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Per
quanto possa sembrare strano ad inventare la strategia dei
Kamikaze non sono stati né i giapponesi né
i fondamentalisti islamici.
Il più antico suicidio di un guerriero che ci sia
pervenuta notizia risale al console Decio Mure, un romano,
che durante la battaglia del Sentino, si lanciò contro
il nemico e si fece uccidere per trascinare con se gli avversari
e permettere ai suoi uomini di effettuare una manovra che
li avrebbe portati alla vittoria.
Anche tra i Celti esistevano dei gruppi di combattenti,
devoti alle Divinità della guerra, che bevevano e
si drogavano prima di ogni battaglia per poi lanciarsi,
completamente nudi, dipinti di blu, armati di una lunga
spada, in attacchi suicidi contro le prime file avversarie.
Fra i Longobardi, i " Cinocefali", invasati dal
culto del dio Wotan, combattevano fino alla morte finale
indossando una maschera con il muso di cane.
Non dobbiamo dimenticare neppure, fra gli indiani d'America,
i dog soldiers ( soldati - cane) delle Tribù dei
Sioux.
I dog soldier, si armavano di un lungo palo, che piantavano
nel luogo in cui si legavano con una lunga fascia; mentre
erano così legati, combattevano fino all'estremo
delle loro forze.
Cosa significa il termine " Kamikaze"? Vento divino!
Termine coniato dai piloti giapponesi durante la seconda
guerra mondiale per rappresentare il loro sacrificio mentre
si gettavano con i loro aerei contro gli obiettivi nemici.
Tuttavia, moderni studiosi hanno riscontrato solo nella
Tradizione medio- orientale le origini di alcune caratteristiche
ritrovate negli ultimi e terribili attentati dei fondamentalisti
islamici.
James Buchan, studioso inglese del Medio Oriente afferma
che la tradizione dei Kamikase precede addirittura la nascita
dell'Islam ed ha quattro caratteristiche: il rifiuto totale
del mondo, il disprezzo per la propria vita, una convinzione
onnipotente di essere dei prescelti divini e una vistosa
adorazione per la spettacolarità.
Questa tradizione raggiunse un picco nel Medio Evo, con
la setta estremista e terrorista musulmana degli Assassini.
Gli adepti obbedivano ciecamente al capo politico - religioso
detto " il Vecchio della Montagna".
In cambio della promessa di partecipare alle delizie dei
giardini di Allah, questi Killer, inebriati anche da droghe,
partivano per spedizione suicide.
Ma cosa succede nella mente di chi fa una scelta così
folle come quella di distruggere la propria vita e quella
di decine e centinaia di innocenti?
Lo psicologo inglese Andrew Silke dell'Università
di Leicester, afferma: " sia i Kamikaze giapponesi sia
i fanatici islamici contemporanei nutrono un odio, nel caso
specifico, per gli U.S.A, una superpotenza mondiale che,
ai loro occhi, minaccia le loro radici, la loro cultura
e la loro religione".
I volontari islamici credono che, dopo la loro morte, si
sveglieranno in paradiso, circondati da 72 vergini disposte
a soddisfare ogni loro desiderio.
Silke, aggiunge che " ne' i Kamikaze né i terroristi
sono pazzi ma semplicemente arrabbiati, disperati e fermamente
decisi".
Non dimentichiamoci, comunque, che anche persone pacifiche
sono arrivate a sacrificare le loro vite ma il loro gesto
era di tutt'altro genere! Volevano sollevare un problema,
segnalare un'ingiustizia ma, a differenza dei kamikaze,
non miravano a distruggere bersagli militari, né
- a differenza dei terroristi - a uccidere persone innocenti.