UFO e UAP · Ufologia

Gli OOPART secondo RedFalco

Nella nostra attuale società siamo abituati a dare un nome ad ogni cosa, ad identificarla, questa poi viene collocata in una piccola nicchia dedicata, nella speranza che prima o poi si possa adattare agli schemi di una società ancora in evoluzione, questo capita con le cose passate e quelle ancora a venire. Ma occorre guardare con altri occhi il mondo, perché anche se la scienza ci ha portato dalla lampada all'energia atomica, ci troviamo continuamente di fronte a scoperte che non rientrano nei canoni classici della nostra evoluzione. Gli oopart.
Ma cosa sono gli oopart?
Negli ultimi anni si sono susseguite scoperte storiche e archeologiche classificate come "out of place artifacts" (prodotti artificiali fuori posto) di natura umana, da cui il nome oopart o prufupos.
La ragione di questa denominazione è che questi oggetti si trovano in strati geologici dove NON dovrebbero trovarsi, emergono tra le reliquie di un prezioso passato senza alcuna prova di un precedente periodo di sviluppo culturale o tecnologico. In molti casi il livello di perfezione tecnica va oltre le capacità inventive dei popoli antichi tra i cui resti sono stati trovati.
Non sussiste dubbio sul fatto che gli oopart sono oggetti fuori posto, perché non si adattano in nessun modo a quel determinato momento dello sviluppo della razza umana.
Le librerie rigurgitano di libri scritti da persone che cercano di collegare gli oopart a "visite di esseri di altre galassie" scesi sulla terra più di 10.000 anni fa, teoria accettabilissima se non fosse che nessun oopart si compone di materiale sconosciuto sulla Terra e la loro struttura tecnologica è conforme allo sviluppo della nostra attuale civiltà.
Un esame più attento fa pensare che gli oopart furono creati da una civiltà costruita dall'uomo che raggiunse un elevato grado di sviluppo, ma fu distrutta da una catastrofe, in un lontano passato, talmente rovinosa da permettere la sopravvivenza solo a pochi scampoli della sua scienza e tecnologia tra le culture inferiori succedutesi nella storia. Tale pensiero trova conferma anche dal fatto che gli oopart non solo non hanno una "storia" che giustifica la loro creazione, come accennato sopra, ma non si è trovato riscontro neanche di una qualsiasi evoluzione successiva relativa quell'oggetto.
Allora, come fanno gli oopart ad esistere e giungere fino a noi?
C'è una possibile spiegazione all'emergere di queste reliquie, ma bisogna accettare la storia del Diluvio della Genesi, che cancellò dalla faccia della Terra la civiltà (teoria dimostrata anche da scavi archeologici), con una catastrofe così distruttiva e totale da rabbrividire al solo pensarci.
Questa civiltà evoluta fiorì durante l'era antidiluviana, nel periodo compreso tra l'antica storia registrata nella Bibbia e il Diluvio Universale, stando alla Genesi, la razza antidiluviana era molto intelligente. Svilupparono l'agricoltura, l'allevamento di animali, edilizia e architettura, la lavorazione dei metalli e la matematica, cronologia e astronomia, il tutto, secondo la Genesi, sviluppato al tempo della sesta generazione (la Genesi parla solo di dieci generazioni antidiluviane).
Ma se gli antidiluviani riuscirono a costruire e controllare una civiltà nelle prime sei generazioni, a che livello di sviluppo e tecnologia arrivarono le successive quattro generazioni che precedettero il Diluvio? Purtroppo le convulsioni della natura non solo seppellirono la razza antidiluviana, ma cancellarono definitivamente alla radice le sue conquiste tecnologiche.
Informazioni relative alla possibile esistenza di questa evoluta civiltà, si sono perse nella notte dei tempi, poiché tutte le ricerche e gli studi effettuati, si basano su aspetti archeologici e geologici piuttosto che sulle leggende e sul folklore, che sono alla base della storia delle antiche civiltà.
Risulta evidente, per i superstiti del Diluvio Universale, l'impossibilità di riprodurre tutti gli aspetti dell'ambiente tecnologico non ignoto alla civiltà antidiluviana, non solo non c'era la popolazione sufficiente, ma erano anche esaurite le risorse tecniche e le risorse naturali non erano ancora disponibili. La tecnologia che sopravvisse al Diluvio era il prodotto di quasi dieci generazioni, Noè e la sua famiglia, undicesima generazione, riprodussero solo quella tecnologia che conoscevano di persona, avevano impresso nella mente un ambiente tecnologico a cui riandare nostalgici. Non fu così per i nipoti e pronipoti di Noè, tutto quello che sapevano o conoscevano era la civiltà riportata, ai minimi termini, da nonni e avi, e quando i resti dell'antica tecnologia si esaurivano o rompevano, venivano scartati. Tutta la conoscenza e il sapere veniva tramandato oralmente da padre in figlio, gli antichi avevano perso l'arte dello scrivere, componente indispensabile nella nostra civiltà, a questo va aggiunto un abbassamento del livello medio di vita, dai circa 900 anni ai 100 della generazione successiva a Noè, con conseguente impossibilità dell'individuo di acquistare sapere ed esperienza.
L'avvento della scrittura influì non poco sullo sviluppo della società, aiutò alcuni, ma la conoscenza attraverso la parola scritta comportò parecchie limitazioni. Quando i grandi eserciti, avidi di distruzione, invadevano una regione, le grandi biblioteche del mondo diventavano innocenti vittime di queste distruzioni. E non solo, fu saccheggiata la famosa raccolta di Pisistrato di Atene, furono distrutti i papiri della biblioteca del Tempio di Phat a Menfi, stesso destino dei 200.000 volumi della biblioteca di Pergamo in Asia Minore, distrutta dai Romani l'immensa biblioteca con mezzo milione di volumi a Cartagine che infierirono anche sulla biblioteca di Alessandria di Egitto, che però riuscì a sopravvivere finché Omar, secondo califfo dell'Islam usò milioni di volumi per riscaldare le acque termali della città nel 640 d. C.. Le biblioteche asiane non subirono sorte migliore, l'imperatore cinese Ch'in Shinh Huang Ti nel 212 a. C. fece bruciare tutti i libri di storia, Leone Isaurico, nell'ottavo secolo a Costantinopoli fece bruciare 330.000 manoscritti.
L'inquisizione stessa fece annientare migliaia di manoscritti, nel Medio Evo, a causa di questo scempio, ci restano solo le tradizioni che parlano di un'era di conoscenze superiori diffuse prima del cataclisma, diverso sarebbe stato se ci fosse giunta integralmente la raccolta di Alessandria.
Filone di Alessandria (30 a. C. - 40 d. C.) scrisse " …per le ripetute devastazioni provocate dall'acqua e dal fuoco, le generazioni più tarde non ricevettero dalle precedenti il ricordo dell'ordine e della sequenza degli avvenimenti".



Platone nel Timeo ricordava che i Sacerdoti Egizi avevano detto al suo antenato Soolone " Ci sono state e ci saranno ancora molte distruzioni dell'umanità" e che quando una civiltà crolla "si deve ricominciare tutto da capo, come un ragazzo"
Nel 1992 la spedizione Weld-Blundell durante gli scavi a Larsa, scoprì un prisma ( detto di Weld), conservato a Oxford, che riferisce la storia scritta da una scriba di nome Nur-Ninsubur intorno al 2100 a. C., che traccia un elenco di dieci Re prediluviani, e termina il suo racconto.."..e il Diluvio sommerse la regione"
Sono solo alcune testimonianze relative a un qualcosa o qualcuno che esisteva molto prima del Diluvio Universale, molti frammenti di origine sconosciuta sono riaffiorati nei secoli, prontamente ignorati dalla scienza moderna perché misteriosi, enigmatici.
Rocky Point Mine di Gulman (Colorado), a 120 metri di profondità furono trovate ossa umane incastrate in una vena argentifera. Si stimò che le ossa erano vecchie di parecchi milioni di anni.
Insieme ad esse fu trovata una freccia di Rame ben temprata lunga una decina di centimetri.
La Scientific American nel numero di giugno 1851 riporta un articolo relativo al ritrovamento di un vaso metallico in un masso di roccia compatta, vecchio di qualche milione di anni, fatto saltare con la Dinamite. " …mettendo insieme le due parti queste formano un recipiente ben sagomato alto 11-12 cm, base di 16-17 cm, a punta larga di 5-6 cm e spesso circa 3-4 mm.
La materia base del vaso ha un colore simile allo zinco o a quello di un composto metallico con notevoli percentuali d'argento… (segue la descrizione delle incisioni).., il lavoro di incisione cesellatura e incorniciatura è stato eseguito con arte molto raffinata da abili vasai. Questo vaso, interessante perché sconosciuto, è uscito da uno strato roccioso piuttosto compatto, a una profondità di quattro metri e mezzo."
9 Giugno 1981, la Sig.ra S. W. Culp di Morrisonville (Illinois), mentre metteva un po' di carbone nella stufa della cucina, si accorse che un pezzo di carbone si era spezzato a metà, mostrando una catenella d'oro ottimamente rifinita…" …quando il pezzo di carbone si ruppe, si spezzò nel mezzo, e la scanalatura circolare della catenella permetteva alle due estremità di combaciare. La parte centrale della catenella si era liberata con la rottura del carbone, me le sue estremità ne rimanevano ancora incastrate…." (dal Morrisonville Times dell'11/6/1891)
1851 Hiriam de Witt di ritorno da un viaggio in California, stava mostrando a un amico un bellissimo pezzo di Quarzo, grosso come un pugno, che si era portato dietro come ricordo. Il Quarzo gli sfuggì di mano e cadendo si ruppe, rivelando al suo interno un chiodo di ferro lungo cinque centimetri. La scienza dirà che il quarzo aveva un milione di anni.
Gli oggetti fuori posto ritrovati, non solo rivelano tracce di semplici lavori in metallo, ma indicano anche l'utilizzo di macchine tecnologicamente avanzate, utilizzate per la creazione di meccanismi complicati. Nel 1885 nella fonderia di Isador Braun di Vocklabruck (austria) un blocco di carbone, risalente al terziario, si ruppe rivelando al suo interno un piccolo cubo di metallo.
Il Museo di Salisburgo lo sottopose a un meticoloso esame.
I test indicarono che il tubo era una lega di acciaio e nichel, misurava 6, 60 per 6, 60 per 48, 25 cm, pesava 784, 55 grammi e aveva un peso specifico di 7.75. Gli spigoli erano perfettamente dritti e taglienti; quattro facce erano piatte, mentre altre due, opposte fra loro, erano convesse.
Un solco piuttosto profondo tagliava il cubo tutto intorno da metà circa verso l'alto.
Il cubo scomparve dal museo durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, durante la quale anche i registri vennero distrutti, ma se ne può trovare traccia su alcune riviste scientifiche, come Nature (Londra 1886) e L'astronomie (Parigi 1887).
La riscoperta degli oopart, finora, è sempre stata accidentale, sono i resti di un passato che non abbiamo mai completamente riconosciuto, forse perché ci spaventiamo all'idea di confrontarci con le possibile reliquie di una superciviltà? Ma di reliquie ne sono ormai riaffiorate talmente tante che non è più possibile ignorarle. Rimangono comunque alcuni interrogativi inquietanti, domande a cui non è facile dare una risposta perché mancano documentazioni storiche certe, comprovanti l'esistenza di questa civiltà. Le uniche testimonianze rimaste sono sparse nelle moltitudine di libri a noi giunti, di difficile comprensione, o nascoste fra le righe di un passato sempre più misterioso e intrigante.
Ma c'è un problema che ci tormenta, gli oopart ritrovati sono andati persi o restano relegati negli scantinati dei musei perché nessuno è in grado di dire cosa sono?
Ai posteri l'ardua sentenza.

Altri contenuti della sezione → Tutto l’archivio