Abbiamo assistito all'orrore in diretta, ci siamo immedesimati negli ultimi terribili istanti di chi viaggiava su quei jet, per una settimana abbiamo vissuto col terrore di una catastrofe mondiale angosciati dalla presenza di un nemico invisibile che si può manifestare ovunque e in qualsiasi momento. L'America è stata violentata, il giorno 11, un numero che sembra evocare nefastamente due torri gemelle. Noi tutti ci siamo sentiti violentati dall'orrore e ora desideriamo solo eliminare il "mostro" che ha causato tutto ciò. Per ritrovare la normalità, la sicurezza, l'equilibrio interrotto, per far sì che l'orrore sia ricacciato nelle viscere della Terra o nei meandri della nostra psiche e che vi rimanga sepolto possibilmente per sempre.
Ma sappiamo che tutto ciò è un illusione: l'orrore è un virus ed esiste dalla notte dei tempi. Ha infettato i conquistatori, gli usurpatori di ogni epoca, i mercanti di schiavi, di armi, di droga, la Santa Inquisizione, i campi di sterminio e via dicendo.
Quello a cui abbiamo assistito è stato un orrore di serie A, perché trasmesso dalla TV minuto per minuto, perché mai sperimentato prima, perché capace di mandare in frantumi, con quelle miriadi di cristalli, il potere della più grande Potenza assieme a migliaia di vite umane. Poi esistono gli orrori di serie B, C, D ecc. che si chiamano Serbia, Iraq, Vietnam, Israele, Palestina, Ruanda, Angola e via via in una lista destinata ad allungarsi ad libitum.
Infine esistono gli orrori del quotidiano che tutti quanti siamo in grado di sperimentare e perpetrare e che prendono il nome di presunzione, arroganza, superficialità, ignoranza, sopraffazione, egoismo, egocentrismo, menefreghismo, incapacità di comunicare, incapacità di ascoltare, incapacità di vedere. Questi orrori quotidiani sono come dei virus ad alta attività proliferativa capaci, a loro volta, di generare popolazioni di virus ancora più aggressivi che si chiamano invidia, rancore, odio, vendetta.
Dunque l'orrore finale, l'evento distruttivo, non è la cieca follia del "mostro" di turno ma il risultato di una catena di orrori che originano dal nostro modo di essere e vivere all'interno della società, della famiglia, dei rapporti umani e che poi vanno a costituire la linfa politica di una nazione.
Sento già le critiche a questo discorso: "i soliti luoghi comuni! La società violenta, la famiglia che non educa, la crisi dei rapporti. Ma che c'entra tutto questo col terrorismo e l'antiamericanismo?"
L'antiamericanismo, io credo, non è casuale ma frutto di una politica che, di fatto, ha sempre diviso il mondo in compartimenti stagni: una volta esisteva il mondo dei "buoni", capeggiati dagli USA, e quello dei "cattivi" capeggiati dall'URSS. Caduto l'impero sovietico, la Russia, "ravvedutasi", è stata accettata (anche se con riserva) nel modo dei "buoni" mentre "cattivi" sono diventati i paesi islamici oltranzisti. Quindi i terroristi vanno eliminati ma, aggiungo io, pensate che a un terrorista gliene freghi qualcosa di essere eliminato visto che, poi tanto, si autoelimina da solo? E quand'anche si saranno eliminati Bin Laden e i suoi amici, continueremo davvero a sentirci tranquilli sapendo che miliardi di disperati, affamati di serie C e D saranno sempre più incazzati contro pochi milioni di serie A che, di fatto, li affamano e li gettano nella disperazione? Quanti altri Bin Laden dovranno nascere ancora prima che si modifichi realmente qualcosa nella gestione dell'umanità?
Quando un pubblico ufficiale abusa del suo potere con sprezzo e arroganza, quando un qualsiasi evento viene bollato con superficialità e pregiudizio, quando ci si rifiuta di ascoltare perché si presume di avere la verità rivelata, quando si calpesta la dignità umana, quando si offendono i valori basilari del nostro essere, quando l'obiettivo principale è sempre il potere e mai la vita umana, si compie solo del terrorismo che evoca inevitabilmente altro terrorismo in una catena infinita.
Marcello Lopez
Misteri e storia · Reportage