Esoterismo e tradizioni · Reincarnazione

La dottrina della “rinascita” e il cristianesimo delle origini


santagostinoSandro Botticelli, Sant’Agostino nello studio (1480), chiesa di Ognissanti, Firenze · pubblico dominio
Sant'Agostino Vescovo
La mia infanzia ha forse seguito un'altra mia età, morta prima di essa? Forse quella che ho vissuto nel ventre di mia madre?... E ancora, prima di quella vita, o Dio della mia gioia, io esistevo già in qualche altro luogo o altro corpo?
dalle Confessioni di Sant'Agostino
Facendo delle ricerche accurate è possibile dimostrare che la dottrina della “rinascita” dell'anima apparteneva al cristianesimo delle origini e che rappresentava una parte importante della fede cristiana. La conoscenza della “rinascita”, infatti, era un patrimonio spirituale cristico indiscusso diffuso al tempo del cristianesimo delle origini e nei primi secoli. Anche Gesù di Nazaret insegnò la “rinascita” e per molti Padri della Chiesa essa era una cosa scontata.
La dottrina della “rinascita”, durante il V e VI secolo dopo Cristo, era comune e molto diffusa.
Questa dottrina era stata accettata anche da alcuni Padri della Chiesa, tra cui Agostino, Tertulliano, Sinesio, Origene ed altri, fatto affermato anche da Ruffino in una lettera diretta a S. Anastasio dove scrive: "... questa credenza era comune tra i primi Padri della Chiesa...".
Ciononostante molti cristiani, oggi, non credono in questa dottrina della “rinascita”.

La dottrina della “Rinascita”

Anche Gesù, considerato il fondatore della Cristianità, vi credette e la insegnò. All’inizio dell'era cristiana essa fu conosciuta ed insegnata, ed i migliori fra i Padri della chiesa vi credettero e la promulgarono.
I Cristiani dovrebbero ricordare che Gesù era un Ebreo che conosceva le dottrine del suo popolo. Tutti gli Ebrei, e quindi anche Gesù, credevano alla “rinascita” o “reincarnazione”; essi credevano che Mosè, Adamo, Noè, Seth ed altri erano ritornati sulla terra, ed al tempo di Gesù era opinione comune che l'antico profeta Elia dovesse ancora ritornare. Gesù non negò mai la dottrina della “rinascita”, e diverse volte la confermò dicendo che S. Giovanni Battista era veramente l'antico profeta Elia che il popolo attendeva.
Tutto ciò si può vedere studiando in S. Matteo i capitoli XVII, Xl ed altri. Quindi appare chiaro che Gesù mostrò di approvare la dottrina della “rinascita”.
Oltre Gesù, anche S. Paolo nei Romani, capitolo IX, parla di Esaù e Giacobbe come già esistenti prima che fossero nati, mentre più tardi ancora vediamo che nel III secolo dopo Cristo il teologo Origene (185-253 d.C.), uno dei padri della Chiesa cristiana primitiva e il più completo conoscitore della Bibbia, scrisse: "Poiché sono inclini al male, alcune anime...entrano in corpi dapprima umani; in seguito, se vengono in contatto con le passioni irrazionali, allo scadere del tempo loro assegnato, si trasformano in animali e, infine, si degradano ulteriormente al livello di piante. Da questa situazione si elevano di nuovo passando. Attraverso le medesime tappe per essere ricondotte alla loro dimora celeste", e continua dicendo: “Chi ha bisogno di un corpo ne viene rivestito; quando invece le anime cadute si elevano a un destino migliore, i loro corpi vengono nuovamente distrutti. Così essi appaiono e scompaiono perennemente”. Anche Sinesio ed altri credettero in questa teoria e la insegnarono.
Nei Proverbi, capitolo VIII, Salomone ci dice che egli fu presente quando fu fatta la terra e che molto tempo prima dell'epoca in cui egli poté nascere quale Salomone, la sua delizia era stare accanto a Lui come artefice…nelle parti abitabili della terra insieme ai figli degli uomini.
Il San Giovanni dell'Apocalisse dice al capitolo III, versetto 12, che in una visione la voce di Dio, o di un altro che parlava nelle Sue veci, gli disse che coloro i quali sarebbero vittoriosi non sarebbero stati più costretti ad "uscire fuori", cioè non sarebbero stati costretti a reincarnarsi.
Questa dottrina della “rinascita” venne insegnata nelle chiese per circa 500 anni dopo Gesù, fino al tempo del Concilio di Costantinopoli (543 d.C.). In questo Concilio il Papa Virgilio rifiutò di partecipare, fatto, che, secondo alcuni ecclesiastici, non convaliderebbe le decisioni lì prese. Giustiniano, che si riteneva capo supremo della Chiesa, pubblicò comunque i decreti emanati dal Concilio; decreti che comprendono le seguenti poche righe di condanna per coloro che avessero creduto ad una possibile trasmigrazione delle anime:
"Chiunque creda alla favolosa preesistenza dell'anima ed alla condannabile apocatastasi (ristabilimento di ogni cosa nell'ordine voluto da Dio alla fine dei tempi) a cui essa si collega, cioè alla reintegrazione di tutte le cose come erano all'origine, che su di lui cada un anatema (sia scomunicato)".
Da quel momento in poi furono combattute tutte le Scuole di pensiero che accettavano la dottrina della “rinascita” e coloro che la divulgavano furono etichettati come eretici e scomunicati. Anche i testi riportanti tale dottrina furono distrutti o fatti sparire, insieme a tutti i riferimenti al riguardo presenti nei testi sacri, Bibbia inclusa.
La sentenza emessa contro la dottrina di Origene, comunque, non nega per nulla la natura spirituale dell'uomo, e soprattutto non condanna la dottrina in sé... ma chi ne parla! Quindi venne pronunciata una condanna contro una fase della questione, e non contro la dottrina stessa della “rinascita”.

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Il ciclo delle rinascite

È chiaro che la condanna da parte della Chiesa della dottrina della “rinascita” è in opposizione alle parole di Gesù, poiché tale dottrina fu nota ed insegnata ai Suoi giorni, e mai fu da Lui rinnegata, ma invece approvata. Il Cristianesimo è una religione con fondamenta ebraiche e questa dottrina della “rinascita” le appartiene storicamente, giacché deriva dagli Ebrei stessi, ed anche perché venne insegnata da Gesù e dai primi Padri della Chiesa.

Marcello Placidi alias Artù


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