Fantasmi e paranormale · Spiritismo

Siamo tutti medium? Di Manuela Pompas


La possibilità di comunicare con altre dimensioni, con gli spiriti di natura, con gli dei o con le persone care che ci hanno lasciato, ha sempre affascinato l'uomo di tutte le epoche. Tuttavia lo spiritismo è diventato una vera e propria disciplina solo nel secolo scorso, in America grazie alle sorelle Fox (che avevano inventato la tiptologia, la comunicazione per mezzo dei colpi, nel muro o su un tavolo, nella quale ad ogni colpo corrispondeva una lettera dell'alfabeto) e in Europa con Allan Kardec, che ha fatto di questa disciplina una vera e propria filosofia, codificando tutti i fenomeni e le modalità di contatto con l'aldilà. Fin dall'800 c'erano delle divisioni tra i cultori di questa disciplina. Una prima contrapposizione li divideva in animisti (coloro che attribuivano all'uomo tutti i fenomeni medianici) e spiritisti (coloro che attribuivano i fenomeni agli spiriti). Un'altra divisione era tra spiritisti e spiritualisti, che utilizzavano la comunicazione con l'aldilà non solo per parlare con i propri cari o vivere fenomeni straordinari, ma soprattutto per percorrere un cammino di crescita spirituale.
Ancora oggi la medianità rimane una delle facoltà psichiche più affascinanti anche se controverse. Oltre ad aiutare l'uomo a comunicare con le persone scomparse e a trovare la propria guida (l'entità cui veniamo affidati dal giorno della nascita), gli consente di ampliare il suo orizzonte, di addentrarsi in regni sconosciuti e inesplorati che gli permettono di dare un significato all'esistenza, di superare le sue incertezze e le sue paure, prima fra tutte quella della morte. Chi entra in contatto con l'invisibile non si allontana dalla fede, come alcuni temono, ma viceversa rinnova la spinta interiore verso il divino.
Lo studio della mente ha permesso di capire che la trance medianica non è qualcosa di magico (né in senso positivo, di sviluppo di un potere particolare, né negativo, nel senso di un contratto con le forze del male), ma più semplicemente uno stato modificato di coscienza simile alla trance ipnotica o allo stato di rilassamento: ecco che tutti (o quasi), messi nella condizione adatta, potrebbero attivare la medianità, attraverso un cammino di ricerca interiore e di esercizio.
Per affrontare tutti i problemi della medianità, usata dagli uomini geniali di tutti i secoli e dai mistici, ho scritto recentemente "Medianità, una strada verso il futuro" (Sperling & Kupfer ed.) che, parafrasando il titolo del mio primo libro "Siamo tutti sensitivi", avrebbe potuto chiamarsi "Siamo tutti medium". Infatti la medianità non è un dono destinato a pochi, ma è una capacità legata allo sviluppo della sensitività che in teoria tutti potrebbero attivare, a mano a mano che si progredisce sul sentiero evolutivo.
In questi anni, sempre più persone hanno avuto esperienze di contatti medianici, di tipo indiretto, quando sono ricorse a un medium (o anche a mezzi meccanici, come il registratore), o diretto, quando hanno sviluppato loro stesse la capacità di canalizzare (channeling) i messaggi provenienti da un'altra dimensione.
E se all'inizio questa ricerca può avere uno scopo meramente consolatorio, come ritrovare una persona cara scomparsa, per placare un dolore lacerante, in seguito per molti diventa anche una strada di crescita e di trasformazione interiore. Infatti, secondo la mia ottica, la medianità non è solo la ricerca di contatti con i trapassati, ma è la possibilità di sondare il mistero, di trovare risposte all'esistenza e percorrere una via spirituale, guidati dalle anime più elevate che ci hanno preceduto e che ci seguono dall'aldilà.
Questo ci consente anche di sapere che cosa ci aspetta dopo la morte (o anche nell'aldilà, quando si effettuano viaggi astrali), qual è l'estensione della realtà, ma anche con chi veniamo in contatto, chi sono le entità che popolano l'invisibile, come si riconoscono…
Tra i problemi più ardui da fronteggiare vi è infatti il riscontro oggettivo dei dati: poiché non vediamo chi ci parla, come possiamo sapere se il messaggio proviene dalla nostra mente o da un disincarnato? E come discernere tra le varie entità, come riconoscere un Maestro da uno spirito burlone?
Tuttavia non prendere atto di un universo più ampio di quello che vediamo significa limitarci volontariamente a una dimensione ristretta: mi vengono in mente i pesci che vivono in un lago, un ambiente che consente loro di vivere, di nutrirsi, di muoversi in uno spazio abbastanza ampio, che per loro è l'unico possibile. Ma al di fuori del lago, esistono terre e monti e città e cieli e universi di cui loro non potranno mai neppure immaginare l'esistenza. Invece all'uomo è data la possibilità di esplorare altre terre, dentro e fuori del suo essere: e allora, perché non farlo?
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