Misteri e storia · Misteri irrisolti e cronaca

Marilyn Monroe, storia di un omicidio

Un camerino hollywoodiano degli anni CinquantaIllustrazione generata con IA per Popobawa.it

SECONDA PARTE

La Murray rispose: " subito dopo mezzanotte…..ed allora ho chiamato il dottor Greenson, che è arrivato verso mezzanotte e mezza. Mi sono ritirata alle dieci circa. Avevo ancora delle cose da fare ed ho notato che la luce filtrava da sotto la porta della camera di Marilyn. Ho pensato che stesse dormendo o parlando al telefono con un amico, per cui mi sono messa al letto. A mezzanotte, mi sono svegliata per andare in bagno. Da Marilyn c'era ancora la luce accesa e mi sono preoccupata. Ho girato la maniglia, ma era chiusa dall'interno!"
Clemmons, meravigliato, chiese ancora: " la porta era chiusa a chiave?"
" Si - continuò la donna - ho bussato ma Marilyn non ha risposto, per cui ho chiamato lo psichiatra, il dottor Greenson, che abita non lontano da qui. Anche lui ha bussato e non ha avuto risposta. Allora è andato fuori ed ha guardato dalla finestra della camera. Ha visto che Marilyn giaceva immobile nel letto e aveva un aspetto strano. Ha spaccato il vetro con l'attizzatoio è entrato e ha aperto la porta….poi ha chiamato il dottor Engelberg".
Il sergente ebbe l'impressione che la Murray recitasse una parte preparata in precedenza, inoltre, trovò strano che il corpo dell'attrice fosse stato scoperto a mezzanotte e mezza ma che la polizia fosse stata chiamata solo alle 4, 25.
Tornato nella camera dove giaceva Marilyn, Clemmons domandò anche ai medici il motivo che li aveva portati ad aspettare quattro ore prima di chiamare la polizia.
Greenson rispose: " prima di telefonare a qualcuno dovevamo avere l'autorizzazione dell'Ufficio Stampa dello studio cinematografico 20Th Century - Fox, in quanto l'attrice stava girando un film con loro!"
Malgrado le varie risposte ottenute, il sergente Clemmons, era ormai convinto che ci fosse qualcosa di molto sospetto in quanto era accaduto quella notte al 12305 di Fifth Helena Drive.
Domenica mattina, prima dell'alba, Guy Hockett, titolare delle Onoranze Funebri del Westwood Village, ricevette una chiamata: doveva andare a prelevare la salma dell'attrice.
Hockett, si recò con il figlio presso l'abitazione di Marilyn, facendosi strada a fatica tra la folla sempre più fitta di giornalisti e vicini curiosi, che si stavano raccogliendo di fronte alla casa.
Infatti, la chiamata rivolta da Clemmons alle altre pattuglie, la notte precedente, era stata intercettata da un radioamatore e diramata in tutto il mondo alle agenzie di stampa.
Hockett, quando entrò nella camera dei Marilyn, raccolse le prove della possibile causa del decesso, otto flaconi di pillole che si trovavano sul tavolino.

casaIn una delle foto scattate dalla polizia compare un bicchiere sul pavimento, accanto al letto; a proposito di questo, in un'intervista rilasciata dal sergente Clemmons nel 1993, egli affermò che il bicchiere in questione non c'era quando con l'aiuto dei medici aveva frugato nella stanza alla ricerca proprio di un recipiente del genere.
Quella stessa mattina, Tommy Thompson, corrispondente di Time e di Life, registrò una lunga intervista con la governante, signora Murray, nel corso della quale la donna riferì le circostanze della morte della diva con tono sincero, misurando attentamente le parole. Nei decenni successivi, le prove avrebbero smentito la sua versione!
La Murray, infatti, affermò sia alla polizia come al giornalista, di essersi preoccupata per Marilyn, recandosi in bagno, aveva visto la luce filtrare da sotto la porta della camera dell'attrice.
Ma la camera da letto della Murray era adiacente a quella della Monroe e la governante accedeva al bagno direttamente dalla sua stanza. Nel tragitto dalla camera della Murray al suo bagno personale non si scorgeva affatto la camera dell'attrice; la Murray avrebbe visto la luce soltanto se fosse uscita nel corridoio.
Pertanto, tale affermazione si è rivelata assurda!
Resta ancora la domanda: che cosa in realtà aveva indotto la Murray a pensare che fosse successo qualcosa di terribile nel corso della notte??


FINE SECONDA PARTE

Terza Parte


bellissimaNel suo rapporto del 5 agosto 1962, il tenente Amstrong scrisse: " la signora Murray restava nel vago e probabilmente evasiva nel rispondere alle domande sulle sue azioni in quel periodo. Si ignora se ciò fosse intenzionale o meno".
Per quanto concerne Pat Newcombs, amica e segretaria ed addetta stampa dell'attrice, la stessa affermò di essersi precipitata a casa della Monroe dopo aver ricevuto una telefonata dall'avvocato Michey Rudin.
Norman Jefferies, in un'intervista rilasciata nel 1963, dichiarò: " che la Newcombs, frugava nei cassetti ed entrava ed usciva dalla stanza di Marilyn, cercando qualcosa che aveva lasciato e che la polizia non controllò mai!"
Hollywood, naturalmente fu scossa dall'accaduto: fu la notizia più clamorosa del 1962!
Joe Di Maggio, seppe della morte della ex moglie nelle prime ore di domenica a San Francisco.
Prese il primo aereo per Los Angeles e scese alla Suite 1035 del Miramar Hotel, rifiutando di incontrare la stampa e chiudendosi in un silenzio assoluto.
Arthur Miller, altro marito della famosa star, decise di non andare ai funerali.
Lee Strosberg, amico di Marilyn, rilasciò una strana dichiarazione al New York Herald Tribune: " non si è uccisa…. Se fosse stato suicidio sarebbe accaduto in maniera completamente diversa. Innanzitutto, non lo avrebbe fatto senza lasciare un biglietto."
La versione di Peter Lowford, subì, negli anni piccole varianti, ma l'attore continuò a confermare gli aspetti essenziali fino alla morte, avvenuta nel 1984.
Egli affermò che la era di sabato aveva cenato nella sua casa sulla spiaggia insieme a degli amici.
Continuò a dire di aver fatto una telefonata a Marilyn, verso le 17 di sabato, invitandola ad unirsi a loro.
Siccome alle 19, 30, non si era ancora fatta viva, Lowford la chiamò nuovamente: gli parve depressa e si esprimeva in maniera confusa.
L'attrice, alla fine della telefonata, sembra gli disse: " dì addio al Presidente e addio anche a te, perché sei una persona gentile!!!" parole veramente strane ed allarmanti!
L'attore e cognato dei Kennedy, preoccupato per l'amica, telefonò all'avvocato Mickey Ruden pregandolo di accorrere presso la casa dell'attrice.
Sono molte le contraddizioni nel resoconto degli eventi fornito dai testimoni chiave sulle ultime ventiquattro ore della vita di Marilyn Monroe.
Elementi in seguito emersi hanno rivelato la portata di quelle menzogne!
I giornalisti scoprirono che la notizia della morte dell'attrice si era diffusa già alle 22, 45 di sabato, e che un'ambulanza era arrivata a casa della stessa quando era ancora viva.
Anni dopo la Murray cambiò versione per l'ennesima volta, smentendo il particolare della " camera da letto chiusa".
È chiaro che nel 1962, i testimoni chiave si accordarono per nascondere certe informazioni.
L'inevitabile domanda è perché sei persone diverse - un attore, una governante, uno psichiatra, una addetta stampa, un avvocato ed un medico - abbiano cospirato per celare la verità sulle circostanze della morte di Marilyn Monroe.
Quali ragioni potevano essere tanto gravi da indurre un gruppo di persone così disparato ad un inganno durato oltre trenta anni?
Erano le circostanze di un suicidio o di un omicidio?
Fa molta tristezza pensare che una delle donne più belle del secolo sia stata definita il Caso 81128, quando cominciarono le indagini relative alla sua " strana morte"!
Nel 1962, l'ufficio del coroner della contea e l'obitorio avevano sede nello scantinato del Palazzo di Giustizia, nel centro di Los Angeles.
Lo staff era composto dal coroner Theodore Curphey, tre medici legali, quattro tecnici di laboratorio e pochissimi collaboratori.
Il dottor Thomas Noguchi fu incaricato di eseguire l'autopsia sul corpo della vittima; autopsia che venne portata a termine in modo molto approssimativo.
Senza approfondirne le cause, infatti, il referto dell'esame esterno del corpo di Noguchi rilevò la presenza di due ematomi di recente formazione: sull'anca sinistra e sul lato sinistro del fondo schiena oltre a varie zone ecchimotiche di minor rilevanza.


PRIMA PARTE

Il 5 agosto 1962, il The Associated Pres, diede questo annuncio: " ….la bionda e bella Marilyn Monroe, affascinante simbolo dell'allegra, elettrizzante vita di Hollywood, è morta tragicamente domenica, probabilmente suicida. Il suo corpo è stato trovato nudo a letto. Aveva trentasei anni. L'attrice che soffriva da tempo di problemi psichici, stringeva in mano un telefono. Accanto a lei, un tubetto vuoto di barbiturici"
La morte di questa attrice, bella, affascinante, amata dagli uomini più importanti dell'epoca, rimane ancora oggi un Mistero.
Scrittori, giornalisti, nel tempo, hanno detto la loro, effettuato molte ricerche, senza arrivare mai alla scoperta di un vero colpevole!
I vari " si dice", " dovrebbe essere", sono stati molteplici. Quale complotto si cela dietro l'insostenibile tesi del suicidio?
Noi ci limiteremo a riportare i fatti e gli avvenimenti salienti, che si sono succeduti nelle ore e giornate precedenti a questa morte solitaria nel cuore di una notte d'estate, in California!
Immaginate di trovarvi in una calda notte estiva, un vento caldo sale dal deserto di Mojave ed investe il bacino di Los Angeles…..una notte all'apparenza tranquilla e simile a molte altre già vissute.
In questa particolare notte, prima dell'alba del fatidico 5 agosto 1962, strani suoni, grida e rumore di vetri rotti, risvegliano il giardino della villa di Marilyn, in località Brentwood!
Abe Landou e sua moglie, vicini di villa dell'attrice, rincasando all'alba da un ricevimento, notano, con molta sorpresa, un'ambulanza ed una macchina della polizia parcheggiate di fronte all'entrata dell'abitazione della loro illustre vicina.
Poco prima di mezzanotte, una Mercedes nera sfreccia in direzione est lungo l'Olympic Boulevard di Beverly Hills.
La macchina sta correndo oltre il limite consentito, i 90 chilometri orari, ….un agente di pattuglia della polizia, Lynn Franklin, si mette al suo inseguimento….accende il lampeggiante e irrompe, con il suono lacerante della sirena, nel silenzio dell'oscurità!
Finalmente, la Mercedes si ferma e si accosta al lato della strada, tre sono i passeggeri dell'auto, apparentemente, in fuga.
Ma quale sorpresa per il povero agente nel riconoscere: l'attore Peter Lawford alla guida e, seduti nei sedili di dietro, nientemeno che il ministro della Giustizia degli Stati Uniti, Robert Kennedy e Ralph Greenson, medico di illustre fama!
Peter Lawford, spiega che tutta quella fretta è dovuta al fatto che sta conducendo il ministro al Beverly Hotel per una questione della massima urgenza.
Poco prima dell'alba del 5 agosto 1962, il sergente Jack Clemmons, di turno presso il dipartimento della polizia di Los Angeles Ovest, riceve una strana ed inquietante telefonata: un certo dottor Hyman Engelberg comunica la morte di Marilyn Monroe, per suicidio!
Occorre aprire una parentesi per dire che questa telefonata è rimasta ignota per oltre trenta anni; è stata scoperta nella trascrizione di un discorso tenuto da Jack Clemmons il 22 marzo 1991, presso l'Organizzazione: " Marilyn Remembered" di Los Angeles.
Naturalmente, il sergente non crede inizialmente alla veridicità di tale denuncia e chiede nuovamente alla persona al telefono di ripetere il proprio nome: " Sono il dottor Hyman Engelberg, il medico di Marilyn Monroe, mi trovo in casa sua…..si è suicidata!"
Clemmons rassicura il medico, dicendogli che lo avrebbe raggiunto al più presto!
Sono le ore 4, 25 quando il sergente lascia il suo posto di lavoro.
Durante il percorso verso la villa dell'attrice, chiede - via radio- ad una pattuglia di appoggio di raggiungerlo al 12305 di Fifth Helena Drive!
Appena arrivato presso la casa in stile fattoria messicana, gli apre una donna di mezza età, Eunice Murray, governante di Marilyn, la quale lo accompagna in una camera dove c'era un corpo disteso sul letto.
Le era stato tirato sulla testa il lenzuolo, lasciando visibile solo una ciocca di capelli biondo cenere.
Accanto al letto si trovavano due uomini: il primo dichiarò di essere il dottor Engelberg; il secondo di essere- guarda caso - il dottor Ralph Greenson, psichiatra di Marilyn Monroe!
Con molta emozione, il sergente Clemmons procedette al riconoscimento del cadavere: era proprio la bellissima attrice, ma il volto noto in tutto il mondo era privo di trucco e mostrava le chiazze livide della morte. Il filo di un apparecchio telefonico passava sopra la sponda del letto e spariva sotto il suo corpo. L'attrice, inoltre, presentava diversi ematomi.
Marilyn, giaceva prona, il volto era affondato nel cuscino, le braccia lungo i fianchi, il braccio destro leggermente piegato, le gambe perfettamente tese.
Alla vista della posizione assunta dal corpo, Clemmons viene preso da vari sospetti e chiede: " il corpo è stato spostato?", infatti il sergente sapeva bene che una overdose di sonniferi di solito produce convulsioni e vomito nelle vittime, che poi rimangono in atteggiamenti scomposti.
I medici assicurarono che nessuno aveva toccato il corpo dell'attrice!
Clemmons, comincia a girare per la casa fino ad incontrare la governante, la quale è tesa, agitata, quasi terrorizzata….le chiede: "quando ha scoperto che era successo qualcosa alla signorina Monroe?"

FINE PRIMA PARTE



Nulla comunque che potesse aver contribuito al decesso anche se gli ematomi implicavano atti di violenza ed il fatto che la loro presenza non sollevasse interrogativi e che alcuni non fossero neppure rilevati costituisce una preoccupante omissione.
L'esame interno rilevò che lo stomaco era completamente vuoto, nessuna traccia insomma delle pillole di Nembutal che Marilyn avrebbe dovuto ingerire!
Significativa anche l'assenza di " odore di pera" tipico delle vittime che ingeriscono cloralio idrato, che emana, appunto, tale odore.
Bisogna, comunque rilevare che tale emanazione non si verifica quando la sostanza è iniettata direttamente nel sangue invece di essere assunta per via orale.
L'autopsia durò cinque ore, poi i resti di Marilyn Monroe furono riposti nella cella frigorifera n.33.
R.J. Abernethy, tossicologo dell'ufficio del coroner della contea, iniziò gli esami di laboratorio alle 8, 30 di lunedì 6 agosto senza fornire prove incontrovertibili circa la modalità dell'avvelenamento.
Quando Noguchi tornò nel laboratorio per ritirare i referti relativi al rene, allo stomaco, all'urina, agli intestini constatò con stupore che i campioni preparati da lui sotto la supervisione di Curphey erano misteriosamente scomparsi!
Malgrado tutto, il verdetto fu di presunto suicidio!
Frattanto era scomparso anche il diario segreto dell'attrice dove sembra avesse annotato brani di conversazione con John e Robert Kennedy.
Un ulteriore elemento assume grande importanza nell'inchiesta: l'apparecchio telefonico!
Tale apparecchio, infatti, fa parte integrante della vita dell'attrice: strumento di comunicazione immediata per una persona sostanzialmente solitaria, che spesso si sentiva isolata ed abbandonata.
L'apparecchio telefonico, dunque, sembra diventi la chiave dei suoi ultimi momenti.
Peter Lawford descrisse drammaticamente la sua ultima telefonata, la voce di lei che si spegneva a poco a poco; il dottor Greenson offrì un'immagine fin troppo cinematografica del cadavere dell'attrice con la mano tesa aggrappata al filo telefonico.
L'ultima telefonata di Marilyn scatenò un pandemonio nella stampa mondiale!
Molti dichiararono, allora, di averci parlato quel fatidico sabato sera, ma soltanto alcuni dissero la verità.
Fra i tanti, Sidney Guiloroff, suo parrucchiere di fiducia da moltissimi anni, il quale dichiarò di essere stato chiamato dall'attrice per ben due volte nel pomeriggio; Marilyn con voce sconvolta ed in preda ad una vera e propria crisi isterica, gli avrebbe confidato che Bob Kennedy si era recato presso la sua abitazione insieme a Peter Lawford e che l'avesse minacciata, dopo un violento litigio.
La seconda telefonata giunta intorno alle 21, mostrò una Marilyn più tranquilla anche se si percepiva, ancora, nella sua voce molta paura!
Jeanne Carmen, che era stata vicina di casa dell'attrice quando la stessa abitava a West Hollywood, dichiarò di aver ricevuto una chiamata della Monroe tra le 21 e le 22, sembrava esausta e nervosa, molto spaventata al punto di non voler restare sola in casa.
Peter Lawford sostenne che l'ultima telefonata ebbe luogo intorno alle 1930 mentre, nel 1986, Dirgom, che era ospite dell'attore nella serata fatidica, dichiarò che la chiamata in questione ebbe luogo dopo le ore 22! Nessuno è riuscito mai a svelare tale mistero in quanto lo stesso Laword, in punto di morte, si rifiutò di dire la verità sull'accaduto.

A questo punto della trattazione del caso, è necessario sottolineare che i poliziotti incaricati delle indagini, si rifiutarono di rendere pubblici i dati delle ultime telefonate di Marilyn, gettando ancora di più " polvere negli occhi" a tutti coloro che volevano indagare su tale presunto omicidio.
Frattanto, dalle notizie diffuse dalla stampa, risultò che Robert ed Ethel Kennedy, arrivarono a San Francisco nel pomeriggio del venerdì 3 agosto; mentre sabato 4 agosto, Robert fu visto a Los Angeles, città che dista solo un'ora di volo dall'abitazione della Monroe; nessuno volle approfondire tale casualità! I fratelli Kennedy, vennero protetti come non mai, d'altra parte il potere politico è quello che ha sempre diretto le operazioni a proprio uso e consumo, in ogni paese del mondo.
Alcune settimane dopo il decesso, la stampa rivelò che Marilyn, aveva lasciato il grosso dei suoi beni a Lee Strasberg, ma che era morta senza un soldo ed indebitata.
Alla fine dell'anno, il Dipartimento di polizia chiuse il caso, definito un presunto suicidio! A distanza di quaranta anni, malgrado molte persone ne abbiano richiesto l'apertura, ancora non se ne conosce la verità!
Tornando ai fatti, ci fu una persona che guadagnò da tale morte, Pat Newcomb, infatti, si stabilì a Washington, in qualità di Responsabile delle relazioni esterne dell'Agenzia Informazioni degli Stati Uniti e divenne intima amica della famiglia di Robert Kennedy!
Permettetemi una considerazione personale: se il mistero della morte di Marilyn Monroe non è mai stato svelato, ciò è in gran parte dovuto all'enigmaticità della sua vita, che fu molto riservata e solitaria.
Per sapere cosa accadde quel sabato, è indispensabile conoscere e comprendere la vittima e i complessi rapporti che la legavano al gruppo di persone presenti al momento della sua morte.
Purtroppo, se il mistero dell'assassinio di Marilyn Monroe sarà risolto, quello della sua singolare esistenza non potrà mai essere completamente svelato!
Con la prossima pubblicazione, vi parlerò della Vita dell'attrice, provando, insieme a voi, a smussarne gli angoli e cercando di comprendere, almeno in parte, la sensibilità e le problematiche insite nella sua persona.

FINE TERZA PARTE

Laura Scafati

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