nuovo?
Siamo ad un giro di boa, ad una svolta epocale, che come sappiamo, sta investendo l'intera umanità ed anche la musica non è dunque da meno. Qual è allora la svolta che attende la musica?
Mai come ora la musica ha bisogno di una coscienza che la sostiene, che la indirizza, che la muove e soprattutto di una coscienza che la porta aldilà dell'autocelebrazione, aldilà dei confini e dei luoghi ufficialmente deputati. Troppo spesso gli artisti parlano di sé, non "sanno" ciò che fanno.
Occorre imparare a sapere come e perché un "tappeto di archi" o un "groove" suona e non soltanto sentirlo per "associazione emotiva".
È anche vero d'altronde che la musica esiste anche nonostante l'ignoranza e l'ostinazione, ma anche questa ne è una funzione come vedremo.
Finalmente la M può ritornare ad attingere a piene mani alla fonte dell'ispirazione che è il luogo del mistero per eccellenza, può ritornare a parlare di magia, di incanto, di effetto e di scopo.
Credo che questo aspetti la musica nel futuro, un futuro in cui viene dispiegato tutto ciò che esiste, senza più nomi o privatizzazioni, una musica libera di pura essenza, una comunicazione di e con Dio. Non sappiamo quando, ma sarà.
Per ora la M.ha finito il suo percorso linguistico, la sua sintassi, sta entrando nel vivo dell'uomo, nel sociale, nella vita quotidiana in maniera nuova perché sta cercando di capire qual è la sua funzione. Ci stiamo accorgendo che la M. ha diversi ruoli e funzioni. Lo è sempre stato anche in passato, ma ciò era appannaggio di pochi, di un'elite, ora tutti sono invasi dai suoni, per cui la musica deve autodisciplinarsi, deve sapere cosa sta comunicando, a chi si rivolge e perché.
In passato c'erano strade e scelte obbligate, pochi linguaggi e molto diversificati. Ora contaminazioni, fusioni e quant'altro.Il segno è chiaro: ci sono differenti funzioni! Per svolgerle c'è bisogno di capire, per capire c'è bisogno di imparare e per imparare c'è bisogno (e c'è sempre stato bisogno) del mistero.
Il Mistero è il grande Maestro ( è quasi un anagramma!), nel mistero c'è celebrazione, c'è unione, c'è fonte. La M. abita il mistero, dunque dobbiamo essere capaci di stare davanti al mistero se vogliamo vivere la musica.
La M. infatti sta uscendo dal tempio (come preconizzava Wagner) per vivificare il mondo.
Ecco: vivere la M.: questo è quanto.
Cari amici, percorreremo insieme le tappe che contraddistinguono la musica e il mistero nella loro indissolubile unità, rintracciandole nella storia, nella psiche, nell'ambiente, nel cosmo, , all'interno del suono stesso e della musica sia in termini fisici che artistici e semantici, nelle altre civiltà e popoli, nelle sue funzioni e nei suoi generi, nel sacro e nel profano, nelle altre arti e linguaggi, nelle tradizioni popolari e in quelle colte. Vedremo come il mistero informi di sé la musica, come produca cultura, costume e valori.
Un compito assai impegnativo, mi rendo conto: mi limiterò a degli accenni e ad assaggi superficiali in modo da avere una visione d'insieme, un senso e un sapore che comunque ci darà l'idea della situazione. Credo che questo sia il tempo non più degli approfondimenti ma delle relazioni tra le cose e le parti. Saremo in grado di stabilire le giuste relazioni?
Potrete anche continuare, alla fine del "viaggio", un dialogo con me, se volete, attraverso le vostre mail.
Andrea Ceccomori

La musica e il mistero 2 Il suono e gli intervalli


Bene, dopo aver capito nel precedente capitolo introduttivo l'importanza della coscienza del suono nella musica di oggi, ci troviamo ora di fronte al suono, al suo mistero, alla sua essenza. Cos'è il suono, come si relaziona, come vive?
Impariamo a conoscerlo dal di dentro e non solo ascoltandolo con le orecchie esteriori. Il suono è un'esperienza, è energia, è vibrazione. Ma andiamo con ordine. Etimologicamente suono richiama all' "io sono" al gioco dell'esistenza (in inglese to play- giocare).Dunque suonare è giocare, essere. Anche il termine persona richiama l'azione di per-suonare o risuonare (come le maschere greche che personificavano o "risuonavano" un ruolo nella tragedia).Ma ogni cosa che è, che esiste (cioè che sta fuori)lo è in virtù di una legge di esistenza basata sulle vibrazioni. Il suono è vibrazione e movimento delle particelle di un elemento secondo un sistema armonico di rapporti e relazioni interne. Ogni cosa che conosciamo sia sensibile che psichica risolve la sua essenza nella vibrazione. Tutto si muove ed esiste grazie a regole armoniche di vibrazioni: dagli oggetti materiali fino ai sentimenti e, perché no, alle idee.
Conoscere il suono è un po' come conoscere se stessi e viceversa conoscere se stessi è un po' percepirci come entità sonora. Dal modo come ci muoviamo, a come parliamo, come interagiamo con il mondo: tutto facciamo secondo regole musicali e ritmico - armoniche: il punto è che non lo sappiamo, non ne siamo consapevoli. Perfino la nostra vita è cresciuta e si è trasformata con leggi sonore.
Ora, noi abbiamo della musica in noi. Una musica che è per certi versi innata nella nostra struttura fisica e grazie alla quale esistiamo, una musica psichica e spirituale che è la musica dell'anima ( o delle sfere) e una musica culturale che è quella che sentiamo dal mondo esterno.
Non pretendiamo qui dissertazioni estetiche o scientifiche, ma ci piace l'idea che noi siamo musica e che possiamo percepirci ed esperirci come musica e come suono.

Allora un suono è un'esperienza vibratoria, un centro di gravità che ci fa conoscere tutte quelle cose (oggettive e soggettive) che appunto gravitano e vibrano per simpatia intorno a quel centro sonoro. È il famoso ut (uterus) da dove gli antichi facevano partire la loro scala musicale.
Il suono è un centro di gravità e l'esperienza che l'anima ne fa è assimilabile a tutte quelle cose che appartengono a quel mondo. Cambiando suono, cambieremo l'esperienza: tutto un nuovo mondo si apre con un nuovo suono. Ora questi mondi sonori stanno tra loro in relazione come lo sono per esempio i pianeti o i colori tra loro.
Se noi percepissimo la relazione tra ad esempio un DO e un RE (intervallo di seconda) scopriremmo che sono due mondi sì vicini e contigui, ma con caratteristiche differenti come lo sono tra loro la Terra e Marte o il giallo e il verde: l'esperienza sarà quella del prossimo, del confine, del limite.
Ad esempio l'intervallo tra DO e MI (intervallo di terza) schiude l'esperienza dell'interiorità del rapporto con se stessi proprio perché la natura delle loro reciproche vibrazioni, stanno in un rapporto di simpatia, per cui alcune vibrazioni di del DO risuonano naturalmente nel MI. In questo modo noi sperimentiamo noi stessi.
Diversamente è l'intervallo DO-FA (quarta) dove noi percepiamo la sensazione di qualcosa di compiuto, di definito, proprio perché il DO tende a cadere, per così dire sul FA, grazie alla natura delle sue vibrazioni e del rapporto tra i due.
L'intervallo DO-SOL (quinta) mette in relazione invece due universi per così dire vicini e contigui la fine di un sistema (fisico, mentale, spirituale o qualsivoglia sistema)e l'inizio di un altro.
L'esperienza di sesta (DO-LA) ad esempio ci dà il senso dell'interiorità (essendo una terza rovesciata) infatti viene spesso usata per temi nostalgici e introspettivi.
Particolare è invece l'esperienza della settima (DO-SI) dove è viva la pulsione a proseguire, a crescere, a sviluppare. Ci insegna e ci spinge infatti a realizzare i nostri impulsi, a compiere le nostre aspirazioni. È anche l'esperienza della attesa, della felice tensione che precede un momento di gioia.
Gli ultimi due intervalli che tratteremo riguardano quello di unisono e ottava (DO-DO).Qui il ciclo vitale per così dire è compiuto. Il bruco si è trasformato in farfalla, il seme è germogliato: ogni causa ha prodotto il suo effetto.
La legge dell'ottava è infatti molto conosciuta in ambito esoterico per il suo carattere di sviluppo o "raggio di creazione". Questa legge esprime infatti la direzionalità di un elemento nel passare al suo stadio successivo (evolutivo ed involutivo): segna per così dire le fasi di un processo e il percorso che tale sviluppo deve sostenere.

Ci sarebbe molto da dire, ma ci accontentiamo in questa sede di fornire stimoli di ricerca in tal senso.
La musica che quotidianamente ascoltiamo non tiene conto di queste considerazioni, o almeno non consapevolmente, neanche la cosiddetta musica colta o classica.
Quindi l'esperienza del suono e degli intervalli possiamo conoscerla intanto osservando noi stessi, i nostri comportamenti, i nostri pensieri, aspettando e sperando in un futuro non remoto di poterla vedere rispecchiata nella musica che ascolteremo esteriormente nei concerti e dovunque.

Andrea Ceccomori

La musica e il mistero 3


Cari Amici di Popobawa,
voglio invitarvi a riflettere ora su come la musica procede nel suo linguaggio esplicativo.
La musica, dicevamo, abita il mistero che, anche se non riusciamo spesso a viverlo o conoscerlo, possiamo comunque avvicinare tramite l'affinamento dei nostri sensi di indagine e di ricerca che ci permettono di conoscere di più, di riflettere di più e di amare di più la musica e quindi il senso del mistero che la circonda. Dunque conoscere la musica è un po' conoscere il mistero. Non parlo ovviamente di una conoscenza tecnica, ma intuitiva, rituale, passionale, una conoscenza che ci permette di ri-conoscere la musica che vive in noi.
Quando ascoltiamo una musica si attivano delle risposte per via fisico- chimico ma anche psichica e culturale: tutto un sistema di sensazioni, emozioni che ci evocano un mondo di simboli e significati.
Ora da sempre la musica è stata considerata da una parte l'arte asemantica per eccellenza e dall'altra un linguaggio universale. Due considerazioni apparentemente contraddittorie ma a ben vedere, scopriamo al fondo che esiste un significato recondito nella musica. Sono stati scritti fiumi di libri sull'argomento. È vero che la musica agisce a differenti livelli per cui possiamo dire che ha o non ha un significato a seconda del punto di vista che adottiamo.
Ci sono musiche e percezioni che si combinano in maniera da fornire pure associazioni mentali ed emotive, altre che forniscono impulsi psico- motori (il ballo, il movimento), altre che fungono da stimolante culturale (appartenenza ad un costume ad un trend), altre ancora agiscono per effetti fisico- scientifici (il respiro, il cuore il cervello);
Dietro alla musica esiste un universo di simboli e relazioni complesse che portano all'uomo la sensazione di abitare e essere in un mondo. Per noi che in qualche modo interessa il mistero, ci farebbe sicuramente piacere scoprire in che modo la musica influisce nei nostri stati psico emotivi, in che modo noi impariamo dalla musica a condurre una certa operazione, una certa azione. Insomma la musica può diventare la nostra maestra o un punto di riferimento per le nostre azioni. Così la intendeva Pitagora e i più grandi iniziati ai misteri del suono.
Osserviamo come il linguaggio della musica per esempio resti sempre coerente in se stesso: cioè qualunque cosa la musica dica in un preciso momento, lo dice con la totalità di se stessa, tutte le sue componenti in quel momento sono atte a descrivere e sostenere quel determinato momento musicale, non c'è discordanza, non c'è tensione interna.
Il discorso della musica riparte poi tra tensioni e distensioni, tra silenzi e pieni, costruisce orditi, tesse trame, parla, sviscera un suono fino a scomporlo nelle sue parti e a ricostruirlo in un pensiero, in una emozione. Possiamo dire che la musica passa al suo istante successivo sviluppando quanto aveva nel precedente: è una legge di evoluzione. Leonardo affermava che la musica è l'unica arte che appena l'afferri è già scomparsa: perché è l'eterno presente, appunto vive il e nel mistero.
Osservando e vivendo la musica facciamo quella giusta esperienza che si trasmette poi a tutta la persona insegnandole a stare, a muoversi, a relazionarsi, a comportarsi. Qualunque cosa faccia l'uomo lo può fare "armonicamente": questo grazie ad un ascolto consapevole che noi possiamo fare, un attenzione in più che noi possiamo mettere quando "incontriamo" la musica
Amici di Popobawa è questo che voglio comunicarvi: impariamo dalla musica.
Non ne esistono di belle o di brutte, esistono differenti funzioni, differenti livelli di produzione e fruizione, ma siamo anche noi ad attribuirle il significato. Il mistero, come l'amore, ci insegna che il brivido, l'orgasmo, il momento clou, avviene sempre nel punto d'incontro tra il dare e il ricevere e dunque tra la percezione del brano musicale e il significato che gli diamo.
Nel significato della musica credo che giochino due fattori al 50 % di importanza: come è fatta la musica e come siamo fatti noi. Totalmente differente è il caso della cosiddetta musica oggettiva di cui parlava Gurdjieff: in quel caso la musica e gli uomini che la facevano, erano a profonda conoscenza delle leggi del suono e delle leggi umane per cui producevano solo quella musica che aveva l'esatta corrispondenza nell'uomo e nell'ambiente, era una musica che agiva perlopiù a livello fisico dove le corrispondenze erano misurabili e controllabili. Ma quelli erano uomini straordinari di un'età straordinaria. In quel caso la percezione e la produzione erano la stessa cosa!


Andrea Ceccomori

La Musica e il mistero 5


La musica contemporanea

Amici di Popobawa,
Quali musiche hanno attraversato i suoni della contemporaneità per rapportarsi al mistero?
Dopo ciò che abbiamo finora detto del mistero del suono, dei suoi effetti, del linguaggio musicale e del suo divenire, della magia e ritualità che vive nella dimensione musicale, è doveroso fare un punto di riflessione sulle musiche che hanno tentato l'approccio "misterico" al suono o che sono ancora in ricerca sul pianeta del mistero.
L'ultimo novecento in particolare ha dedicato un contributo sostanziale, dopo i prodromi per certi versi di Debussy e Varèse ( due anime opposte dell'elemento suono).Troviamo infatti figure di primo piano tra cui Giacinto Scelsi, morto circa 20 anni fa, il quale faceva della musica l'espressione diretta di una visione costante dei mondi soprannaturali: egli infatti cercava di riportare quelle che erano le sue audizioni interiori di mondi spirituali popolati da esseri celesti, angeli, figure mitologiche per arrivare ad un linguaggio estremamente denso e compatto: suoni iperdinamici, altezze microtonali, sfumature timbriche alla stregua della udibilità facevano della sua musica un alcunché di sublime e "maledettamente" etereo. Olivier Messiaen invece catturava le voci della natura esteriore come rappresentazione del mistero insondabile ed eterno che sovrasta ogni cosa esistente. Ancora Stockhausen ha sondato le profondità espressive del suono fino a disarticolarlo nei suoi aspetti, a ricrearlo, a strutturarlo in nuove forme e organizzazioni sonore con l'ausilio dell' elettronica, con nuovi posizionamenti degli interpreti e delle coreografie, per cercare, nell'estrinsecazione del suono, una visione sopramentale. Sua infatti è l'idea di Musica Intuitiva che mette in gioco l'esecutore interprete in una sorta di improvvisazione musicale totale dove l'interprete diventa appunto un medium consapevole atto a far passare e a filtrare suoni da un piano cosmico e sopramentale ( anche facendo riferimento qui a tematiche orientali quali Aurobindo).E ancora nel Jazz Coltrane, Sun Ra e nel pop Brian Eno e la sua ambient music assolutamente eterea, quasi una rarefazione delle cose materiali, che restituisce alle cose il loro aspetto segreto immateriale che sta dietro l'aspetto sensibile. Oggi assistiamo infatti ad una forte riabilitazione di questo concetto quando viviamo la musica come un'atmosfera, un mondo che ci fa da cornice. Certo ci fermiamo alla superficie dei suoni (come scritto sulla copertina di un CD di Battiato, … ah dimenticavo.. Battiato ) senza addentrarci nei meandri della costruzione intellettuale tanto cara ai titanici eroi musicali del passato. E ancora i minimalisti da Glass a
Reich ci riportano ad una dimensione dilatata dell'attimo presente quasi un eternità fuori dal tempo che ci invita a gustare tutta la potenza dell'attimo. Abbiamo ancora tutti i riti dei popoli extra occidentali, i ritmi urbani e metropolitani, la dance, i canti liturgici, gli slogan, : tutte espressioni della contemporaneità che a loro modo ci parlano del mistero: ci svelano mondi e ci velano spiriti attivi che si nascondono dietro ad ogni espressione.
I tempi attuali del surfismo, della musica ubiqua, del crossover e dell contaminazioni in salsa globale, ci invitano assolutamente alla consapevolezza e alla presa di coscienza dei suoni: è un imperativo morale: conosciamo e viviamo il suono. Il mistero che nasconde la musica potrà essere così vissuto. Il mistero è ovviamente lo stesso da sempre, è solo cambiato il modo di rapportarci ad esso: un modo più responsabile.
Vedremo più avanti quali prospettive per la nuova musica, quale ruolo avrà e quali mezzi adotterà, secondo una mia personalissima visione.


La musica e il mistero 6


La musica del futuro

Amici di Popobawa,
riprendiamo, dopo la pausa estiva, le nostre digressioni sulla musica e il mistero.
Abbiamo visto lo stretto legame tra i due mondi del mistero e della musica, l'importanza della grammatica e della sintassi musicale ricca di significati e di simbologie, abbiamo considerato l'evento rituale come dimensione attuale della musica, la vibrazione, il suono e gli intervalli.

Mi piacerebbe ora soffermarmi sulle possibilità recondite che lo sviluppo dell'attuale tendenza nella musica potrà avere nel futuro, un futuro immediato e un futuro remoto. Quale ruolo potrà avere la musica nel futuro? Basandomi su dati verificabili oggettivamente (dischi, concerti), confrontando le linee evolutive della musica dal passato fino ad oggi, basandomi su intuizioni, constatazioni e riflessioni ma soprattutto su sensazioni e su una buona dose di immaginazione creativa direi che la musica potrebbe avere un ruolo di primaria importanza per la formazione della coscienza, dell'individuo e della società nel suo rapporto con se stessa e con l'ambiente.

L'inquieto scenario mondiale dei nostri giorni ci impone una domanda fondamentale: quale ruolo giochiamo noi nei confronti della contemporaneità, quali scelte, quali atteggiamenti dovremmo adottare?
Partendo da questa domanda troviamo possibile e desiderabile, oltre alle forme di terrorismo e di indifferenza generale alle quali purtroppo assistiamo, la costruzione di una nuova umanità.
Oggi la musica vive nello strapotere dei media, nella prosecuzione degli schemi sonori consolidati, difficile proporre qualcosa di veramente nuovo e creativo se non appunto fuori dagli schemi.
Ovviamente questi sono passaggi, come dire, obbligati: si deve per forza passare attraverso la caduta di stile della musica. l'involgarimento, il piattume e la barbarie musicale per arrivare a toccare, a raccogliere un consenso fino all'ultima coscienza, e poi gradatamente, forse, risalire.È necessario fare i conti col mercato, con la comunicazione globale per fare arrivare un messaggio, uno stile una visione del mondo che abbia un senso di comunicazione reale.
Il nuovo seme della musica sarà la creatività originale consapevole e la rottura degli schemi.

La musica, come tutte le altre attività dell'uomo, uscirà dagli schemi, dal già noto, dal già percorso: diventerà una musica con uno scopo preciso, verrà utilizzata nel mondo, nella quotidianità, con una finalità conclamata. Sapremo utilizzare con consapevolezza le potenzialità delle vibrazioni sonore per attivare a nostro piacere stati di coscienza, situazioni di vita, comunicazioni interpersonali e aziendali, avrà un riferimento e un monitoraggio costante sulla realtà esterna come il clima, la biodiversità, l'architettura, l'urbanistica. Servirà al costume, per finalizzare i comportamenti e i codici etici, verrà indossata, comunicata, manifestata a piacimento, sarà quasi esclusivamente: ogni spazio avrà un suo codice sonoro, ogni attività, ogni tempo, ogni funzione sarà sonorizzata e verrà inserita nel tessuto sociale come identificativa di luoghi di appartenenza e aggregazione (come lo è in parte tuttora).Ci serviremo della musica per comunicare e farci comunicare stati espressivi ed identificativi, manifestare stati d'animo, emozioni, pensieri, codici etici ed estetici, orientamenti. La musica vivrà un periodo di forte personalizzazione.

Ma una grande rivoluzione avverrà nella formazione e nell'educazione. La musica partirà dal proprio interno, sgorgherà dal bambino e dall'adulto come vibrazioni fondamentali di uno stato di un urgenza comunicativa, di un emozione e ancor meglio di un pensiero.
Avremo imparato a ricodificare i suoni perché entreremo in sintonia uno con l'altro grazie ad empatie vibrazionali.
Il suono non rappresenterà più l'esterno con un suo codice identificativo, una sua cultura di riferimento, Il suono semplicemente "sarà" per quello che è, ontologicamente (come già Wagner preconizzava nel suo "Religione ed Arte"). Questo avverrà secondo la linea di sviluppo di quanto è già in atto con il melting pot linguistico, la contaminazione, il crossover, la coesistenza di più approcci e stili musicali. La grande distruzione delle forme musicali a cui stiamo assistendo (complice anche la tecnologia e la riproducibilità tecnica) la perdita dell'hic et nunc e dell'aura, porterà ad un grado più elevato di discioglimento del linguaggio fino alla formazione di una melassa, di un nuovo brodo primordiale sonoro da cui i suoni usciranno puri. Ogni coscienza trarrà da questo "brodo" il suono che più si adatta alla propria esigenza comunicativa e esperienziale secondo pure regole vibratorie o di risonanza. Come negli antichi tempi aurei dove il suono era la manifestazione di uno spirito, di un ente, di un essere.

L'esperienza musicale era ed è tuttora legata alle forme e ai generi musicali, in cui ogni forma è espressione di un mondo e manifesta quel mondo e quella esperienza attraverso un codice sonoro, era un invito a entrare in quel mondo e a condividerlo, a viverlo e a goderlo fino in fondo.
Ora l'esperienza musicale che sarà, continuerà ad invitarci a vivere ed entrare in quei mondi ma in più saprà relazionarsi con altri mondi contemporaneamente: cioè sarà un 'esperienza musicale che avrà coscienza anche dei mondi altri, un'esperienza capace di porre relazioni tra i mondi, di proporzionarsi tra i mondi; un'esperienza che tiene conto dei mondi ai quali le musiche fanno riferimento e li concepisce come un'unità; avrà dunque una visione olistica, globale, discernerà il tutto nelle parti e le parti nel tutto. Dunque non più musica, ma musiche. Non più un prodotto musicale ma un processo musicale. Non considererà il singolo fenomeno musicale o blocco sonoro o cellula musicale se non inserita in un contesto, in una struttura globale più ampia che abbraccia ogni atteggiamento o approccio. Una musica che ad esempio saprà essere dolce ma che conosce al contempo la disperazione, saprà essere emotiva e al contempo razionale, saprà essere positiva conoscendo la negatività. Insomma cambierà il ruolo della musica e del musicista in una musica totale e in un musicista totale, perché la coscienza individuale si sarà elevata, e quindi saprà scegliere, con responsabilità, il mezzo musicale idoneo al fine da perseguire: il musicista infine diventerà maestro di se stesso, conoscerà i mezzi musicali a propria disposizione per raggiungere un obiettivo e lo farà con assoluta consapevolezza. Non so ovviamente se, e in quale tempo, avverrà, non sono un indovino né un chiaroveggente, ma mi piace pensare che potrà essere così.

Ora con questa visione delle musiche future ci appare chiaro come l'universo del mistero possa in qualche modo disvelare almeno una parte del suo volto.
Qualcosa del mistero, tramite la musica così vissuta, potrà entrare nella nostra esistenza rendendola sicuramente più poetica e pacifica.


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