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L'Arca di Noe Considerazioni liberamente tratte da un libro di Rene Noorbergen By RedFalco


"Al diciassette del settimo mese l'arca si fermò sulle montagne dell'Ararat" (Genesi(8: 4)
Ma come era fatta l'Arca di Noe?
Le sue dimensioni si possono ancora discutere, essendo impossibilitati a conoscere l'esatta lunghezza del Cubito, unità di misura usata nel testo biblico. Molti eruditi ritengono che la nave fosse lunga 300 cubiti, larga 50 cubiti e alte 30 cubiti, circa 150x25x15 metri.
La più antica interpretazione sulle dimensioni del vascello, ci sono arrivate da Origene nelle sue "Omelie sulla Genesi": "Stando alla descrizione, penso avesse una forma rettangolare con base piatta e che le pareti convergessero gradualmente verso l'alto, stringendosi in cima fino a una larghezza di un cubito…"
Soluzione perfetta che permette alla pioggia di defluire regolarmente, mentre la base piatta impedisce qualsiasi pericolo di ribaltamento dovuto alle alte onde, se aggiungiamo che il rapporto di 6 a 1 fra lunghezza e larghezza, dal punto di vista della stabilità, risulta perfetto, abbiamo ottenuto una nave praticamente inaffondabile.
Ma come era, ipoteticamente, organizzata questa nave? E come riusciva a risolvere i problemi legati alla vivibilità di tutti i giorni?
Il problema dell'illuminazione, sembra, sia stato risolto da una finestra sul tetto che permetteva alla luce del sole di penetrare all'interno dell'Arca. Soluzione poco pratica, poiché si era in fase di diluvio si presume che il cielo fosse coperto di nuvole e comunque, quell'apertura, non avrebbe risolto l'illuminazione ai piani inferiori (l'Arca era disposta su tre piani, nei quali trovavano dimora, oltre a Noe e la famiglia, migliaia di animali), non è possibile neanche pensare a eventuali fuochi accesi in vari punti, per l'ovvia pericolosità. L'unico strumento di illuminazione utilizzato doveva essere lo tsohar (nel Vecchio Testamento la parola viene interpretata come "emanazione luminosa".Molti studiosi Ebrei interpretano tsohar come "una luce che ha le sue origini in un cristallo lucente", lo stesso che Noe appese, probabilmente, alle travi dell'Arca), sorgente luminosa conosciuta fin dai tempi di Salomone. In un antico manoscritto Ebraico, intitolato "La regina di Saba e il suo unico figlio Menyelek" si legge:
"Ora il Palazzo di Salomone il Re era illuminato a giorno, perché nella sua saggezza aveva creato perle luminose che splendevano come il Sole, la Luna e le Stelle sul soffitto della reggia".
Ma come faceva Noe per l'aria e l'acqua potabile?
Nella biblioteca del Principe di Ujjain (India), c'è un documento particolarmente conservato, l'Agatsya Samshita risalente al primo millennio a.C., che contiene una dettagliata descrizione su come costruire una batteria elettrica e su come dividere l'acqua in due gas (elettrolisi dell'acqua in idrogeno e ossigeno), potendo raccogliere l'acqua piovana esterna in appositi contenitori, e utilizzando quella sorta di batteria, si era in qualche modo risolto il problema. Viene ipotizzato anche l'uso di speciali stanze nelle quali veniva coltivato il necessario per l'alimentazione animale e della numerosa famiglia di Noe. L'irrigazione era garantita da una sorta di conduttura forzata, la stessa che portava acqua agli animali.
Resta comunque impossibile trovare riscontro a quanto scritto, l'Arca resterà per sempre un mistero fino al suo effettivo ritrovamento, anche perché mancano testimonianze….testimonianze? Eccole:
Testimonianza di Gorge Hagopian, pastorello che ricorda la sua infanzia passata sulle erbose pendici dell'Ararat.
"In quei giorni ero solito salire con mio zio ai pascoli alti dell'Ararat a pascolare il gregge, avevo appena dieci anni. Diciamo che poteva essere il 1902, mio zio mi disse -George, sto per portarti a vedere l'Arca Santa -. Ci vollero quasi otto giorni di viaggio, da quando avevamo lasciato Van, fino al momento in cui arrivammo nel luogo dove mio zio e mio nonno dicevano che si era incagliata la nave. Mio zio mi ci portò quell'anno perché aveva nevicato poco.
E poi fummo sull'arca!.
Dissi -Zio è così buio qui. C'è solo foschia. È il tetto del Mondo? L'Arca è sempre rimasta quassù? -. -Sì questa è l'Arca Santa. La grande nave che hai davanti a te. Lascia che ti aiuti a salire-. Accatastammo sassi ai lati della nave, finché…riuscii ad aggrapparmi al bordo. Mi tirai su in piedi e ammirai la nave. Era lunga, perfettamente diritta. Lunga almeno 300 metri, larga più di 180 e alta almeno 12 metri.
-Guarda dentro l'Arca- mi urlava mio zio- Cerca le aperture, quella grande. Guardaci e dimmi cosa vedi-. Trovai l'apertura grande, ci sbirciai dentro ma non vidi nulla. Poi mi inginocchiai e baciai l'Arca Santa. Ricordo il muschio! Il tetto dell'Arca era ricoperto di un velo sottile di neve appena caduta, ma quando la spolverai intravidi verde muschio che cresceva proprio sul tetto. Quando ne presi un pezzo mi parve che la roccia fosse diventata legno. La consistenza era quella giusta. Mentre io ero sul tetto dell'Arca, mio zio prese la pistola e sparò su una fiancata dell'Arca, ma la pallottola non riuscì a penetrare. L'arca si era pietrificata, si era fatta roccia.
Tutt'intorno all'Arca c'erano delle piccole aperture, non so quante, ma dovevano essercene almeno cinquanta nella parte centrale, a brevi intervalli una dall'altra. Chiesi a mio zio a cosa servissero
-Sono prese d'aria, Gorge. C'è anche un'apertura speciale, di lì Noe fece uscire la colomba-
Scesi dal tetto e guardai l'Arca. Era appoggiata su una roccia verde-bluastra sporgente e dirupata larga quasi mille metri. Notai una cosa, non c'erano chiodi, no nessun chiodo. Tutta la nave sembrava fatta di legno pietrificato. Vedevo anche la grana del legno, anche se la nave era ormai di pietra. Non vedevo ne finestre ne porte o aperture di sorta. Forse erano dall'altra parte della nave, sul lato che non potevo vedere. Era completamente inaccessibile di là, io vedevo solo la prua e la fiancata che avevo davanti. Mi ricordo del tetto, piatto, a eccezione di quella parte stretta e rialzata che correva da una parte all'altra, da prora a poppa con tutte quelle aperture. Le fiancate verso la cima erano ripiegate in fuori, e sul davanti era piatta. Somigliava di più a una chiatta, a uno zatterone."

Il racconto è stato interamente registrato su nastro e sottoposto ai circuiti elettronici dello PSE (Psychological Stress Evaluator), una macchina della verità che smaschera e riconosce i tentativi di falso esaminando le diverse vibrazioni della voce. In linea di massima la storia di Hagopian è credibile e forse è la prima versione attendibile e documentata di un autentico testimone oculare.
A presto con nuovi misteri
RedFalco
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