Il passato mi ha sempre affascinato fin da quando ero bambina e dal primo momento che ho iniziato a leggere la storia dell'Impero incaico, sono rimasta molto sorpresa nell'apprendere che era esistito cento anni prima di venire travolto dai Conquistadores spagnoli.
Ancora più stupefacente furono le strane circostanze in cui avvenne la distruzione di quel vasto regno sudamericano, militarmente forte e comprendente tutta la dorsale andina, dalla Colombia odierna fino al Cile meridionale, dalla costa del Pacifico alle pendici orientali delle Ande.
Verso la fine del 1532, una spedizione spagnola composta da 170 avventurieri si imbatté in questo potente Impero e riuscì a sottometterne i circa sei milioni di abitanti.
Pizarro, avventuriero incallito, con un unico scopo quello di soddisfare la sua cupidigia d'oro, a capo di un esercito composto da " hidalgos", nobili caduti in disgrazia, alla ricerca delle antiche ricchezze!
Questi " hidalgos" erano, anche, denominati i " Tercios" e costituivano il corpo dei legionari più temuto in Europa: impavidi, irruenti ed impietosi combattevano fino alla morte!
Pizarro, conosceva bene i suoi uomini e sapeva che erano in grado di sopportare la paura, l'incertezza, il pericolo e le privazioni fisiche; pertanto, decise di partire alla conquista dell'Impero peruviano, con la quasi certezza della vittoria!
Così motivati, 120 cavalieri e 50 soldati a piedi, iniziarono l'ascesa del massiccio andino senza sapere che, nel luogo dove stavano per arrivare, era in corso una guerra civile di importanza cruciale.
Huascar e Atahuallpa - figli di Huayna Capac, ultimo Imperatore andino, morto nel 1525 - si stavano affrontando in una cruenta guerra di successione.
I due contendenti al trono, ben conoscendo tutte le mosse dell'esercito spagnolo, preferirono all'inizio non prestare loro molta attenzione.
Finché, Atahuallpa, dopo alcune settimane decise di inviare un ambasciatore verso quell'esercito capitanato da uno strano condottiero, proponendo a Pizarro un incontro a Cajamarca.
Il 15 novembre 1532, gli spagnoli arrivarono nella valle di Cajamarca e si trovarono di fronte un accampamento, composto da un esercito di oltre 40.000 uomini!
La sorpresa fu enorme, ma gli Hildagos non si persero d'animo e ben presto la sorpresa lasciò il posto alla spavalderia! Attaccarono, infatti, la piccola città fortificata in cui era racchiuso il " convento delle Vergini del Sole" ed inviarono emissari agli Inca.
Si racconta che Hernando de Soto e il fratello di Pizarro, Hernando, si inoltrarono audacemente in mezzo all'esercito nemico ed una volta individuati e portati alla presenza di Atahuallpa, lo invitarono ad un incontro con Pizarro, fissando come data, la mattina del giorno dopo.
A questo punto della narrazione, è facile immaginare quanta fosse alta la tensione fra gli spagnoli durante la notte precedente al fatidico incontro!
Non appena si fece giorno, si prepararono a riceve l'Imperatore Inca….ma fino a tardi mattinata, di lui nessuna traccia.
Dopo molte ore di attesa, apparve un palanchino sul quale sedeva, in tutta la sua magnificenza, Atahuallpa, ultimo Imperatore! Intorno a lui erano schierati 600 uomini di scorta, totalmente disarmati.
Un sacerdote spagnolo, gli andò incontro e nel salutarlo gli presentò l'antica versione dell'Inquisizione del diritto alla difesa, informando il dio-re che se si fosse sottomesso al Sovrano di Spagna ed alla Chiesa Cattolica di Roma non gli sarebbe capitato nulla di male!
L'imperatore rispose che gli spagnoli avrebbero dovuto restituire tutti i beni requisiti dal momento del loro arrivo; a questo punto, il sacerdote rispose offrendo ad Atahuallpa una copia della Bibbia.
Il silenzio era profondo intorno ai due protagonisti di questa battaglia verbale….l'Imperatore, curioso, esaminò il libro ma non comprendo l'idioma con il quale era stato scritto ed ignaro del significato intrinseco, lo scagliò a terra con gesto di profonda stizza!
Il sacerdote, che non aspettava altro, gridò: è l'Anticristo….ha osato profanare la Sacra Bibbia!!!
L'artiglieria, come da copione, cominciò a sparare i primi colpi e da ogni parte apparvero i destrieri spagnoli cavalcati dagli " hidalgos" al grido: " Santiago y a los!!" ( San Giacomo e a loro), che cominciarono ad assalire la stupefatta guardia d'onore dell'Imperatore, che - completamente disarmata - non seppe opporre resistenza.
Atuhuallpa, l'Imperatore degli Incas venne fatto prigioniero!!!!
I soldati dell'esercito imperiale si diedero ad una fuga disordinata, inseguiti dagli spagnoli che ne uccisero 7000 ferendone gravemente 17.000!
Per l'Imperatore preso in ostaggio fu richiesto un riscatto in oro e da quel momento la " buona suerte" degli Hidalgo non ebbe più freni.
Nel giro di pochi anni, infatti, e con l'aiuto dei rinforzi provenienti da Panama venne soffocata ogni resistenza indigena ed il più potente Impero dell'emisfero occidentale mai esistito cadde per mano di meno di 200 uomini!!IRENE ACHILLE
Alias VespertiliaFINE PRIMA PARTE
PARTE SECONDA
Al tempo della conquista spagnola in Perù esisteva il detto che l'impero incaico era nato sotto il segno della profezia! Si narra, infatti, che nel 1432 il grande condottiero Viracocha Inca avrebbe previsto la distruzione catastrofica della civiltà andina entro cinque generazioni.
Tale profezia fu pronunciata quando la città di Cuzco era sotto la minaccia degli attacchi del nemico più temuto ed odiato: i Chanca e fu allora che Paicha Kuti Inca, figlio di Viracocha Inca divulgò tale visione.
A distanza di secoli possiamo affermare che mai una profezia fu così veritiera! Il popolo Inca aveva un appuntamento con il destino che fu rispettato in ogni sua prerogativa tragica.
Il mistero, se così lo si può definire, consiste nel fatto che, la sua distruzione avvenne malgrado avesse solidificato la propria gloria attraverso secoli di lotte ed una grandissima evoluzione culturale!
La cultura incaica si basava, infatti, su due tradizioni popolari fondamentali: la popolazione dei Wari e quella di Tiahuanaco.
Le tradizioni in questione si svilupparono, per lunghi anni, attraverso la città di Cuzco, che divenne " l'ombelico del mondo"; il centro nel quale si scontravano le due concezioni cosmiche opposte e complementari.
La cultura dei Wari, in contrapposizione all'influenza di Tiahuanaco, ideò una costruzione mastodontica, rimasta famosa nei tempi; il così detto " Complesso di Pikillacta", dove sono stati rinvenuti reperti archeologici spettacolari!
Molti ricercatori, infatti, durante gli anni venti trovarono dei nascondigli sotto la pavimentazione dei quartieri riservati all'élite; vennero così alla luce quaranta statuine, alte circa otto centimetri, costruite con il turchese ed il sodolite e raffiguranti la figura di un uomo con indosso indumenti tribali.
L.E. Valcarcel, nella Rivista del Museo Nacional " Esculturas de Pikillajta, afferma che tali reperti erano disposti in un cerchio attorno ad una serie di oggetti: una bacchetta di bronzo, una conchiglia di strombo e una conchiglia Spondylus, incastonate in sabbia marina e tutte a faccia in giù, per rappresentare la pratica di sottomissione che gli Inca adottavano calpestando i corpi dei capi delle tribù vinte.
Inoltre, tali luoghi nascondevano dei veri e propri rituali esoterici di magia nera, compiuti con l'intenzione di fare del male a distanza.
Tiahuanaco rappresentava la luce, la forza del bene mentre Wari era le tenebre, il male!
Gli Inca furono l'unica popolazione degli altipiani ad abitare in un'isola relativamente tranquilla, ebbero modo di evolversi in ogni campo dello scibile umano ed erano profondamente attirati dalla luce emanata da Tiahuanaco ma non disdegnavano le tenebre di Wari e fu proprio questa dicotomia a provocare la quasi distruzione e la completa sottomissione all'uomo bianco che era venuto per distruggerli.
Questo popolo credeva fortemente alla profezia di Virachoca Inca e ne accettarono la fatalità
FINE SECONDA PARTE Irene Achille alias Vespertilia
La fonte più citata per la profezia di Viracocha Inca è senza dubbio Garcilaso de la Vega, che scrisse una storia degli Incas: " Comentarios reales de los Incas" dove affermò che Huayna Capac, l'ultimo Inca a regnare prima dell'arrivo degli spagnoli, morì con tale profezia sulle labbra.
Lo storico W. Prescott criticò le affermazioni di Garcilaso ed individuò solo nella pigrizia di questo popolo la loro rovina!
Molti ed altri ancora si sono dedicati nel corso dei secoli a cercare di trovare una spiegazione razionale alla scomparsa di una civiltà così grande come quella incaica….senza trovare risposte plausibili almeno dal punto di vista di noi uomini moderni.
Possiamo essere certi solo di un fatto importantissimo: gli Inca giunsero molto vicino ad affrontare le implicazioni dell'incertezza cosmica; il dio su cui proiettarono la loro percezione del rischio era il Sole che consideravano un vero e proprio " re operativo".
Alla fine, attirati dalla chimera del potere e del controllo anche sugli astri cominciarono ad esercitare pressioni su di un creatore che vollero libero dalle leggi della sua creazione e da una concezione così errata è iniziata la loro fine.
Se c'è, infatti, una lezione da apprendere dalla tragedia del popolo Incas, essa consiste nell'ammettere che il controllo è un'illusione poiché nulla è predeterminato ma tutto è importante! Esiste il libero arbitrio che molte volte muta lo svolgersi degli eventi.
Dal tempo dell'Eden e di Prometeo, l'uomo ha commesso continuamente lo stesso peccato " originale", ossia il tentativo di prendere il posto del creatore e di fissarne le regole.
Il peccato " originale" non nacque dalla disobbedienza e dalla rivendicazione della nostra natura creativa, ma dal fatto di essere tentati di usare male i nostri poteri….questa è la lezione che si perpetua da più di 6000 anni ed è anche il messaggio che il Mistero degli Incas ci trasmette!!!
FINE
IRENE ACHILLE ALIAS VESPERTILIA

Al
tempo della conquista spagnola in Perù esisteva
il detto che l'impero incaico era nato sotto il segno
della profezia! Si narra, infatti, che nel 1432 il grande
condottiero Viracocha Inca avrebbe previsto la distruzione
catastrofica della civiltà andina entro cinque
generazioni.
L.E.
Valcarcel, nella Rivista del Museo Nacional " Esculturas
de Pikillajta, afferma che tali reperti erano disposti
in un cerchio attorno ad una serie di oggetti: una bacchetta
di bronzo, una conchiglia di strombo e una conchiglia
Spondylus, incastonate in sabbia marina e tutte a faccia
in giù, per rappresentare la pratica di sottomissione
che gli Inca adottavano calpestando i corpi dei capi delle
tribù vinte..jpg)
.jpg)
.jpg)
