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Il Vangelo "Apocrifo" di Tommaso

Prima di entrare nel fulcro della storia del rinvenimento del Vangelo di Tommaso, reputo necessario fare alcune premesse per rendere la materia, che andiamo a trattare, di più facile comprensione per i nostri lettori. La prima cosa, a mio parere, da rilevare consiste nel fatto che Il problema, che divide, nell'Era moderna, gli studiosi della materia in argomento, non è tanto quello di affermare che alla base dei Vangeli ci siano state delle fonti scritte ed orali, quanto, piuttosto, quello di definire quali siano state queste fonti. La domanda, infatti, a cui gli studiosi ancora oggi cercano di dare una risposta è questa: quanti e quali erano queste fonti? Molteplici sono state le risposte ma gli studiosi tedeschi, ritenuti, a ragione, i massimi esperti della tematica in questione, hanno ritenuto di poter identificare due fonti principali: la fonte dei detti o Loghia di Gesù detta FONTE Q ( da Quelle: fonte in tedesco) e la fonte dei racconti di Gesù detta Marco o Proto Marco. Molti di loro, affermano che il Vangelo di Tommaso rappresenta con buona probabilità la FONTE Q, cioè, " in parole povere", il primo scritto che raccolse i detti originali di Gesù e su cui si sono ispirati successivamente tutti i Vangeli che noi conosciamo. Gli storici sono giunti a tale conclusione dopo aver riscontrato che il Vangelo di Tommaso riporta i soli detti di Gesù senza concessione narrativa; la sua, quindi, è una versione primitiva, che appare senza censure o aggiunte di sorta, pertanto più vera ed istintiva! La storia legata alla scoperta di questo Vangelo ha veramente dell'incredibile, con degli aspetti inquietanti e risvolti quantomeno misteriosi! Non dimentichiamoci, infatti, che l'Era dell'Acquario era già iniziata e gli antichi cultori dell'occulto avevano predetto che durante detta Era avrebbero avuto luogo delle scoperte legate ad antiche rivelazioni, che il mondo prima di allora non era spiritualmente pronto a recepire! Inoltre, teniamo presente questa coincidenza: gli antichi denominavano la costellazione dell'Acquario con il nome di " La Brocca"..detto questo proviamo a leggere insieme la storia della scoperta del Vangelo di Tommaso:
Nella primavera del 1945 a circa 60 Km. da Luxor su una collina ricca di antichi ruderi, nella località detta Nag - Hammadi, due contadini si apprestavano a rinvenire qualcosa che fosse adattabile alla costruzione di una cisterna per l'irrigazione, quando, improvvisamente, Il piccone di uno di essi infranse la parte superiore di una giara d'argilla! I due, incuriositi cercarono all'interno della giara e rimasero stupiti nel vedere che vi era incassata una " brocca" ( guarda caso!!!) dalle dimensioni più contenute, che custodiva, all'interno, un rotolo di lino cerato e bitumato. I due, presi dall'eccitazione per la scoperta imprevista, incompetenti sul modo nel quale si doveva trattare un oggetto, che era rimasto custodito per tanti secoli senza avere avuto più contatti con fenomeni fisici esterni, srotolarono, frettolosamente, il rotolo in questione.

Come era logico aspettarsi, il rotolo di lino a contatto con l'aria, si lacerò e si aprì, lasciando fuoriuscire, da esso, un insieme di manoscritti. Tali manoscritti, che verranno denominati in seguito i Codici di Nag-Hammadi, subiscono, da quel momento, differenti destini! Alcuni, infatti, verranno distrutti o gettati con noncuranza dagli stessi contadini, ignari dell'importanza della scoperta; altri in condizioni migliori saranno venduti per l'equivalente di tre sterline ad un rigattiere del Cairo, che.separatamente, li cederà al migliore acquirente. Ira questi acquirenti risulterà anche Il Museo copto del Cairo, che ne acquisterà e raccoglierà diversi rotoli, mettendoli a disposizione di chiunque volesse ammirarli. In seguito, un antiquario entrerà in possesso di uno dei manoscritti, che, a sua volta, lo rivenderà all'Istituto " C.G.Jung di Zurigo. Finalmente gli studiosi di questi due Istituti: il Museo del Cairo e l'Istituto di Zurigo, tradurranno le antichissime scritture dai caratteri copto - grecizzanti. Quasi tutti i 13 codici hanno una legatura in cuoio e risultano risalire alla fine del I° secolo d.C. Sono traduzioni in copto di manoscritti più antichi elaborati probabilmente in aramaico, ; originariamente erano composti di 1350 pagine ma di queste risulteranno leggibili solo 1130. Questi codici, che, come già abbiamo detto, si trovano esposti nel Museo copto del Cairo, saliranno agli onori della cronaca quando, nel 1956, verrà dedicata loro una prima raccolta di riproduzioni fotografiche. Il codice che si è subito rivelato di eccezionale interesse è quello contenente il "Vangelo secondo Tommaso", composto da venti pagine di papiro e 114 detti; certamente il più antico tra i Vangeli conosciuti sin ora, e impropriamente, quindi denominato il Quinto Vangelo; prima di tale scoperta se ne conosceva l'esistenza soltanto attraverso allusioni e qualche citazione nella letteratura patristica. Sono riportate, in questo documento, frasi inedite di Gesù Cristo che rendono la sua figura diversa da quella a noi pervenuta attraverso la religione cattolica. Il Cristo di Tommaso, non vince la forza del mondo servendosi del dolore bensì utilizzando l'arma della Conoscenza, quella Cosmica, Eterna, che non subisce l'usura del tempo. Molti studiosi come ad esempio il glottologo ed archeologo francese Jean Doresse (che per primo nel 1959 tradusse il testo) ed il noto orientalista tedesco H.C. Puech ritengono questo Vangelo una delle più antiche testimonianze scritte della tradizione cristiana e lo datano nella metà del I° secolo d.C.; Puech, inoltre, ha fornito una nuova traduzione, diversa da quella di Doresse. Senza contare che moltissimi cultori della materia, nel tempo, hanno elaborato miriadi di ricerche al punto tale che Hans Quecke, nel 1961, ne elencava un centinaio. Questi antichi documenti, sembra fossero appartenuti ad una ristretta Comunità di persone, dal momento che il "copto" era una lingua poco diffusa in Egitto e conosciuta solo da una limitata cerchia di eruditi e probabilmente di diretta estrazione gnostica, ciò spiega la totale estraneità di tali scritti al mondo ebraico - cristiano dell'epoca.

Non vi sono dubbi sull'autenticità del Vangelo secondo Tommaso, piuttosto occorre dire che detta scoperta ha anche permesso di risolvere il problema rappresentato dai Papiri di Ossirinco. Questi tre frammenti di papiri, infatti, rappresentano un piccolo gruppo di frammenti greci, che, scoperti tra il 1897 ed il 1908, a Bechnesa, nel Medio Egitto, contengono passi evangelici di difficile integrazione; ora è possibile anche la lettura esatta di alcuni di essi, poiché è risultato che altro non sono se non il testo greco di paragrafi del Vangelo in questione; a riprova di questo, il papiro n° 654 riporta il titolo ed il nome di Tommaso. Il Cristo che leggiamo nel Vangelo di Tommaso è vicinissimo all'Induismo, al Buddismo, al Sufismo, non incita allo sterile sacrificio, ma semmai ad una consapevole ricerca della propria divinità, affinché la carne ridiventi Spirito. Sono convinta che anche Voi, leggendo alcuni passi di questo scritto, Vi stupirete, come me, della "modernità" del Cristo del Vangelo di Tommaso; un Cristo, che sembra vivere in mezzo a noi e, malgrado la sua unicità, così simile a noi al punto tale che, alcune volte, non è possibile operare nessuna distinzione. Qui di seguito, ho voluto trascrivere alcuni stralci di questo scritto, elaborati da studiosi della materia, per dare la possibilità di recepire tutta la sapienza che trasmettono le parole di Gesù Cristo. Matteo dice: Quando noi lo chiamavamo: "Signore, vieni con noi a pregare e a digiunare?" Lui ci guardava con occhi pieni di ironia e ci rispondeva: "Ma che male ho fatto?" E poi aggiungeva: "Non dite sciocchezze e non perdete tempo a fare ciò che intimamente non vi sentite di fare". Un giorno Gesù ci disse: "Non perdete tempo a digiunare perché, così facendo, fate la vostra rovina spirituale. Non perdete tempo a pregare perché, così facendo, vi costruite un inferno. Trattenetevi dal fare l'elemosina perché fareste torto al vostro Spirito". Molti di noi non capivano. Gesù, quasi ridendo, aggiunse: "Tu, Matteo, che eri chiamato il grassone, sai bene quale rovina fosse per te l'ingordigia che ti squilibrava: altrettanto squilibrante è il digiuno". Replicammo: "Questo lo abbiamo capito, ma perché la preghiera ci danneggia?" Gesù ci chiese: "Come pregate?" Diciamo: "Signore, abbi pietà di noi!" Pensate forse che il Padre sia crudele? E cos'altro dite? Diciamo: "Signore facci avere questo, concedici quest'altro". Questa è ingiustizia! non così dovete pregare. E come, allora? Tacendo e ascoltando la voce del Silenzio che parla dentro di voi, il Pensiero Vivente, vera preghiera, che crea e non ripete, che entra in voi ed è pura. Ciò che entra non vi contamina, ma ciò che esce vi sporca. E per l'elemosina? Ciò che dai a te stesso lo chiami forse elemosina? E ciò che voi chiamate elemosina non è altro che quel piccolo obolo che una coscienza addormentata paga volentieri per poter continuare tranquillamente a dormire! - poi Gesù aggiunse: "Chi ha orecchie per intendere intenda". Molti di noi non avevano capito. Gesù sorridendo, disse: Lo Spirito è Perfezione, Pensate sia perfetto un mondo in cui sia necessaria l'elemosina?" No. È un mondo ingiusto. L'elemosina stabilizza questa situazione di ingiustizia. E allora, cosa dobbiamo fare, in questo mondo che purtroppo è ingiusto, quando un povero, affamato, viene da noi? Fate a lui quello che vorreste fosse fatto a voi stessi. Fate il vostro dovere e fatelo in silenzio. Adesso abbiamo orecchie per intendere.

Un giorno chiedemmo a Gesù: "Quale sarà la nostra fine?" Ed Egli ci rispose: "Se scoprite il principio non dovrete preoccuparvi della fine, perché dove è la fine, là è il principio. E chi conosce il principio, conosce la fine e si libera dalle morti" e poi aggiunse: "volete sapere in che modo un uomo si libera dalle morti? Ve lo dico subito: divenendo consapevole di essere già esistito prima di ogni nascita. Queste parole sono fondamento di ciò che vi dico. Allora, pur restando in piedi su questo pianeta, diverrete padroni dei cinque alberi meravigliosi del Paradiso che sono sempre fiorenti, estate e inverno, e non perdono mai le foglie. Chi conosce questi alberi si libera dalle morti." E cosa sono questi cinque alberi? - chiedemmo noi. Gesù rispose, sorridendo: Sono le cinque strade infinite, che portano a Dio. Sono fatte di vita, di spazio, di tempo. Si percorrono avanti e indietro. Se cammini su di esse, facendo tanti passi in un senso e tanti passi nell'altro, muovendoti, sarai fermo, come il Padre. Un giorno Gesù ci disse: "Quando voi vi sedete in tre intorno a un tavolo tre siete e tre restate. Ma se una coppia si metterà seduta intorno a un tavolo e mi chiamerà, io verrò tra quella donna e quell'uomo e non saranno più due, ma uno solo!" Una sera vedemmo un Samaritano che effettuava un lungo viaggio portandosi dietro un agnello. Eravamo ai confini della Giudea, proprio nel luogo della dogana. Gesù ci disse: "Sapete perché quel viaggiatore porta con sé un agnello? Tra l'altro non lo può cavalcare e ad ogni dogana deve pagare un dazio. Lo porta, perché, quando sarà affamato, lo ucciderà e se lo mangerà". Gesù sorrise e aggiunse: "Certo non potrà mangiarlo quando è vivo. Prima lo ucciderà e poi lo mangerà. Anche voi potete essere come quell'agnello, che può essere mangiato soltanto quando è già cadavere. Vincete la paura per non diventare cadaveri. Finché sarete vivi, la morte non vi potrà toccare. Nessuno potrà mangiarvi. Se la morte vi trova vivi, non vi toccherà. Una sera Gesù era molto triste e i suoi occhi erano perduti in un lontano futuro. Disse: "Mi faranno apparire amante del dolore e della sofferenza. Sento dire dovunque che il mondo è una valle di lacrime e che l'uomo è nato per soffrire. Nulla di più falso. Solo per la sua stupidità e per la sua visione limitata l'uomo si circonda di sofferenza. Io sono venuto tra voi per indicarvi la strada della gioia. Il mio giogo è leggero come una ghirlanda di fiori e la mia autorità è dolce. Se seguirete la strada che vi indico, troverete una felicità che è come un albero sempre verde. La più cara discepola di Gesù, Salomè, gli disse: Sazzolòs, mio piccolo Maestro, facciamo anche oggi il gioco degli indovinelli? Non mi hai ancora fatto una delle tue domande. Ti accontento subito, Salomè: "Due amanti si abbracciano sul loro letto: chi dei due vivrà, chi invece morrà? Ho capito. Tu sei quello che resta, perché esci da Colui che è Eterno. Ma devo proprio essere io quella che muore? Non sono forse la tua discepola? Ascolta, Salomè. Se in te non vi saranno divisioni, sarai piena di Vita e non offrirai materiale ala morte. Allora, sul nostro letto, uno vivrà e l'altra vivrà... Sei in errore, Salomè. Se in te non vi è una divisione non sarai separata da Me. E allora, Maestro, sul letto resteranno i nostri corpi vuoti... Sei in errore. Non vi saranno corpi, perché ogni particella della nostra carne sarà trasformata in Spirito. Per me è presto, Maestro mio, solo tu dei capace di tanto. Quindi io sono quella che muore. Ma ti raggiungerò, Sazzolòs, e sarò unita a te... e torneremo ad abbracciarci, noi due. Sei ancora in errore, Salomè. Dovrai dire: noi "uno". Salomè sorrise e, accarezzando i capelli di Gesù, rispose facendolo sorridere a sua volta: "Si, Salomè!"

[..] Dunque, un giorno, Simon Pietro disse ai suoi discepoli, con voce forte, perché anche il Maestro udisse: "Non sarebbe ora che questa Màrizia venisse allontanata dal nostro gruppo? Che ci sta a fare tra noi? È inutile che ascolti le parole del Maestro, tanto è una donna e le donne non sono degne della Vita Eterna". Gesù allora disse: "Màriza, vieni più vicina e stai qui, dolcissima creatura, stretta a me! Non dar retta alle parole di quell'uomo. Anche tu entrerai nell'eternità, quando saprai completarti, arricchendoti di quella parte maschile che ti manca. Allora diventerai Spirito, eternamente vivo. E voi, discepoli, ascoltatemi, e anche tu, Pietro: la stessa cosa avviene per voi maschi: ognuno di voi è un "ESSERE" tagliato a metà, ma se questa mezza anima sarà capace di completarsi con l'altra metà che le manca, potrà entrare nel Regno, perché nel Regno si entra a due a due, una donna e un uomo, un uomo e una donna. Per fare l'altalena, due persone non possono stare sedute dalla stessa parte.
A questo punto della narrazione credo sia il caso di soffermarci a fare alcune considerazioni La prima cosa che si nota è che questo manoscritto è ben differente dai quattro scritti che la Chiesa ha prescelto e fissato nel suo elenco di libri sacri e che sono i Vangeli: di Matteo, Marco, Luca, Giovanni. Le differenze fra i 4 vangeli e quello di Tommaso sono varie; in maniera molto sintetica si può dire che gli studiosi cattolici affermano che:
a) Il Vangelo di Tommaso è una semplice raccolta di detti di Gesù (114 o 118, secondo gli editori); invece i quattro Vangeli canonici riferiscono detti e fatti.
b) Il Vangelo di Tommaso riflette idee di una Comunità; i Vangeli canonici invece rispecchiano la pura tradizione del Cristianesimo.
e) Il Vangelo di Tommaso è manipolato da svariati materiali cristiani antecedenti, e non suppone nei suoi compilatori un contatto con Gesù; i Vangeli Canonici contengono dichiarazioni di testimoni immediati o mediati.
d) Il Vangelo di Tommaso usurpa, secondo la Chiesa, per dare autorità alla sua compilazione, il nome di un Apostolo: il che ne fa un libro apocrifo.
e) Il Vangelo di Tommaso non è ispirato.
Non è dunque un Vangelo se non in senso molto largo; non rivela nulla di nuovo su Gesù. Il primo logion (= detto) comincia così: Gesù dice: " Chi cerca non cessi di cercare, finché non abbia trovato; quando avrà trovato, si commuoverà; quando sarà commosso ammirerà e regnerà sull'Universo ". Per alcuni detti il testo" copto" è simile quello greco del Nuovo Testamento. Ecco alcuni esempi: Gesù disse: " Il regno è simile a un pastore che ha cento pecore. Una di esse, che era la più grande, andò perduta. Egli lasciò indietro le novantanove e andò in cerca di quell'una che trovò. Sentendosi stanco, disse alla pecora: Ti amo più che le novantanove ". Questa notissima parabola evangelica è in Matteo (cap. 18) e in Luca (cap. 15); manca, invece, in Marco e in Giovanni. Ora, mentre Matteo dice soltanto che il pastore nel ritrovare la sperduta gode per essa più che per le altre novantanove, Luca aggiunge che il pastore, ritrovata la pecora smarrita, se la pone sulle spalle, gesto che ebbe una vivissima eco nell'arte cristiana. Così la frase di Gesù che nessun profeta è accetto nella sua patria, sta in Matteo, in Marco e in Luca; nel testo copto l'idea viene ribadita con l'aggiunta dell'esempio parallelo del medico:

" Gesù disse: Nessun profeta è gradito nel suo villaggio e nessun medico guarisce quelli che lo conoscono ". In altri casi, le sentenze sono oscure e misteriose. Eccone due: Dice Gesù: " Benedetto il leone che mangerà l'uomo, cosicché il leone divenga uomo; maledetto invece l'uomo che sarà mangiato dal leone, cosicché il leone divenga uomo. Il Regno dei Cieli è simile a una donna che per un lungo cammino porta un vaso pieno di farina. Ma, rottosi il manico, la farina si spande sulla strada, senza che la donna s'accorga e vi metta rimedio. Giunta a casa, posa il vaso e allora si accorge che è vuoto ".
D'altro avviso sono, invece, i cultori della materia, non schierati, i quali affermano: Il Vangelo di Tommaso, presenta una serie di oltre cento detti di Gesù, che in gran parte hanno forma identica o molto simile a quella di versetti contenuti nei quattro Vangeli canonici - soprattutto di Matteo e di Luca - o che, pur differenti nella formulazione, hanno uno stretto rapporto concettuale con passi de Nuovo Testamento, ma molti di essi, per la loro collocazione e per l'aggiunta di alcuni particolare, risultano differenti nel significato. Altri, ancora, hanno una struttura e un significato che ben si accorda con lo spirito dei testi canonici, ma con un contenuto assolutamente nuovo. Infine, un terzo circa dei paragrafi di cui è composto il Vangelo non ha alcuna corrispondenza, né come forma né come contenuto, con i testi canonici. Proprio questi paragrafi costituiscono l'aspetto più interessante del Vangelo di Tommaso ed offrono la chiave per una interpretazione diversa, non solo delle parti che si differenziano dai testi noti, ma spesso anche di versetti formalmente identici. Essi, infatti, sono tutti chiaramente ispirati alla dottrina gnostica. Questa constatazione propone agli studiosi un grave quesito: Se il Vangelo di Tommaso, come è ormai accertato, pur presentando notevoli legami con i canonici, non deriva da essi, si deve senz'altro supporre una fonte comune (o una collezione scritta di detti o una tradizione orale) da cui abbiano preso le mosse tanto i Vangeli canonici quanto il Vangelo di Tommaso. A scagionarlo dalla grave accusa di " eresia" dovrebbe bastare il fatto che molte affermazioni contenute in esso, ispirate allo gnosticismo, trovano esatta rispondenza in alcuni passi di Giovanni ed in alcune letture di San Paolo. Al di fuori di qualsiasi studio o enigma che il Vangelo di Matteo possa rappresentare, occorre dire che: la scoperta più entusiasmante, per chi legge questo Vangelo Apocrifo, ossia "segreto", "tenuto nascosto" e che la Chiesa ha escluso dal suo canone, è che l'immagine di Gesù, trasmessa, non trasfigurata dal mito e dalle sovrastrutture dogmatiche, è proprio quella che più sazia oggi la nostra sete di giustizia, di pace e di amore. Gesù non è più la vittima espiatoria delle nostre colpe ancestrali, né il Figlio di Dio, che vuole essere adorato, ma l'uomo che si è proposto come esempio per insegnarci a vivere con serenità, con la coscienza tranquilla che non si lascia corrompere e contaminare dal male. Per dovere di cronaca, occorre aggiungere, inoltre, che, prima del Vangelo di Matteo, sono esistiti altri Apocrifi, appartenenti a Comunità giudaiche, sparse fin dagli albori del cristianesimo, in Palestina e in Siria. La voce di questi primi cristiani è stata soffocata; dei loro Vangeli non rimane che qualche citazione, talora distorta e malevolmente interpretata, negli scritti posteriori dei Padri della Chiesa. Alcuni studiosi hanno ricercato pazientemente quei frammenti, riordinandoli, cercando nel contempo di penetrare nel loro significato più profondo.

Da loro, veniamo a conoscenza che per gli Ebioniti (dall'ebraico "ebionim", "gli umili", "i poveri"), Gesù era un uomo giusto che, ispirato da Jahve come gli antichi profeti biblici, aveva tuonato contro i ricchi, i potenti, i profittatori. La presenza tra i suoi discepoli di almeno tre zeloti faceva credere che egli si fosse investito di una missione rivoluzionaria, che era andata fallita, ma aveva fatto di lui un simbolo sacro. I Nazareni (da nazir "il separato") riconoscevano in Gesù un modello di purezza e di rigore morale, che li teneva separati, non contaminati, dalla corruzione della società. Per darne l'esempio, gli stessi seguivano un'usanza che sembra risalisse a Mosè: facevano, infatti, voto perenne o temporaneo di castità e semplicità di costumi, tenendo- per tutto il periodo del voto. I capelli intonsi. Il loro nome corrisponde all'epiteto dato a Gesù stesso "il Nazareno", che non deriva, come comunemente si crede da Nazareth, inesistente a quei tempi, ma denuncia invece, anche da parte di Gesù, l'osservanza di un simile voto. Altrettanto casti, poveri e vegetariani, erano i Nicolaiti, secondo la tradizione, fondati da un diacono dei primi apostoli, di nome Nicola, e più tardi gli Encratiti, che, rinunciando anche al vino, commemoravano il ricordo di Gesù cenando con pane e acqua. Questo comportamento di umiltà, povertà e frugalità dilagherà nel IV secolo a intere masse di fedeli, con i Manichei, poi nel Medioevo con i Catari ("i puri"), più tardi con i Poveri di Lione, fondati da Pietro Valdo e gli Spirituali, eredi di S. Francesco, come protesta popolare contro la corruzione della Società e contro la stessa Chiesa che si era lasciata coinvolgere, rifiutando la sua autorità e la sua concezione di Gesù, Signore, Re dei Re, assiso trionfalmente in trono, per ripresentarlo umile tra gli umili, povero tra i poveri. Intanto, già fin dal II secolo, nel colto ambiente di Alessandria d'Egitto, erano cominciati a diffondersi i Vangeli gnostici, di ispirazione neoplatonica, che interpretavano la predicazione di Gesù su fondamenti razionali. Gesù era visto come simbolo della verità che illuminando le menti degli uomini li induce alla conoscenza del bene e del male, per cui l'uomo seguirà la via della rettitudine essendone intimamente convinto. Un filo conduttore lega queste varie correnti eretiche del cristianesimo: l'umanità di Gesù con tutte le passioni più nobili dell'uomo: lo sdegno per l'intolleranza, la prepotenza e la cupidigia di denaro; la pietà per i poveri ed i sofferenti, la capacità di commuoversi e di piangere, il coraggio di rintuzzare il bigottismo farisaico e di sferzare i mercanti del Tempio affrontando con grande coraggio i potenti. E oggi, in questa Società sconvolta dalle guerre e dalle forze del male, sempre sull'orlo di una catastrofe, anche le previsioni apocalittiche di una non lontana distruzione del mondo intero, attribuite a Gesù da certi Apocrifi, sono di sconvolgente attualità. Chi scrive si augura che quanto predetto non debba mai avvenire ma spera, nello stesso tempo, che gli uomini comincino a fare tesoro degli ammonimenti del Gesù degli Apocrifi, per costruire finalmente un nuovo mondo, basato su principi di amore, di fratellanza, di giustizia. Per concludere, occorre dire che gli studi biblici hanno fatto enormi progressi negli ultimi quaranta anni, immensamente aiutati, come abbiamo visto, dalla scoperta di nuove fonti originali, materiale che non era disponibile ai ricercatori del passato. Come risultato, Gesù non è più una figura incerta, che esiste nel semplicistico mondo da fiaba dei Vangeli anzi la Sua figura sta emergendo notevolmente dalle nebbie di congetture, ipotesi e iperboli mitiche, ed oggi è molto più chiara e documentata.

Nonostante questo, il dogma è più radicato che mai! Il Nuovo Testamento non ha subito nessuna evoluzione, rimane statico, impermeabile ai nuovi sviluppi ed alle nuove scoperte; ogni asserzione controversa viene trattata come se fosse enunciata per la prima volta. È, quindi lecito, chiedersi: perché avviene questo? Perché gli studi biblici, che interessano tante persone, devono essere così immuni da evoluzioni e sviluppi? Perché la grande massa dei Cristiani deve sapere, della figura che adora, molto meno di quanto sa di figure storiche di assai minore importanza? In passato, quando queste cognizioni erano inaccessibili o pericolose da divulgare, può esserci stata qualche giustificazione; oggi, tali conoscenze, sono sia accessibili come quanto, tranquillamente, divulgabili; eppure il cristiano praticante resta ignorante quanto il suo predecessore di secoli addietro e, sostanzialmente, accetta gli stessi racconti che ha sentito da bambino. Non una, ma molte potrebbero essere le risposte da dare a tali domande; proveremo a fornire alcune spiegazioni in merito nella sezione che prossimamente verrà pubblicata sul Portale e che sarà dedicata al primo Cristianesimo ed al " Priorato di Sion". Vi invitiamo, pertanto, a collaborare con la nostra Redazione, inviandoci le Vostre opinioni in proposito.

Laura Scafati

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