Misteri e storia · Misteri irrisolti e cronaca

I delitti del Mostro di Firenze


Non si poteva fare a meno di dedicare, in questa Sezione, alcuni articoli alla vicenda giudiziaria legata agli orrendi crimini dei quali si è macchiato, dal 1968 al 1985, il così detto Mostro di Firenze!
Un vicenda giudiziaria costellata da molteplici inchieste, con il risultato di " ingarbugliare" ancora di più gli elementi in possesso degli inquirenti tanto da far pensare- allo stato attuale dei fatti- che questo caso non sia ancora concluso.
Il nostro intento è quello di rivisitare gli orrendi delitti, tenendo presente i luoghi dove furono perpetrati nel più profondo rispetto per le vittime che vi hanno trovato una morte orrenda; tentando, nel contempo, di comprendere cosa sia accaduto, nel corso degli anni, a tutti coloro che furono chiamati a prestare la loro opera durante il corso delle indagini.
Ciò che ci spinge è la volontà di fare un po' di chiarezza intorno a degli accadimenti, che vanno considerati come una delle storie più tragiche che mente umana abbia mai concepito.
Avremo anche bisogno del vostro aiuto e della vostra collaborazione; pertanto invitiamo ogni lettore a trasformarsi in detective per fornirci nuovi spunti, per ampliare dei particolari sottovalutati…..per scrivere insieme un capitolo nuovo all'insegna della Verità.
Per qualsiasi commento e deduzione, Scrivete alla Redazione:
laura@popobawa.it
Vi ringraziamo anticipatamente!

IL PRIMO DELITTO: Mercoledì 21 agosto 1968

IL SECONDO DELITTO: Sabato 14 settembre 1974

TERZO DELITTO: Sabato 6 giugno 1981

QUARTO DELITTO: Giovedì 22 novembre 1981

QUINTO DELITTO: Sabato 19 giugno 1982

SESTO DELITTO: 9 Settembre 1983

SETTIMO DELITTO: Sabato 29 luglio 1984

OTTAVO DELITTO: 8 Settembre 1985

Il primo delitto: Mercoledì 21 agosto 1968

Le colline toscane di notteIllustrazione generata con IA per Popobawa.it


Il primo elemento da tenere presente poiché si è ripetuto come un rituale in tutti gli omicidi del Mostro è che a fare da sfondo alla sua macabra opera distruttiva c'è stata sempre una notte di novilunio! Un notte scura dove la luna è nera e non preannuncia cose positive; è il momento adatto - secondo alcuni manuali dell'Occulto - per realizzare rituali ed incantesimi rivolti alla distruzione ed al danno.
Anche in questo fatale mercoledì, la notte è buia e neppure un barlume di luce illumina la stradina sterrata, nei pressi del Cimitero di Lastra, dove si ferma l'auto, targata Ar 534442.
All'interno della stessa, si trovano Antonio Lo Bianco e Barbara Locci, di 29 e 32 anni ciascuno.
I due, amanti da tempo, sono regolarmente coniugati; pertanto, costretti- per " consumare il loro amore"- ad appartarsi in luoghi poco trafficati dove nessuno possa riconoscerli.
Barbara, ha un bambino, che porta sempre con sé ed anche in questa occasione Natalino dorme sul sedile posteriore della Giulietta.
Sarà proprio Natalino, svegliato da colpi di arma da fuoco, a fare la triste scoperta: Antonio e Barbara giacciono uccisi in una pozza di sangue.
Non è semplice immaginare le sensazioni che può aver provato il bambino….la cronaca riporta solo che, in stato confusionale, raggiunge un'abitazione che dista due chilometri dal luogo del delitto per ritrovarsi a suonare alla porta di Francesco De Felice, un operaio di Sant'Angelo a Lecore.
Un particolare, colpisce l'attenzione degli inquirenti: malgrado il sentiero percorso da Natalino a piedi nudi - poiché le sue scarpe erano rimaste all'interno della Giulietta - fosse impervio e pieno di sassi, il bambino, agli occhi dell'operaio che risponde alla sua richiesta d'aiuto, non appare per nulla affaticato e……. particolare ancora più strano; i calzini da lui indossati risultano essere perfettamente puliti!
Il De Felice allerta immediatamente i carabinieri di zona per poi tentare, insieme ad un suo vicino: Marcello Manetti, di raggiungere il luogo del delitto;
ma debbono rinunciare nel loro intento a causa del buio e delle difficoltà presentate dal terreno da percorrere.
I carabinieri, giunti sul posto, trovano Barbara Locci seduta sul sedile anteriore sinistro, al posto di guida, raggiunta da quattro colpi di pistola, uno dei quali le ha colpito il cuore; è vestita sommariamente con la gonna alzata fino all'inguine e tutta lordata di sangue!
Antonio Lo Bianco, seduto sul sedile anteriore destro, con lo schienale ribaltato, è stato raggiunto da quattro colpi di arma da fuoco mentre ha appena iniziato a slacciarsi i pantaloni; da questi particolari si deduce che la coppia è stata massacrata prima ancora di compiere il rapporto vero e proprio.
Da una prima ricostruzione dei fatti, sembra che i colpi siano stati esplosi attraverso il finestrino anteriore sinistro colpendo per primo l'uomo ed inseguito la donna che stava sopra di lui.
Natalino, interrogato dagli inquirenti, dichiara di non essersi accorto di nulla ma di essersi svegliato solo al rumore degli spari.
Tale versione non sembra credibile agli occhi degli investigatori proprio a causa dei particolari citati precedentemente; sollecitato, quindi, a dire la verità, Natalino ritratterà in seguito affermando che è stato suo padre a portarlo a cavalcioni presso la casa colonica dove si è presentato a chiedere aiuto.
Dopo varie ricerche, gli inquirenti accusano di questo delitto il marito di Barbara Locci: Stefano Mele, un pastore sardo, semianalfabeta, che ben presto confessa la sua colpa malgrado offra una ricostruzione del fatto del tutto imprecisa.
Stefano Mele, viene condannato per il duplice omicidio e rimarrà in carcere fino al 1981.
In questo primo delitto, fa la comparsa la famosa berretta, calibro 22, modello Longle Rifle, che sarà sempre usata dal Mostro di Firenze per tutti gli otto omicidi compiuti.
Stefano Mele, non fornirà mai una risposta precisa in merito alla scomparsa della pistola usata per uccidere: una volta afferma di averla gettata in un torrente per poi dire di averla riconsegnata a colui che gliela aveva data.
La ricerca dell'arma è vana malgrado i carabinieri abbiano operato in varie direzioni!!!
L'inchiesta viene condotta da un giovane sostituto procuratore, che diverrà famoso per aver creato il pool antimafia di Palermo: Antonino Caponetto, il quale, purtroppo, non riuscirà a fare completa chiarezza sull'accaduto.
Molti dubbi rimangono aperti fino al 1982 quando una segnalazione anonima ricollegò la vicenda ai delitti del Mostro; le indicazioni presentate furono talmente precise da convincere molti esperti che probabilmente l'assassinio dei due amanti altro non era che il primo omicidio commesso dal Mostro di Firenze.

LAURA SCAFATI

Il secondo delitto: Sabato 14 settembre 1974


Sono passati sei lunghi anni dall'uccisione di Barbara Locci e Antonio Lo Bianco; il colpevole sta scontando la pena in un carcere e nessuno ricorda più quel fatale mercoledì notte!
È un sabato di novilunio, dove la notte appare scura e misteriosa! Pasquale Gentilcore, di soli 19 anni, abita in una piccola frazione di Pontassieve; di professione fa il barista ed è fidanzato, da due anni, con Stefania Pettini, di soli 18 anni che svolge la professione di segretaria d'Azienda.
Sono giovani e pieni di sogni….hanno già fissato la data del loro matrimonio con il consenso delle famiglie che vedono di " buon occhio" tale unione.
Pasquale e Stefania, come tutti i giovani, amano divertirsi, andare a ballare e proprio quel sabato decidono di trascorrere la serata con i loro amici presso la discoteca " Teen Club".
Il padre di Pasquale gli ha prestato la Fiat 127, quindi, all'uscita del locale, i due giovani salutano gli altri per salire nella loro vettura alla ricerca di un posto tranquillo dove appartarsi.
Arrivano in località Sagginale, a Borgo San Lorenzo- fermano la macchina ma non hanno neppure il tempo di iniziare i preliminari che il Mostro- che li ha seguiti, in agguato tra i cespugli- entra in azione!
Fino alla mattina successiva nessuno si accorge di nulla! Sarà un contadino del posto, Pietro Landi, che abita poco distante e sta passeggiando tra i campi, ad assistere per primo alla terribile scena di morte.
Il Landi, attirato dalla musica che esce dagli altoparlanti dell'autoradio ancora accesa, si avvicina alla Fiat 127 e da subito vi scorge la portiera laterale destra aperta, il finestrino anteriore sinistro in frantumi….per poi scoprire con raccapriccio Pasquale Gentilcore seminudo - indossa solo slip e i calzini- riverso sul lato sinistro della portiera della macchina.
I periti scopriranno che è stato raggiunto da sei colpi di pistola e da due colpi sferrati da un'arma da taglio che lo hanno colpito al torace.
Stefania Pettini è completamente nuda, distesa supina, poco distante dall'autovettura, con le gambe e le braccia divaricate; è stata colpita con quattro proiettili all'interno dell'abitacolo e poi trascinata all'esterno per essere massacrata con novantasei coltellate.
I segni lasciati dall'arma da taglio sul corpo della povera giovane somigliano sinistramente ai simboli oscuri del più famigerato sadismo.
Il mostro ha tentato di circoscrivere le zone erogene insistendo maggiormente sul seno sinistro, sul ventre ed in maniera marcata sul pube per poi compiere
il più infamante dei riti inserendole, fra le gambe, uno stralcio di vite appena strappato da una vigna che si trova nei paraggi del luogo del delitto.
Gli inquirenti recuperano solo cinque bossoli mentre la borsa della ragazza ed il suo maglione bianco verrà ritrovato da anonimi a trecento metri dal posto in questione.
Secondo la madre della Pettini, il contenuto della borsa è mancante di alcuni oggetti; il portafoglio, l'orologio e degli anelli mentre risulta contenere un bottone di cuoio di una giacca di tweed mai visto in precedenza; indizio probabilmente prezioso al quale non è stata prestata molta attenzione.
A questo punto sorge spontanea una domanda: come mai il Mostro lascia aperta la borsa ed il maglione senza portarseli dietro al momento della fuga? Probabilmente arriva a piedi nei luoghi dove decide di uccidere e se ne va via sempre a piedi.
Emerge ancora un altro elemento, terribile per la sua crudezza: quando Stefania viene trascinata fuori dalla macchina e sottoposta ad atroci torture è ancora in condizioni di vedere e di sentire!
Secondo il medico legale, professor Maurri, che si occupa dell'autopsia, l'assassino ha agito con un'arma affilatissima con la quale ha anche tagliato le mutandine della Pettini, con un colpo netto sul fianco sinistro.
Frattanto, un'amica della giovane si presenta alle Autorità competenti per dichiarare che Stefania, alcuni giorni prima della sua morte, le aveva confidato di aver fatto un incontro strano che la preoccupava molto! Gli inquirenti, tuttavia, non daranno mai importanza a questa pista che probabilmente poteva chiarire alcuni elementi dell'iter compiuto dal maniaco prima di uccidere.
Nel corso delle ulteriori descrizioni dei delitti del Mostro, potrete, infatti, riscontrare delle somiglianze con altri accadimenti inquietanti vissuti dalle vittime e dai familiari delle vittime stesse: una specie di copione prestabilito seguito dal Mostro prima di passare all'azione!
Alcuni anni dopo il delitto, una mano ignota deturperà la tomba dove la giovane riposa nel suo sonno eterno; questa è una delle prime profanazioni di tombe a cui si assisterà nel corso di tutti i delitti compiuti dal Mostro e non solo in questi, ma ne parleremo in seguito.

LAURA SCAFATI

Terzo delitto: Sabato 6 giugno 1981


Giovanni Foggi e Carmela di Nuccio, rispettivamente di 30 e 21 anni, fidanzati da alcuni mesi ma decisi a sposarsi al più presto si recano a trascorrere alcune ore di relax presso la discoteca di Vingone.
All'uscita del locale, i due giovani salgono sull'autovettura Ritmo di proprietà di Giovanni per recarsi in un luogo tranquillo dove trascorrere un breve lasso di tempo lontani da sguardi indiscreti.
Giunti nella località di Mosciano di Scandicci, fermano la macchina vicino a dei vigneti e si abbracciano felici di essere insieme.
Sono circa le 24 del sabato: la coppia è sempre più intenta nei preliminari amorosi senza pensare a quanto avviene al di fuori dell'abitacolo; il mostro aspetta proprio questo preciso momento per materializzarsi dal nulla ed iniziare a sparare con la calibro 22!
Dapprima, colpisce Giovanni Foggi con tre colpi mortali per aggiungervi tre coltellate sulla schiena e diversi piccoli tagli sul collo.
Si dedica poi a colpire Carmela Di Nuccio con cinque colpi di pistola, infierendo sul povero corpo agonizzante con due pugnalate alla schiena ed al basso ventre.
Una volta uccisi entrambi, trascina il corpo della ragazza fuori dall'abitacolo……apre la borsa della giovane e le sparpaglia intorno al corpo tutto il contenuto della borsa……ed inizia, tranquillo e non visto, a dare il via al macabro rituale fatto di incisioni, disegni ed altro…..
Il delitto viene scoperto la mattina di domenica da Vittorio Sifone, un agente di polizia che passeggia fra i campi insieme al proprio figlioletto di quattro anni.
Il Sifone scorge la Ritmo ferma a ridosso di un albero, con il finestrino sinistro andato in frantumi; avvicinandosi, incuriosito, scorge Giovanni che appoggiato allo schienale di guida, sembra dormire.
Ad un più attento esame, nota che il giovane ha indosso una camicia blu ancora abbottonata mentre i jeans sono infilati solo fino alla coscia destra, Fuori dalla macchina, in un avvallamento appena sotto il ciglio di una stradina campestre, giace Carmela, in una posizione supina con il braccio destro disteso mentre il sinistro è sotto il corpo con le gambe incrociate.
Ha una collanina di perline impigliata fra le labbra e presenta l'asportazione del pube eseguita con una perizia che fa molto pensare…..! E con un'arma affilata che potrebbe essere un bisturi usato in Chirurgia!
Gli abiti della giovane risultano trinciati di netto, piccole ferite le vengono riscontrate sul seno e sul collo.
Anche in questo delitto, il Mostro ha preferito portare la ragazza lontano dalla macchina per agire indisturbato e mettere in atto i suoi macabri riti di una nefandezza unica.
A questo punto, i particolari sono talmente evidenti che non si può fare a meno di collegare tale delitto a quello di Pasquale e Stefania avvenuto 7 anni prima.
Inizia così la caccia al Mostro di Scandicci mentre la psicosi e la paura si diffondono per tutta l'Italia!
Aldolfo Izzo e Silvia della Monica sono i due procuratori incaricati delle indagini che iniziano ad indagare nel mondo sommerso dei " Guardoni" convinti che se si deve parlare di un Mostro altro non può essere che uno di loro.
Inizia così la lunga fila di " pseudomostri" messi, ingiustamente, dietro le sbarre dalla Procura fiorentina mentre il vero Mostro trascorre le sue giornate indisturbato e magari nascosto dentro gli abiti di un " qualcuno" al di fuori di ogni sospetto!!!

LAURA SCAFATI

Quarto delitto: Giovedì 22 novembre 1981

Il Mostro ha sempre più sete di sangue e questa volta colpisce a soli pochi mesi di distanza dal terzo delitto.
Solita notte di novilunio con la differenza che il 22 novembre precede il giorno di uno sciopero generale pertanto nell'aria si respira aria di festa e le persone sono in giro a fare tardi senza preoccuparsi della sveglia dell'indomani.
Stefano Baldi è un giovane di 26 anni che lavora in un lanificio di Vaiano mentre nei giorni di riposo fa l'allenatore della squadra dei Rangers; è fidanzato con Susanna Cambi, una bella ragazza di 24 anni che lavora insieme alla mamma presso l'Hotel Palace di Prato.
Alcune persone vicino al giovane diranno, a delitto avvenuto, r che Stefano, alle 20, 30 di quella stessa maledetta notte, ha ricevuto una telefonata alquanto " strana": l'interlocutore si presenta come un geometra noto che desidera prendere dei contatti con il giovane……anche questa volta, gli investigatori danno poca importanza a questo fatto svolgendo solo le solite ricerche di rito per arrendersi quanto non trovano nessuno a confermare l'avvenuto "abboccamento"!
Chi scrive, invece, ci trova una somiglianza innegabile con l'incontro inquietante avuto da Stefania Pettini prima di essere uccisa dal Mostro nel 1974!
Torniamo alla tragica notte: i due fidanzati escono di casa alle 23 per raggiungere, a bordo di una Golf Diesel, una sentiero di campagna che divide dei filari di vite da un oliveto, in località Travalle di Calenzano.
Il luogo è simile a quello del delitto di Lastra a Signa, infatti vicino alla strada scorre un torrente ed a poche centinaia di metri in linea d'aria c'è l'autostrada.
Stefano ferma la sua auto ed i due iniziano a dare il via alle loro effusioni amorose….dopo pochi minuti ecco " andare in scena" il solito copione! Il mostro esce fuori dal suo nascondiglio, spara dal finestrino destro ed inizia ad uccidere per poi trascinare la ragazza fuori dall'abitacolo ed iniziare il suo rituale macabro…..per Stefano e Susanna non c'è più nulla da fare!!!
I corpi vengono scoperti la mattina dopo da un pensionato che incuriosito si avvicina alla Golf.
Il primo particolare insolito emerge dal fatto che- in questo caso- anche l'uomo è stato trascinato fuori dalla macchina dove giace in una specie di fosso con indosso la camicia mentre i pantaloni sono infilati solo su una gamba e il suo maglione è stato arrotolato sotto i suoi glutei per far assumere al cadavere la posizione di " seduto"! È stato colpito da quattro colpi sparati dalla solita pistola e da quattro pugnalate al torace.
Non dobbiamo dimenticare quanto detto precedentemente, è una serata di festa, le coppiette hanno invaso i posti " tranquilli", in giro ci sono dei guardoni….probabilmente il Mostro ha voluto creare una specie di messinscena dove, a distanza, a chi avesse per caso notato la macchina ferma, sarebbe apparsa una scena normalissima dove un uomo stava tranquillamente seduto in mezzo all'erba.
A circa sei metri di distanza, giace Susanna, colpita da quattro proiettili al torace e da due pugnalate alla schiena; giace supina in un lago di sangue!
La povera ragazza presenta ferite superficiali al seno sinistro, e come da rituale ormai tristemente noto, le è stato asportato il pube oltre che il perineo e parte della fascia media delle cosce.
Il taglio si presenta preciso e continuo dimostrando una particolare perizia nell'uso di strumenti predisposti al caso.
Un nuovo ed inquietante elemento emerge in questi delitti, vicino alla macchina usata dalla giovane coppia, viene trovata una pietra di lava rossa ben squadrata a tronco di piramide ed un'impronta di stivale di taglia grande!
Ancora più strano è il fatto accaduto il venerdì successivo al delitto, prima ancora che i due poveri corpi fossero ritrovati: qualcuno telefona, infatti, a casa della zia di Susanna e con voce molto fievole ed educata chiede di poter parlare con la mamma della ragazza per poterle dire alcune cose concernenti la figlia.
Il fatto appare da subito singolare poiché l'indirizzo dove abitava la zia di Susanna era provvisorio ed ignoto a chiunque e la mamma della vittima in effetti si trovava da qualche giorno a casa della sorella ma solo i più intimi erano a conoscenza del suo provvisorio trasferimento.
Da un controllo effettuato dai tecnici della SIP, si scopre che qualcuno aveva più volte tentato di mettersi in contatto con questo numero ed in molti arrivano alla conclusione che si sia trattato del misterioso assassino che - guarda caso - era a conoscenza di particolari troppo intimi per non aver operato un controllo nel tempo sulla vittima e sulla famiglia.
Gli inquirenti cominciano ad interrogare varie persone presenti in quel luogo la notte del fatto: alcuni concordano nel dire di aver notato un uomo di mezz'età a bordo di un Alfasud che si allontanava velocemente dal luogo.
Alcuni elementi permettono di tracciare un approssimativo identikit del Mostro e di mettere a confronto la tecnica usata nei vari delitti che sembra essere sempre la stessa: stessa notte di novilunio e stessa pistola.
Alcuni investigatori ritengono, inoltre, che a compiere con tanta precisione i macabri ed orrendi rituali sul corpo delle vittime possa essere un ginecologo od un chirurgo; un uomo, insomma, che oltre ad essere un perfetto tiratore sia anche al di sopra di ogni sospetto!

Quinto delitto: Sabato 19 giugno 1982

Ci troviamo, ancora una volta, in un sabato afoso di prima estate; una notte di novilunio, che ripropone alla memoria immagini terrificanti di una scia di sangue senza fine.
Paolo Mainardi e Antonella Migliorini, rispettivamente di 22 e 19 anni, si amano alla follia tanto da essere considerati, da coloro che li frequentano, come inseparabili!
La notte fatidica per loro, decidono di passare alcuni momenti insieme, lontano dagli sguardi curiosi, in una piazzola sita in località Baccaiano, a due passi dalla provinciale Via Nuova Virgilio.
La strada è abbastanza trafficata tanto da renderli fiduciosi nella loro pur sempre prudenza.
Mentre sono fermi a parlare, passa vicino a loro una Seat 127 con a bordo una coppia di amici che li invita a stare in guardia poiché esiste il pericolo che il Mostro possa colpire ancora soprattutto in una notte così buia ma i due giovani si sentono sicuri del posto così trafficato.
Paolo ed Antonella, a differenza delle altre coppie, riescono a portare a termine il loro rapporto e mentre si stanno rivestendo, l'assassino balzato fuori dal nulla spara, come sempre prima al ragazzo colpendolo in modo superficiale alla spalla sinistra mentre il giovane, compresa la gravità della situazione, sta mettendo in moto la macchina per fuggire via.
Il Mostro, con una caparbietà che dimostrerà in ogni delitto perpetrato, non si arrende! Continua a sparare per raggiungere con un colpo preciso il cuore di Antonella che muore all'istante.
La Seat parte a forte velocità, con il freno a mano ancora inserito, raggiunge la strada ma non riesce a fermarsi, finendo con le ruote posteriori nel fossato, dall'altra parte della carreggiata; nell'urto si blocca lo sportello di guida e Paolo terrorizzato si trova completamente in balia dell'assassino che agisce ancora una volta con una freddezza che ha dell'incredibile!
Si para, infatti, davanti alla macchina e mira, colpendoli, i fari accesi per evitare che la loro luce gli illumini il volto….poi si avvicina lentamente al Mainardi che colpisce alla nuca per scaricare tutto il caricatore nel cadavere di Antonella.
A questo punto è costretto a fuggire senza poter procedere ai soliti macabri riti sulla vittima di sesso femminile.
La sua rabbia è totale, il suo odio verso colui che ribellandosi gli ha impedito di portare a termine l'opera è totale…..con un gesto estremo di sfida stacca le chiavi dal quadro della Seat e le getta lontano.
Queste chiavi, saranno ritrovate dagli inquirenti fra i cespugli del luogo del delitto senza che nessuno comprenda la potenzialità che contenevano per la risoluzione dei casi del Mostro di Firenze
Questo reperto viene, infatti, passato di mano in mano, inquinando in tale maniera delle impronte preziose, senza che a qualcuno venga in mente di sigillarlo in una busta chiusa per poterlo fare esaminare dagli esperti; e la cosa, signori miei, mi sembra alquanto strana poiché gli investigatori che indagavano al caso erano persone intelligenti e professionalmente preparate…sono passati gli anni ma, ancora, nessuno fornisce risposte esaurienti per tutti gli errori commessi nel seguire le varie piste.
Il delitto viene scoperto quasi subito mentre Paolo è ancora in vita; morirà alle ore otto di domenica mattina senza aver mai ripreso conoscenza.
Gli inquirenti decidono di far credere che il giovane prima di morire abbia rivelato alcuni particolari, legati al misterioso assassino, al proprio padre.
E…..come da copione….arriva la solita telefonata da parte di una voce educata e senza inflessioni dialettali che chiede al padre del ragazzo notizie relative a quanto affermato dal moribondo e se, soprattutto, Paolo abbia riconosciuto il proprio carnefice: chi era al telefono??? Come mai nessuno riesce a smascherare questo interlocutore misterioso che riappare sempre in ogni delitto del Mostro?
In questo quinto delitto appare per la prima volta un testimone oculare che dichiara di aver visto, un'ora e mezza prima che venisse compiuto il delitto, avanzare, direzione Baccaiano, una macchina, che procedeva lentamente come se fosse in perlustrazione.
Sempre secondo questo testimone la macchina apparteneva alla Polizia con una sola persona a bordo, vestita di celeste chiaro, stesso colore della divisa dei poliziotti.
Testimonianza interessante ed inquietante nel contempo che lascia spazio a molti interrogativi…malgrado gli inquirenti dell'epoca preferirono lasciarla cadere nel dimenticatoio.
Poniamo il caso che a bordo della macchina della Polizia ci fosse stato il Mostro di Firenze, travestito da poliziotto, questo renderebbe più facile comprendere la facilità che ha sempre avuto nell'avvicinarsi alle auto ferme in posti isolati, senza far insorgere timori da parte degli occupanti.
Tuttavia, prendendo per vera tale testimonianza, dovremmo chiederci in che modo il Mostro poteva entrare in possesso di una macchina assegnata al Corpo di Polizia!
Come vedete intorno alla vicenda ed agli assassini perpetrati da questo terribile Serial Killer ci sono dubbi ed interrogativi mai risolti negli anni e che sinceramente danno molto da pensare!!!

LAURA SCAFATI

Sesto delitto: 9 Settembre 1983

Questo è un delitto che rappresenta molte diversità dai precedenti! Stessa notte di novilunio….stessa oscurità intorno al Camper dei due giovani tedeschi: Uwe Rush, un bel ragazzo di 24 anni, biondo con i capelli molto lunghi e Horst Meyer, anch'egli ventiquattrenne.
Hanno deciso di trascorrere alcuni giorni di vacanza in Italia e quella notte decidono di fermarsi, con il loro furgone Wolkswagen, nei pressi di Scandicci, in Via Giogoli di Galluzzo.
Si distendono nei loro sacchi a pelo, lasciando la luce accesa per leggere un poco e la radio che suona la loro musica preferita.
Il Mostro si defila improvvisamente sparando a bruciapelo, dapprima a Meyer e poi colpendo Rush, che ha tentato, inutilmente, di fuggire nella parte posteriore del camper.
L'assassino spara ben sette colpi tutti arrivati a destinazione.
Anche questa volta non procede con le solite mutilazioni poiché, probabilmente, avrà colpito scambiando Rush, a causa dei suoi capelli lunghi, per una ragazza e di fronte all'evidenza è fuggito via.
È ormai evidente che il suo macabro interesse è rivolto solo verso un corpo femminile.

LAURA SCAFATI

Settimo delitto: Sabato 29 luglio 1984

È una notte di novilunio di un'estate molto afosa! Claudio Stefanacci, studente universitario e Pia Gilda Rontini, commessa in un bar della Stazione di Vicchio - rispettivamente di 21 e 18 anni - insieme da tempo, escono di casa intorno alle ore 21 e si allontanano a bordo di una Fiat Panda per recarsi in una pizzeria e gustare una buona pizza!
All'uscita del locale, decidono di raggiungere la località La Boschetta, nei pressi della provinciale Sagginalese, tra Dicomano e Vicchio nel Mugello.
I giovani fidanzati hanno voglia di rimanere qualche ora da soli ma, per timore di quanto sta avvenendo da alcuni anni ad opera del Mostro, preferiscono appartarsi a circa duecento metri da una casa colonica, abitata da una signora anziana.
Appena i giovani iniziano i preliminari dell'amore, il Mostro - seguendo il solito rituale - balza improvvisamente fuori dal buio pesto della notte e spara ripetutamente prima a Claudio: colpendolo con quattro colpi all'orecchio sinistro, il torace ed il diaframma, quindi raggiunge con tre proiettili Pia, uno dei quali le si conficca nel cervello.
Non ancora soddisfatto, colpisce il giovane con dieci coltellate poi trascina fuori dall'abitacolo la ragazza per compiere l'infame rito mutilatorio.
Per la prima volta, oltre al pube, asporta con tagli netti e precisi anche il seno sinistro di Pia.
Frattanto, la madre del ragazzo preoccupata dal ritardo del figlio, avvisa la polizia che dopo pochissime ore fa la tragica scoperta.
Dentro la Panda giace Claudio con indosso una maglia a mezze maniche, slip e calzoni bianchi.
A sette metri di distanza, giace Pia, nuda, supina con il braccio destro alzato; nella mano ha la maglietta ed il reggiseno, gli slip sono stati tagliati e la catenina d'oro, che portava da sempre al collo, è stata strappata e gettata lì nei pressi, mentre il Crocifisso risulta essere stato trafugato dallo stesso Mostro…..altro elemento inquietante!
Oltre ai colpi d'arma da fuoco, la giovane è stata pugnalata alla testa con ferite da taglio anche sul collo.
Gli investigatori accorsi sul posto, rilevano un'impronta sul montante destro dell'auto ed un'impronta lasciata dal ginocchio sulla polvere dello sportello destro.
Anche per questo delitto esiste una testimonianza veramente interessante: vicino al luogo dell'ultima uccisione c'è un bar tavola calda; alle 16, 45 di quello stesso giorno arrivano trafelati una ragazza ed un ragazzo, si siedono ad un tavolino all'interno ed ordinano un panino.
Contemporaneamente arriva anche un altro signore, che si siede fuori ma in una posizione tale da poter vedere l'interno del bar in questione.
Questo signore ordina una birra ghiacciata che, malgrado il caldo soffocante, non toccherà; l'uomo vestito con giacca e cravatta continua a rimanere sotto il sole mentre guarda intensamente la giovane ragazza all'interno…..il proprietario del bar dichiara che non sarà mai in grado di dimenticare quello sguardo così intenso ed inquietante.
Quando questo strano avventore si accorge che i giovani hanno terminato e sono intenti a pagare, si precipita anche lui a chiedere il conto e corre fuori dietro alla coppia.
Solo quando leggerà il giornale, il barista riconoscerà nelle povere vittime dello spietato Mostro quei due giovani che, nell'ultimo giorno della loro vita, sono venuti a mangiare un panino nel suo bar.
Ma se i due ragazzi erano la coppia massacrata….chi mai sarà quel signore elegante e distinto che ha continuato a fissare Stefania per tutto il tempo che si trovava nel Bar?
Dalla descrizione non somiglia nemmeno un poco a Pietro Pacciani e neppure agli altri condannati in seguito…..come mai nessuno degli inquirenti ha pensato di approfondire tale pista?

LAURA SCAFATI

Ottavo delitto: 8 Settembre 1985

Oramai la caccia al Mostro è aperta e la psicosi collettiva è alle stelle.
È stata costituita una squadra " antimostro" e la polizia ha disseminato i luoghi appartati di auto civette e di finte coppie!
Ancora una volta, si ha a che fare con un uomo molto intelligente e pronto a tutto: il Mostro è a conoscenza delle varie trappole tese per imprigionarlo ed allora invece di scatenare la sua furia omicida verso le varie coppie di fidanzati, appartati nella campagna vicino Firenze, decide di scegliere come vittime sacrificali una coppia di campeggiatori, che stanno trascorrendo una romantica vacanza in Italia.
Nadine Mauriot, ha 36 anni, residente a Aude Encourt, è proprietaria di un calzaturificio vicino al confine con la Svizzera; è separata dal marito ed ha due figlie molto piccole.
Jean Michel Kiavechvilj, più giovane della donna di sette anni, di professione è un musicista di Jazz; i due convivono insieme da vari mesi e a sentire chi li conosceva bene, si amano intensamente.
Quella notte hanno parcheggiato la loro Golf in una piazzola di Via degli Scopeti, a tre chilometri dal centro abitato di San Casciano Val di Pesa; luogo molto noto nella zona per essere meta di molti amanti e denominata confidenzialmente " la garçonnière di Firenze".
I due giovani si sono fermati a cenare alla Festa dell'Unità di Cerbaia, festeggiando la loro vacanza con pappardelle al sugo di lepre e dopo una breve passeggiata decidono di ritirarsi nella loro tenda
Non dimentichiamoci che, anche questa, è una notte di Novilunio…l'assassino furtivamente si avvicina a piedi alla tenda e ne taglia con il coltello il retro, pensando di trovarsi di fronte alle teste dei due giovani e freddarli alla solita maniera.
Questa volta ha sbagliato i suoi calcoli poiché riesce a squarciare solo il telo esterno della canadese per trovarsi di fronte la parete interna….frattanto di due francesi si sono accorti che qualcosa non va per il verso giusto.
Il Mostro, allora, preso dal panico, spara alla cieca con la solita Beretta e quattro colpi raggiungono in pieno Nadine, che muore sul colpo.
Jean, invece, riesce ad alzarsi e fuggire!
A questo punto, l'omicida diventa freddissimo e razionale: inizia a rincorrere il campeggiatore, dopo averlo inseguito per una quindicina di metri; lo finisce a colpi di coltello e getta il cadavere in una discarica di rifiuti.
Tornato, con la massima calma, dalla donna, inizia per l'ultima volta il suo tragico rituale, asportandole il seno sinistro ed il pube….per andarsene via indisturbato poiché nessuno ha sentito i colpi sparati dalla Beretta 22!
Quella stessa notte, il Mostro compie oltre sessanta chilometri con la sua macchina per andare a spedire, nella zona Mugello, " una terrificante lettera" al Magistrato Silvia Della Monica.
Dentro la busta, sigillato in un foglio di plastica, piegato in quattro e graffettato, inserisce un lembo di pelle di forma ovale.
Le perizie effettuate sul reperto scopriranno che si tratta di un pezzo di pelle prelevato dal seno sinistro di Nadine! Non verranno riscontrate nessun tipo di impronte.
Viene lecito domandarsi i motivi che lo hanno spinto a rischiare così tanto! Perché al Magistrato di sesso femminile? Perché ha deciso di spedire il macabro trofeo proprio da una località così distante dal luogo dell'ultimo delitto? Perché una parte del seno? Gli interrogativi sono tanti e ….tanti ancora.
Il 3 ottobre, sul luogo del delitto vengono rinvenuti dei guanti nuovi da chirurgo di marca Travenol Triplex, misura numero sette racchiusi in una busta che conteneva inoltre un fazzoletto Scottex con macchie di sangue non appartenenti ai due francesi ed una ciocca di capelli castani.
Infine, l'11 ottobre, vicino alla cassetta postale da dove il Mostro di Firenze ha spedito il lembo di pelle appartenente a Nadine, viene ritrovato un bossolo appartenente alla pistola che ha compiuto ogni delitto!!!

Da questo momento in poi si perdono le tracce del Mostro di Firenze!!! Lasciando dietro di sé una lunga scia di sangue e di dolore ed una molteplicità di domande senza risposta!!!
Leggendo la cronaca dei vari casi e le dichiarazioni fatte nel tempo dai vari inquirenti preposti al caso si ha come l'impressione che molti tasselli mancanti siano stati ignorati " quasi" di proposito……si prova la sensazione che il " caso" non sia risolto mentre dentro le tombe giacciono i corpi di giovani a cui si dovrebbe rendere giustizia!
Naturalmente non spetta a noi giudicare o risolvere…..rivisitiamo per dovere di cronaca le varie vicende cercando di scoprire insieme le varie incoerenze e le coincidenze riscontrate negli otto assassini.
Aspettiamo le vostre emails e vi invitiamo a leggere la prossima puntata dove si cercherà di tracciare un quadro psicologico del Mostro di Firenze e dove verranno narrate le vicende giudiziarie nelle quali sono incorsi, durante gli anni, vari personaggi.

LAURA SCAFATI

Aggiornamento integrato · 2026

Il Mostro di Firenze dal 2000 a oggi

Le condanne definitive, la pista perugina, il DNA e le richieste di riaprire il caso: che cosa è successo dopo la pubblicazione di questo dossier.

  1. 2000
    Le condanne definitive. La Cassazione conferma le condanne dei cosiddetti «compagni di merende» di Pietro Pacciani: ergastolo per Mario Vanni e 26 anni per Giancarlo Lotti, reo confesso, ritenuti colpevoli di quattro degli otto duplici omicidi. Pacciani era morto nel febbraio 1998, prima del nuovo processo d’appello disposto dalla Cassazione dopo la sua assoluzione.
  2. 2002
    La pista perugina. Lotti, scarcerato per motivi di salute, muore pochi giorni dopo. Nello stesso anno la Procura di Perugia fa riesumare la salma di Francesco Narducci, il medico trovato morto nel lago Trasimeno nel 1985: l’autopsia rileva lesioni compatibili con lo strangolamento, non con l’annegamento. Nasce l’ipotesi di un «secondo livello» di mandanti, che nei processi successivi non trova conferma: il filone si chiude con assoluzioni definitive.
  3. 2008
    Il farmacista assolto. Francesco Calamandrei, farmacista di San Casciano accusato di essere uno dei mandanti, viene assolto con rito abbreviato. Morirà nel 2012.
  4. 2009
    Muore Mario Vanni, scarcerato nel 2004 per motivi di salute. Con lui e Lotti, le uniche condanne definitive del caso riguardano persone ormai scomparse.
  5. 2017–2020
    L’ex legionario. Viene indagato Giampiero Vigilanti, ex legionario di Prato e conoscente di Pacciani; l’inchiesta è archiviata. Le nuove analisi isolano un DNA maschile ignoto sui pantaloni di Jean-Michel Kraveichvili, ucciso agli Scopeti nel 1985, e tracce di DNA sulle lettere anonime spedite ai magistrati nell’ottobre 1985: nessuna corrisponde ai sospettati noti, Pacciani compreso.
  6. 2022
    La richiesta di riaprire il caso. Gli avvocati Vieri Adriani, Valter Biscotti e Antonio Mazzeo, per conto di familiari delle vittime, chiedono alla Corte d’Assise di Firenze di riaprire le indagini su un uomo citato in un rapporto dei carabinieri del 1984 e mai inserito tra i sospettati.
  7. 2024
    Riesumazioni. Su richiesta della famiglia, vengono riesumati i resti di Francesco Vinci, uno dei sospettati della «pista sarda», trovato carbonizzato in un’auto a Chianni nel 1993: nel marzo 2025 il DNA conferma che sono proprio i suoi. Nello stesso anno i legali delle famiglie chiedono di riesumare anche Stefania Pettini e Jean-Michel Kraveichvili per nuovi confronti genetici.
  8. 2025
    Il DNA di Natalino. A luglio la Procura di Firenze rende noto che Natalino Mele, il bambino sopravvissuto al delitto di Signa del 1968, non era figlio di Stefano Mele, condannato per quel duplice omicidio, ma di Giovanni Vinci, fratello di Francesco e Salvatore. La scoperta non indica un colpevole, ma riporta l’attenzione sull’ambiente da cui partì la vicenda. Sempre a luglio la Corte d’appello di Genova dichiara inammissibile la richiesta di revisione della condanna di Vanni, basata su una perizia entomologica che anticiperebbe la data del delitto degli Scopeti; i legali annunciano ricorso in Cassazione. Il 22 ottobre esce su Netflix «Il mostro», miniserie di Stefano Sollima dedicata alla pista sarda.
  9. 2026
    Nuovi esposti. A gennaio l’avvocato Mattia Alfano presenta in Procura due esposti che propongono di collegare i delitti di Calenzano (1981), Baccaiano (1982) e degli Scopeti (1985) all’ambiente della prostituzione e dei film per adulti, indicando un possibile sospettato ancora in vita. Dagli atti emerge anche che Giancarlo Lotti era stato indagato, senza esito, per l’omicidio di Clelia Cuscito, uccisa a Firenze nel dicembre 1983: un fascicolo archiviato nel 2009.

Dove siamo oggi. A novembre 2026 non risultano nuove sentenze. Le uniche condanne definitive restano quelle di Mario Vanni e Giancarlo Lotti, entrambi morti, e per il delitto del 1968 quella di Stefano Mele. Chi abbia impugnato la Beretta calibro 22 in tutti gli otto duplici omicidi resta, ufficialmente, senza risposta: le nuove piste sono ipotesi da verificare, non verità accertate.

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