Yoga significa " unione ed unificazione": indica una condizione ed i mezzi che permettono di raggiungerla. Per i pensatori indiani, lo yoga è uno dei sei punti di vista dai quali ci si può porre per arrivare a conoscere la nostra natura e la ragion d'essere della nostra esistenza, al fine di conseguirne lo scopo. La vita ha infatti uno scopo e un significato; la loro esistenza è provata dalla comparsa di un segno particolare, che accompagna ogni movimento che ci avvicina allo scopo e al significato: la gioia, la felicità. Le sei strade che conducono a questa realizzazione sono riunite in tre gruppi di due strade ciascuno: ogni gruppo ha una teoria ed una pratica, che corrispondono press'a poco a ciò che comunemente si chiama " filosofia" e " tecnica". Studiando l'essere umano, ci si rende conto che esso è un'unità dotata di due aspetti, due poli d'espressione; un corpo ed una coscienza, inseparabili ma distinti. La conoscenza della natura di questi aspetti e di ciò che permette la loro unione, l'utilizzazione dei loro rapporti, è il problema fondamentale della vita umana. La parola " utilizzazione", comporta l'idea di uno scopo da raggiungere, ed è a questo punto che si manifestano le credenze dei vari istruttori. Fra le tendenze più conosciute occorre ricordare quelle che negano il problema, nell'incapacità di proporne una soluzione e che hanno condotto solo ad insuccessi sia in Oriente come in Occidente. Esse consistono nel rifiutare a priori la ricerca di una sintesi e tentando di ricondurre l'uno all'altro i due termini contrapposti; facendo della coscienza un prodotto del corpo oppure del corpo una materializzazione della coscienza. Queste forme di rifiuto ad affrontare il problema come una sintesi, hanno comunque il merito di aver raccolto molte osservazioni sui rapporti tra corpo e coscienza e anni fa sono riuscite a mettere in evidenza un campo intermedio quello proprio attinente alla parapsicologia. Mentre lo psicologo occidentale si è trovato di fronte ad un gran numero di fenomeni nuovi ed eccezionali, quelli che appunto vengono chiamati parapsicologici; la dottrina dello Yoga li ha sempre accettati come possibilità normali nell'essere umano, se questi ha la volontà e la capacità di sottoporsi all'addestramento volontario. Se l'uomo farà delle giuste scelte raggiungerà sicuramente la gioia estrema! Lo yoga esige che "i gorghi" del pensiero siano pacificati e per ottenere questo rilassamento ed assenza di pensiero occorrono anni di preparazione. Il principiante che ci si prova, vede scorrere in sé immagini, sentimenti, pensieri completamente indipendenti dalla propria volontà.
Il fatto che egli ne sia testimone, e un testimone passivo, basta per mostrargli la dualità profonda del proprio essere. Egli può peraltro conservare questo atteggiamento nel corso della sua vita attiva, cosa che gli mostrerà come gran parte di quelle che chiamiamo la nostra volontà, i nostri sentimenti o i nostri pensieri, sono solo gorghi di coscienza d'origine esterna, penetrati in noi grazie ad una forma di risonanza tra noi e le nostre tendenze, e che, in seguito alla nostra passività, alla nostra identificazione con i tre aspetti della nostra personalità, si sono impadroniti fraudolentemente della nostra identità. Gli stati parapsicologici si manifestano talvolta spontaneamente: l'Occidente li considera malanni che uno psichiatra talvolta può guarire, mentre l'India li considera conseguenze di sforzi compiuti nel corso di vite precedenti e guida colui che manifesta queste attitudini da un maestro competente perché gli insegni quale responsabilità e quali speranze di progressi futuri esse comportino. Queste tenderanno a costituire un legame cosciente tra l 'incarnazione presente, quella che la precede e la successiva, ricostituendo l'unità dell'essere, temporaneamente perduta. Così la meta si avvicina, ma la strada per arrivare a quella realizzazione in cui l'uomo è yukta, cioè nello stesso tempo unito ed unificato attraverso la conoscenza vissuta e la sua vera natura, è lunga. Il campo spirituale è quello della vera libertà! Colui che lo raggiunge può servirsi come crede delle possibilità che gli vengono offerte. A questo punto dell'ascensione lo yogi è " un vivente liberato"; con un abile impiego delle leggi della natura, si è reso padrone di esse al punto di non dovere più subire neppure la più importante: la necessità delle vite successive. Tutte le sette indù o buddhiste sono d'accordo nell'affermare che questa è la liberazione essenziale, poiché è questa che segna il superamento dello stato umano. Lo yogi completamente liberato, si trova davanti alla necessità di fare una scelta fra due strade. Se, pur conoscendo la realtà divina, egli non dà nessuna importanza alla sua manifestazione, cioè se è ateo, constata la necessità del meccanismo universale senza assegnargli nessuno scopo e, trovandolo doloroso, decide di evaderne con un ritorno immediato alla sua origine. Scegliendo l'evasione, egli non compie la sua missione perciò il compimento dello yoga non può essere l'identificazione statica con l'Essere divino ma l'identificazione dinamica con il suo aspetto creativo.
Il riconoscimento del mondo esteriore come manifestazione progressiva del Divino fa assumere allo yoga una nuova forma, così che ogni discepolo vede nell'attività materiale una parte integrante della propria vita spirituale. Per il discepolo il primo problema da risolvere è la scoperta del proprio vero mestiere, quello che risponde compiutamente ai bisogni espressivi della propria vera natura. In questo modo la vita del discepolo si trasforma in educazione permanente, nel vero senso della parola. Lo Yoga come unione dell'umano e del Divino è una conoscenza integrale della coscienza ed è una delle ricerche più penetrarti della perfezione umana sia sociale che in individuale.