Misteri e storia · Reportage

Il codice di Giza reportage "Viaggio attraverso il suo Mistero "


giza1Fra tutti i monumenti del mondo antico non ve n'è alcuno più misterioso della Grande Piramide di Giza! Da sola occupa un'area superiore a 50 mila metri quadrati e venne innalzata perfettamente allineata ai quattro punti cardinali.
Per rendere meglio la grandiosità di questa costruzione, occorre dire che contiene oltre 2 milioni di blocchi di calcare e granito dal peso variabile da 2 a 70 tonnellate, per una massa totale di materiale che ne fa l'edificio più imponente mai costruito!
Per rendervi l'idea, questa piramide si eleva tramite 2 file di blocchi fino a 144 metri e la sua costruzione rappresenta, ancora oggi, una vera e propria sfida per gli ingegneri ed architetti.
Senza poi dimenticare, la Seconda Piramide che, in origine, era alta circa 141 metri e la Terza Piramide, la più piccola, che si eleva fino ad un'altezza di 64 metri.
Sappiamo bene come le Piramidi abbiano, da sempre, esercitato un fascino senza limite poiché intorno alle stesse aleggia un alone di mistero e di magia mai svelato.
La Piana di Giza nasconde domande inquietanti, che neppure l'Egittologia classica è riuscita a fornire risposte razionali.
A riprova di ciò, prendete un qualunque testo sull'argomento e troverete sempre la stessa affermazione: le piramidi erano tombe regali!
Ma perché ricorrere a tombe alte più di 144 metri? Pur concedendo che i Faraoni erano autocrati venerati come dei viventi, resterebbe ugualmente un enorme spreco di tempo ed energia.
Il popolo egiziano, era di fatto, un popolo profondamente religioso e civile in un periodo nel quale gli europei erano ancora dei primitivi; molti elementi lasciano credere che abbiano costruito le loro piramidi più come un'affermazione delle loro credenze religiose che per glorificare Faraoni morti, per quanto potenti.
Molti misteri circondano queste costruzioni piramidali, ed in particolare, la Grande Piramide di Giza, rimasta inviolata per diversi millenni fino all'820 d.C., quando fu riaperta da una squadra di operai arabi agli ordini del Califfo Ma'moun, figlio del leggendario Haroun al Rashid.
A tale proposito, Peter Tompkins autore del libro " Secrets of the Great Pyramid", racconta un aneddoto relativo a tale scoperta: " …Ma'moun, quando appurò che la Grande Piramide non conteneva alcun tesoro, ordinò di mettere alcuni pezzi d'oro nel sarcofago della Camera del Re, in modo che gli operai potessero ""scoprire" un tesoro e non credere vani i loro mesi di dura fatica"

giza3A questo punto, penso che sia necessario iniziare un viaggio insieme intorno al Mistero della Piana di Giza, risalendo alle prime esplorazioni effettuate in questa area per avere un quadro più preciso che ci possa aiutare a scardinare il segreto insito in questo luogo magico; questo perché la Grande Piramide ha continuato ad affascinare gli avventurieri e a calamitare l'attenzione più di ogni altro monumento della storia.
Per secoli è persistito il sospetto che celasse altri segreti: che da qualche parte, o al suo interno, si nascondesse una sala, destinata prima o poi a venire alla luce.
Generazioni di egittologi e di dilettanti l'hanno cercata usando ogni espediente, dalla dinamite ai raggi X, ma senza successo.
Iniziamo con il dire che verso la fine del IV secolo a.C. Alessandro il Grande distrusse la maggior parte dell'Antica Sapienza, che stando a molti illustri studiosi, era ampiamente diffusa all'interno dei Templi e delle Grandi Biblioteche,
La favolosa Biblioteca di Alessandria di Egitto, fondata da Tolomeo I, dopo che Alessandro Magno era morto, venne a sua volta completamente distrutta dall'Imperatore romano Teodosio nel 389 d.C.
I testi antichi che erano sopravvissuti furono oggetto di una attenta ricerca ma non rivelarono nulla in merito all'enigma in argomento!
Un profondo silenzio, del resto, circondava le piramidi anche presso gli antichi egiziani; all'epoca di Tutankhamen ( 1300 a.C.) le piramidi di Giza erano vecchie di mille anni, ma nessuno ricordava il nome del costruttore e neppure il fine della costruzione.
Nel 1638, un inglese di nome John Greaves, visitò la Piana, affascinato soprattutto dagli antichi metodi di misurazione; cercava di scoprire con quale sistema nell'antichità erano state valutate le dimensioni della Terra.
Greaves, nel suo libro " Pyramidografia" ci descrive come riuscì a trovare, all'interno della Grande Piramide, il pozzo menzionato da Plinio nelle " Storie Naturali", osservando, tra l'altro, che il pozzo in questione aveva l'imboccatura circolare e non quadrata come affermato dall'illustre scrittore latino.
Nel 1765, Nathaniel Davisons, visita la Grande Piramide e scopre sulla parte orientale, una piccola apertura larga non più di 60 centimetri.
Infilatosi in questo cunicolo, sfociò nella parte nord-est di una stanza, troppo bassa per poterci stare in piedi; malgrado l'enorme difficoltà Davison si rese conto di stare seduto sull'estradosso del soffitto della sottostante Camera del Re!
Nel 1918, un italiano, Giovanni Battista Belzoni, entra nella Seconda Piramide e pubblica le sue scoperte, nel 1922, nella sua Opera: " Narrative in the Operations ond Recent Discoveries within the Pyramids, Temple, Tombs and Excavations in Egypt and Nubia"
Sempre nello stesso anno, Giovanni Battista Caviglia ed un gruppo di uomini sotto la sua guida, cominciarono a scavare sulla parte frontale della Sfinge e man mano che gli scavi procedevano, emersero grossi frammenti di pietra, in parte riconosciuti come frantumi della barba che, secondo la tradizione, il volto della Sfinge portava e in parte fatti risalire alla testa di un grosso serpente, individuato, per alcuni, come una componente decorativa del copricapo della ieratica figura.
Alla base di tale monumento, venne alla luce una piccola cappella, di 3 per 1, 5 metri, posta proprio sotto la protezione del mento della Sfinge e come accoccolata in mezzo alle gigantesche zampe!
Eretta durante il nuovo Regno - 1550 1070 a.C. - la stanzetta racchiudeva una stele di granito, divenuta poi nota come la Stele del Sogno di Thutmose IV.
All'ingresso della Sfinge venne trovata una piccola statuetta raffigurante un leone, intorno alla quale erano sparse piccole sfingi e leoni in pietra grezzamente scolpita.
Tutti i reperti erano dipinti di rosso!!!!!

Fine prima parte Laura Scafati



giza2Caviglia ed i suoi uomini scoprirono sulle zampe della Sfinge una lunga serie di iscrizioni in greco. In una si diceva che: " la Sfinge era il custode della tomba ( del dio egizio) di Osiride.
La qualcosa sembrava dare ragione ad alcuni egittologi del tempo, i quali pensavano che i piedistalli sui quali poggiavano le zampe della Sfinge, raffigurate nelle due stele poste ai lati dell'ingresso sembravano la sagoma " di una porta d'accesso".
Ci si credeva al punto tale che presso gli indigeni egiziani era nato un florilegio di leggende in merito a questo accesso segreto!
Per quanto la Sfinge sia grande, nessuno ha mai suggerito che gli antichi egizi siano dovuti ricorrere a tecniche particolari per erigerla, oltre al duro lavoro ed alla ferrea organizzazione.
Mazze di pietra e scalpelli di rame erano sufficienti a spaccare il calcaree ed a scavare la trincea intorno alla Sfinge; ciò che rimane un mistero, tuttavia, è lo scopo per il quale venne realizzata, da chi e perché!
I moderni testi di egittologia, cercano di dare una risposta a tutti e tre i quesiti:
la Sfinge venne costruita intorno al 2.500 a.C. su comando di Chefren della IV dinastia, lo stesso faraone che fece edificare una delle tre Grandi Piramidi di Giza, la seconda per imponenza;
la Sfinge era una statua del dio Harmakhis ( divinità del sole nascente) e, dal momento che il faraone era considerato la manifestazione di dio sulla Terra, gli scultori ne modellarono il viso sulle fattezze del faraone stesso;
la somiglianza tra il volto della Sfinge e quello di Chefren confermerebbe che fu proprio lui a far erigere il monumento!
In tempi recenti, tuttavia, diverse teorie scossero tutte le certezze dalla fondamenta.
Robert Schoch, nel 1991, dopo aver esaminato i solchi dell'erosione sulla Sfinge, annunciò che il monumento doveva essere più antico di quanto supponessero gli egittologi; secondo questo geologo di Boston, infatti, risaliva al 7.000 a.C. e forse ancor più antico-
La seconda contestazione giunse da un esperto di identikit, Frank Domingo. Tenente della polizia di New York, il quale dopo aver effettuato un accurato confronto tra il volto della Sfinge ed il viso del faraone Chefren, concluse che i lineamenti della Sfinge non erano modellati su quelli di Chefren.
Infine, Robert Bouval e Adrian Gilbert, i quali, mediante l'impiego di sofisticate tecniche computerizzate, cercarono di dimostrare che, intorno al 10.500 a.C. il mattino dell'equinozio di primavera, la costellazione del Leone sorgeva sull'orizzonte a oriente, proprio di fronte alla Sfinge.

tramonto%20%20piramidiI due studiosi conclusero che la Sfinge dalle forme leonine venne di conseguenza eretta intorno a quella data in riferimento a quell'evento astronomico.
Se tale supposizione legata alla retrodatazione della Sfinge fosse corretta, allora tutta l'egittologia dovrebbe essere ribaltata da capo a piedi e tutte le nozioni sul nostro passato contenute sui testi di storia dovrebbero essere completamente rettificate.
Tradizionalmente si ritiene che la civiltà egiziana sia sorta intorno al 3.200 a.C.; chi fu dunque a erigere il monumento in questione, se venne scolpito nel 7.000 a.C. o addirittura nel 10.500 a.C.?
In entrambi i casi si dovrebbe ammettere l'esistenza di un'altra civiltà del tutto sconosciuta, ben organizzata e abbastanza florida da costruire monumenti così imponenti!

a cura di Laura Scafati


Nel 1850, Auguste Mariette venne inviato in Egitto per conto del Louvre, ricoprendo la carica dell'appena nato Ufficio di Antichità.
I suoi scavi portarono alla luce: il " Sarapeo", una grandiosa catacomba nei pressi di Saqqara in cui vennero alla luce i giganteschi sarcofagi del sacro bue " Api".
Auguste Mariette, inoltre, si occupò del " Tempio della Valle", collegato alla seconda Piramide tramite la strada rialzata, anch'esso a Chefren.
Mentre tutto questo fervore di scavi stava procedendo, comparve sulla scena John Taylor, già redattore del " London Observer", un accanito assertore dell'idea che le dimensioni della Grande Piramide celassero conoscenze matematiche e geodetiche.
Ma ancora una volta, se la chiave di lettura della Piramide stava nella perfetta analisi delle sue geometrie, era fondamentale misurare, senza errori, il perimetro di base come sempre ingombrato da un'enorme quantità di polvere, sabbia e detriti.
Robert Menzies, sostenne la teoria che il progetto e le dimensioni dei passaggi e dei vani interni della Grande Piramide erano stati appositamente elaborati per celare una sorta di " calendario delle profezie bibliche" relative a tutti i maggiori eventi della Storia dell'uomo.
Affascinato dalle ipotesi dei codici segreti, il celeberrimo egittologo William Flenders Petric, nel 1880 a soli 26 anni, raggiunse l'Egitto equipaggiato con strumentazioni veramente sofisticate.
Facendo ricorso alla triangolazione, rilevò il layout e le dimensioni di tutti gli edifici presenti nella Piana di Giza.
In lui c'era una grande ammirazione per l'armonia dell'insieme e soprattutto del perfetto allineamento della Grande Piramide ai quattro punti cardinali,
Di lui si racconta un aneddoto molto simpatico: si dice, infatti, che mentre era impegnato nelle misurazioni della Grande Piramide, era solito scoraggiare i turisti troppo invadenti mostrandosi all'improvviso vestito soltanto di mutandoni rosa.
Un ottimo ed efficace sistema per allontanare le puritane signore vittoriane!
Malgrado queste singolarità, il suo approccio a questo mistero fu il più coscienzioso e scientifico di tutti! Tanto che meritò l'appellativo di " padre dell'Archeologia Egizia!.
Petric, fu anche il primo a chiedersi in quale modo gli antichi egizi riuscivano a manipolare, lavorare e maneggiare in modo tanto perfetto blocchi pesantissimi di basalto, diorite e granito.
Dopo aver esaminato tutti i reperti ritrovati arrivò a dire: "…..a dirla proprio tutta, non credo che i moderni trapani possano anche solo lontanamente reggere il confronto con quegli degli antichi egiziani….i loro lavori di precisione erano così perfetti da suggerire l'uso di strumenti che forse noi stiamo appena inventando!"
A questo punto sorge spontanea la domanda: perché furono costruite le Piramidi?

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Laura Scafati

FINE TERZA PARTE


Quale era, dunque, lo scopo ultimo per il quale gli Egiziani costruirono le Piramidi?
La linea ufficiale sostenuta dall'Egittologia canonica è che tutte queste costruzioni fossero semplicemente degli Edifici funerari, malgrado venga concessa una grande attenzione alla suggestiva teoria che il disegno e la configurazione progettuale nascondessero conoscenze matematiche, geometriche ed altre ancora! Non è da sottovalutare neppure la teoria per la quale la Grande Piramide fosse un vero e proprio Osservatorio astronomico.
Per quanto concerne l'ipotesi per la quale le Piramidi non fossero altro che Edifici funerari è l'unica che gode di una credibilità maggiore rispetto alle altre poiché è supportata dalle testimonianze e dalle attività dei " Padri esploratori", i primi uomini dell'epoca attuale che penetrarono nelle Piramidi stesse; senza contare che il connubio piramide - tomba è un'idea che perdura da millenni senza che nessuno si sia mai posto l'interrogativo circa il motivo per il quale i costruttori delle piramidi si costrinsero a faticare così tanto per attuare un progetto tanto ardimentoso!

la%20sfingeProbabilmente, una delle motivazione potrebbe derivare dal fatto che i Faraoni dell'Antico Regno erano molto preoccupati che la loro dimora tombale potesse essere violata.
A riprova di quanto detto, lo studio di alcune strutture realizzate dentro la Grande Piramide fa pensare a dei veri e propri meccanismi realizzati contro ogni profanazione.
La Camera Sotterranea, per esempio, sembra possedere la funzione di " specchio per le allodole" con i suoi tappi usati per chiudere i passaggi ed altri accorgimenti ermetici.
Noel F. Wheeler in " The Pyramids and their Purpose II: The Pyramid ok Khufu in " Antiquity" IX 1935, sostiene un'ipotesi molto suggestiva: per il sacro terrore dei profanatori, Cheope non si fece seppellire all'interno della Grande Piramide ma altrove, in un posto segreto.
Cheope, sempre secondo l'autore, si era fatto innalzare un monumento sepolcrale stupendo ma, ad un tratto, aveva intuito che la soluzione migliore per salvaguardare l'inviolabilità della sua sepoltura sarebbe stata quella di farsi tumulare in qualche profondo e del tutto anonimo pozzo tombale!
Wheeler prosegue nelle sue argomentazioni osservando che la Grande Piramide venne terminata con una certa approssimazione di dettagli e con alcuni elementi non completati.
Una questione, tuttavia, sulla quale si trovano tutti concordi - sia studiosi alternativi come quelli ortodossi - riguarda il fatto che le Piramidi oltre a rappresentare la reggia di un sovrano defunto, debbono avere avuto uno scopo più elevato da collegarsi con la ritualità ed il simbolismo tipici della cultura egizia.
Uno dei fattori più importanti che tendono ad avallare questo genere di osservazioni consta nel grande e variegato numero di antichi testi egizi rinvenuti sia sulle pareti tombali che su stele e papiri.
Parliamo del " Libro dei Morti", " il Libro delle Porte", i " Testi delle Piramidi" ed i " Testi dei Sarcofaghi",
Tutti, immancabilmente sottolineano la grande importanza che rivestivano: simbolismo, ritualistica e iniziazione nel processo per ottenere la Vita Eterna.
Inoltre, non dobbiamo dimenticare che tali Testi sono stati appositamente scritti per impedirne la vera comprensione ai non iniziati.
Come si diventava Iniziato? L'Iniziato veniva condotto attraverso più stadi evolutivi e dopo aver superato non poche difficili prove per approdare allo stato di consapevolezza necessaria, veniva fatto cadere in uno stato alterato di coscienza - forse giacendo dentro un sarcofago - nel quale veniva mantenuto per qualche giorno. Questa condizione di trance era ottenuta tramite ipnosi dai sacerdoti o dagli adepti, o ricorrendo a qualche particolare suggestione sonora.
Compiere un percorso iniziatico costituiva certamente un'avventura ricca e stimolante, capace di spalancare la mente del soggetto sulla più profonda realtà del cosmo, su quelle conoscenze straordinarie che noi profani ancora non abbiamo raggiunto ai giorni nostri!


LAURA SCAFATI

FINE IV PARTE

Aggiornamento integrato · 2026

Archeologia oggi: vedere il paesaggio con nuovi strumenti

Dopo ventisei anni, satelliti, LiDAR e analisi digitali hanno ampliato le possibilità di documentare il territorio. Non sostituiscono però lo scavo e la verifica sul campo.

La ricerca archeologica contemporanea affianca alle indagini tradizionali strumenti di osservazione a distanza. Il LiDAR (Light Detection and Ranging) misura le distanze con impulsi laser e produce modelli tridimensionali del terreno, permettendo di leggere tracce di strutture anche dove la vegetazione le nasconde. Una revisione sistematica pubblicata nel 2024 su Archaeological Prospection ha raccolto gli studi sulle applicazioni archeologiche di questa tecnologia. Anche immagini satellitari e dati multispettrali aiutano a individuare aree da approfondire.

Queste tecniche servono a formulare domande e a scegliere dove cercare, ma non sostituiscono lo scavo, la verifica sul campo e il contesto stratigrafico: un’anomalia in un’immagine, da sola, non dimostra la presenza di una struttura nascosta né conferma ipotesi straordinarie sulle piramidi.

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