Esoterismo e tradizioni · Religioni

Il Cristianesimo

La vittoriosa diffusione del Cristianesimo va indubbiamente collegata al fatto che il movimento cristiano si rivelò subito in grado di soddisfare il prepotente bisogno di religiosità che, nei primi secoli della nostra Era, aveva profondamente scosso tutto il mondo mediterraneo. Il Cristianesimo mostrò, prima di tutto, l'importanza centrale del problema della volontà, come problema di una conversione radicale di essa dallo stato di soggezione al peccato, allo stato di libertà nell'amore di Dio e del prossimo. Riconoscere l'essere come volontà significa riconoscere il carattere " personalistico" dell'essere: la volontà, infatti, è espressione di spontaneità, di scelta, di iniziativa in un senso piuttosto che in un altro. Le conseguenze di questa nuova interpretazione sono enormi, sia in riferimento all'essere divino sia a quello umano. Dio viene rappresentato come persona che vuole il mondo e lo crea; persona infinitamente superiore a quella umana, ma pur sempre analoga ad essa. Fra la persona divina e la persona umana esiste, ovviamente, una differenza infinita: questa differenza però non scava fra esse un abisso invalicabile. Dio non è soltanto creatore degli uomini, ma è anche padre. Ama le sue creature e spinge il suo amore fino a farsi uomo, accanto ad esse, per salvarle con il sacrificio della Croce. A questo punto, credo sia il caso di sottolineare i vari atteggiamenti pratici implicati dalla nuova concezione religiosa. Il più importante di essi è legato al riconoscimento del valore assoluto della persona umana. Da questo riconoscimento segue, infatti, che anche i poveri e gli schiavi, anche gli stessi peccatori, hanno, in quanto persone, un valore. Anche essi fanno parte del prossimo e debbono essere amati dal cristiano. Il Cristianesimo, predica l'interiorità del bene e del male, e la necessità di rinnovare, non ciò che vi è di esterno all'uomo, ma proprio la sua coscienza più profonda. Afferma che il male, il peccato, è qualcosa di reale, di tragicamente serio; di fronte a tale realtà, non rimane che un unico vero problema: quello di rinnovare le coscienze, di salvare le singole persone. Questa è la missione che Cristo ha trasmesso ai suoi Apostoli: compito tanto più importante in quanto veramente universale; esso tocca ogni uomo di qualsiasi razza o condizione. La salvezza di cui ci parla " la buona novella" non riguarda però questo mondo terreno, ma un altro, in cui la felicità o l'infelicità saranno eterne e non passeggere. Dove potremmo attingere la forza indispensabile ad attuare un tale rinnovamento? Non i noi, ma nella grazia divina; l'uomo non si salva da sé, non può trovare in sé la forza necessaria per dare inizio alla propria conversione.

Qui sta la radice dell'umiltà cristiana e, nel contempo, della sicurezza che il credente sente entro di sé: la forza che lo porterà alla salvezza non è qualcosa di fragile e umano, ma è la forza di Dio stesso. Come è ben comprensibile, i primi cristiani non si resero subito conto del significato più profondo dell'insegnamento di Gesù: molti sperarono quindi che il regno dei cieli, in cui il convertito avrebbe dovuto trovare la sua piena felicità, si sarebbe presto realizzato su questa terra, con la ricompensa del Cristo trionfante. Da qui il carattere apocalittico di gran parte della loro predicazione. Sorse nel frattempo una ricca letteratura popolare sulla vita, i miracoli e l'insegnamento di Gesù. Poiché gran parte di essa era evidentemente frutto di pura fantasia, si rese necessario, nel II secolo, fare una cernita di quelli, fra i molti libri circolanti nelle comunità cristiane, da ritenersi autentici, cioè da considerarsi realmente depositari della nuova fede. Così ebbe origine il " canone" dei libri sacri - scritti in lingua greca - che costituiscono il cosiddetto Nuovo Testamento. Mi sembra necessario, a questo punto, affrontare gli aspetti politici dello sviluppo del Cristianesimo; per prima cosa occorre dire che nel I secolo esso si diffuse soprattutto fra gli elementi più umili della popolazione. Nel II secolo, invece, cominciarono ad affluire nelle comunità cristiane elementi abbienti, persone che occupavano posti di responsabilità nell'esercito e nella burocrazia dell'impero, uomini di elevata e solida cultura. Fu proprio in tale epoca che la chiesa cominciò ad essere giudicata un vero pericolo per la compagine dello stato e venne di conseguenza sottoposta a grandi persecuzioni. La persecuzione di Diocleziano, rappresentò l'ultimo tentativo da parte dell'impero di spezzare con la forza la nuova religione. Fallito lo scopo, l'impero si trovò costretto ad adottare un'altra politica, cercando di conquistarsi l'alleanza della chiesa. Nel 325, ebbe luogo il famoso concilio ecumenico di Nicea per dirimere le controversie tra sostenitori ed avversari delle teorie di Ario. Da un punto di vista politico è interessante notare che tale concilio fu presieduto da Costantino, malgrado in quell'epoca egli non fosse ancora battezzato. Questo fatto dimostra, da un lato, che il Cristianesimo aveva ormai raggiunto un tale peso nella vita della società da costringere l'imperatore a prendere in seria considerazione le vicende interne; dall'altro, che la chiesa riconosceva entro certi limiti l'autorità imperiale anche in questioni religiose. Nel secolo successivo la crisi dell'impero acquistò un ritmo sempre più rapido; basti ricordare due date: 410, sacco di Roma per opera dei Visigoti di Alarico, e 476, fine dell'impero romano d'occidente. Nel disfacimento generale della società, la chiesa cristiana compì la funzione di baluardo dell'antica civiltà. Il compito dei Padri della chiesa fu quello di districare il pensiero cristiano da una marea di difficoltà, che sembravano circondarlo da ogni parte; non fu un compito facile, ne di rapida attuazione. Per condurlo a termine occorsero vari secoli di agitate discussioni attraverso le quali si separò un patrimonio di teorie ritenute " ortodosse" da una moltitudine di dottrine " eterodosse". I concili furono via via chiamati a sanzionare l'ortodossia di una soluzione e l'eterodossia delle altre. Così si formò il nucleo centrale del " dogma cristiano", vero capolavoro di sottilissime discussioni logiche e di rigorose argomentazioni teologiche.

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