La Rosa
Questo racconto, invece, mi giunse via mail, dal Sig. Cataldo, che mi autorizzò a pubblicarlo. Ogni commento è superfluo. Leggetelo così come lui lo ha scritto. Il caso potrebbe essere analogo ad altri casi in genere. Ma con particolarità diverse. È molto interessante. Eccolo:
"Vorrei raccontare una esperienza vera autentica che ci è capitato. Il 16 ottobre 1998 ho perso una figlia in un incidente stradale sull'Aurelia, aveva 14 anni, anche se dimostrava 18 anni. Inutile dire il dolore e la disperazione, ancora oggi viviamo per Lei, come Lei vive per noi. Non sono credente, ma credo nella vita dopo la vita, la morte è solo il principio. Noi abbiamo avuto grazie a sensitive amorevoli, esperienze bellissime dimostrando che Angela è viva, osserva quello che facciamo, sente ed è sempre presente in casa, con i suoi genitori, e fratelli. Lei è ancora viva, anche se non la vediamo, ma la sentiamo. Mia moglie lavora in ospedale a Palidoro al Bambin Gesù ospedale pediatrico, è infermiera e si trova in ambulatorio. Un giorno la sua dottoressa di reparto chiama mia moglie dicendogli: Loredana ti faccio conoscere una persona, dammi la foto di Angela, la faccio vedere a questa signora. Lei acconsentì. Mia moglie conosceva la signora da vent'anni ma non sapeva che era sensitiva. Passati alcuni giorni, una paziente portò a mia moglie un mazzo di rose, erano bianche con striature rosse, dicendole di portarle sulla tomba di Angela. Portate le rose a casa li mise in un vaso d'acqua, perché era tardi poiché il giorno seguente voleva portarli al cimitero. Il giorno seguente, chiesi a mia moglie di portarli io al cimitero quei fiori, giunto al cimitero, misi le rose bianche con striature rosse nel vaso, ma decisi di portare una sola sul luogo dell'incidente. Così presi la mia auto, e arrivato sull'Aurelia, raggiunsi il luogo dove mia figlia ha perso la vita, m'inginocchiai, dissi parole che solo un padre disperato e addolorato può pronunciare all'indirizzo di mia figlia, e posai una rosa bianca con le striature rosse sulla croce, una sola. Poi tornai a casa, senza dire nulla a mia moglie.
Dopo una settimana, la Silvia la sensitiva, chiamò in disparte mia moglie dicendogli: ma tua figlia Angela amava i fiori?
· "Silvia, vedo tua figlia che ha in mano una rosa, non una rosa qualsiasi, una rosa bianca con delle striature rosse, e la tiene stretta al petto, come una cosa preziosa, proprio lì, sul luogo dell'incidente è li che tiene al petto questa rosa bianca con strisce rosse.".
· "Veramente non lo so, mio marito ha portato l'altro giorno al cimitero un mazzo di rose bianche con striature bianche, forse le sono piaciute, le ha portato il padre.".
· "Si ma perché una sola, questo non lo so disse Silvia.
· Mia moglie anche lei perplessa, perché una sola.
Tornata a casa mi chiamò per riferirmelo; sai Aldo ho parlato con Silvia, sai ha visto Angela che tiene stretto al petto una rosa bianca con striature rosse, proprio quelle che hai portato al cimitero, ma quante rose hai messo nel vaso?. Mi sono sentito gelare il sangue ma poi ho esultato, : " la mia rosa, la mia rosa, Angela la presa, la presa, la principessa di papà ha preso la mia rosa". Di cosa stai parlando?, così ho raccontato a mia moglie che sì ho portato le rose sulla tomba, ma poi sono andato sull'aurelia e ho deposto una rosa, sul posto dove la nostra Angela ha avuto l'incidente. Mia moglie è scoppiata a piangere, e anch'io con lei. Il giorno seguente mia moglie ritornata all'ospedale incontra Silvia raccontando appunto che il padre aveva portato lui la rosa. Dopo due settimane la sensitiva ritorna in ambulatorio e chiama Loredana. Senti tua figlia un orologio al polso? Be si era blu, ma lo io ancora a casa. No lory non è blu, perché Angela ha in mano un orologio con cinturino nero, scuro, affermando che vuole restituirlo al padre, perché non li serve. Mia moglie si è sentita svenire, Silvia suo padre nella bara visto che Angela aveva perso l'orologio, si è tolto dal polso il suo e l'ha messo al polso della figlia, era con cinturino nero. Allora lory, Angela ha l'orologio del padre in mano e lo vuole restituire. Questa è una storia vera fra un padre e una figlia, che vive dopo la vita, ma vicino a noi. Cataldo.
Questo è il racconto. Bello vero? Sono del parere che quando da lassù qualcuno vuol farci capire di essere ancora vivo, e più vivo che mai, il sistema lo trova. Questi sono due casi. Ne citerei altri, ma il tempo manca. Lo farò la prossima volta. Alla prossima quindi.Maurizio Bonfiglio
Cari lettori, ho già più volte spiegato, come chi si occupa di certi argomenti, sia in qualche modo forte catalizzatore di situazioni legate al mondo dei fatti paranormali e di certo non-casuali. Il primo caso del quale vorrei parlare, richiama all'attenzione, la signora Renza, mamma di Stefano, signora della quale parlo nella mia relazione Metafonia, presentata al Convegno di Torino due anni fa, e presente anche nel mio sito Internet.( www.viaggionelmistero.com). Di Renza e di come si svolsero i fatto in questione, ne ho ampiamente discusso. Conobbi Renza ad una mia serata divulgativa, e la conoscenza si trasformò presto in amicizia. Così come conobbi Renza, conobbi il resto di ciò che ancora adesso è il gruppo "R", gruppo principalmente formato da buoni amici. Renza, dopo brevi spiegazioni sul come si potesse fare per sperimentare in metafonia, iniziò quasi da subito a ricevere buoni messaggi, mirati, precisi ed inerenti al suo caso umano. Il quanto, nonostante fosse da tutti convalidato, lasciava assai perplesso il marito, Alfredo, che non si rassegnava alla perdita del figlio Stefano. Stefano morì in un'incidente d'auto, alla giovane età di vent' anni. Le cose andarono avanti per circa due anni, fino alla terribile notizia che preannunciava l'arrivo di un periodo tremendo: Alfredo, papà di Stefano, era malato di cancro. La notizia lasciò tutti noi di sasso. Ci si accaniva infatti contro un destino che sembrava aver lasciato poche speranze di guarigione a chi già era stato colpito da un colpo così grave come la perdita di un figlio. Alfredo non si perse mai d'animo. Ascoltava Renza, sentiva man mano sempre più la presenza di Stefano vicino, e tranquillo di percorrere comunque serenamente un cammino di Luce, accettò il pur tremendo destino. Il fatto in questione è di poche settimane or sono. Ed ecco il quanto. Renza, circa tre anni fa, contattò una medium, Graziella, che riuscì nell'intento di metterla in comunicazione con Stefano. In seguito, a causa di fattori vari, non la vide più, né le fece più avere sue notizie. Di questo sono personalmente testimone. Conobbi io stesso la medium all'epoca, e sono sicuro che nessuno del nostro gruppo né Renza ebbero più l'occasione di incontrarla, né di aggiornarla sugli eventuali stati di salute di Alfredo. Circa cinque giorni prima del trapasso di Alfredo, giunto il 12 giugno 2001, Renza si vide arrivare in casa la medium, senza preavviso, senza saperne nulla, ed ignara del fatto che tale signora fosse lì per una fatto importante. Il telefono della casa era ormai sempre staccato, per non disturbare ulteriormente Alfredo, quindi la medium non riuscendo a telefonarle, si fece accompagnare dal marito, di tutta urgenza, presso Renza. Durante una seduta pubblica, raccontò il marito della medium, lei andò in trance, estrinsecando la figura di un giovane, Stefano, che si rivolgeva al padre, con della parole stupende. Lo esortava a non preoccuparsi per ciò che avrebbe trovato dopo la morte, che nulla non era, ma solo un passaggio. Gli indicava di come si sarebbero ritrovati immediatamente e di come da lì in poi, nulla li avrebbe più separati. Il messaggio contiene altresì delle corrispondenze utili a far capire come tale sia assolutamente genuino e mirato. Frasi precise, che la medium non poteva conoscere, inerenti a fatti noti solo a Renza ed Alfredo. Stefano scelse altresì un momento particolare per far giungere tale messaggio: l'ultimo giorno utile ad Alfredo di piena coscienza, perché il giorno dopo entrò in coma, non uscendone più. Sul fatto che dire. Conosco bene le persone citate, e più che cronista e ricercatore, ne sono amico. Sono certo che ciò che il padre voleva, ora è realtà. Voleva ritrovare suo figlio, suo figlio che un giorno se n'era andato chissà dove, e che forse strane registrazioni metafoniche non gli restituivano completamente. Questo articolo lo dedico a loro, padre e figlio, Alfredo e Stefano, che possano vivere felici abbracciati come un tempo, in cima ad una montagna, nella Luce del Signore Dio nostro.