Racconti del fantastico e del terrore
CHI SEI?
Sono nella mia camera, a scrivere racconti del terrore. L'aria si è fatta improvvisamente fredda…. È estate, ma fuori piove. Scrivo come un invasato, mi sento in gran forma, l'ispirazione è continua. La finestra è aperta. Un vento gelido penetra nella stanza, illuminata, solo da una piccola lampada. Sono quasi le quattro del mattino. Dio, che temporale, sembra una notte invernale. L'oscurità, fuori della mia stanza, è impenetrabile. Il telefono squilla. Chi può essere a quest'ora? Alzo la cornetta. Il silenzio più totale, forse qualcuno che ha voglia di fare scherzi. Stacco il telefono, per non essere disturbato.
Voglio continuare a scrivere, la telefonata muta, non è riuscita a distrarmi. Mi è venuta una gran sete e una gran fame, forse, scendo in taverna a fare uno spuntino notturno e a bermi un paio di lattine di birra. Sento bussare alla porta. Vado ad aprire, sarà qualche amico ubriaco che viene a trovarmi, non rendendosi conto dell'ora o sperando che io sia, ancora sveglio a scrivere. Sono arrivato al piano di sotto. Apro la porta. Non c'è nessuno. Strano, molto strano!
Ritorno in camera mia. La luce della lampada è chiusa, tutto è avvolto nell'oscurità. Sento una voce. Come un sussurro.
-Chi sei?-; domando, impietrito dalla paura.
-Sono le voci dei bambini…-
Cerco di accendere la luce, ma non ci riesco. Sono terrorizzato. Urlo in preda ad una crisi di irrazionalità.
-Chi sei?-; nella mia voce, tutta la disperazione, il panico e il terrore di chi ha la consapevolezza di trovarsi in una situazione assurda.
-Qui è tutto una voce… le voci assomigliano allo scricchiolare delle ossa… le ossa fanno parte dei corpi… i corpi dei bambini… abbiamo bisogno di te… qui fa freddo… freddo infinito… oscuro freddo… le senti le voci John?… io sono le voci dei bambini… abbiamo bisogno di te…-
-Ma chi sei?-; la mia angoscia é indescrivibile.
-Continua pure a scrivere racconti… noi abbiamo bisogno di te…-
La luce della lampada si riaccende, nella stanza non c'è nessuno. Ho immaginato tutto? Forse, la mia fantasia mi sta facendo perdere il senso della realtà. Forse, l'ispirazione per un nuovo racconto mi provoca delle allucinazioni, in ogni caso l'incubo è passato. Mi sono lasciato trasportare, sicuramente un brutto scherzo della mia immaginazione.
"Io sono la voce dei bambini…"; ma quali bambini? Quale sarà il significato di questa frase?…
Meglio tornare a scrivere.
Sono di nuovo al computer, ma la concentrazione manca, continuo a pensare a quella frase, così simile ad un sussurro agonizzante. Sono le quattro e quarantadue.
Sento, nuovamente, bussare alla porta. Ho paura. Ho deciso di non andare, preferisco rimanere nella mia stanza.
Il suono del campanello si fa insistente. In me c'è troppo terrore per scendere. Continuano a suonare. Perché non mi lasciano stare? Perché non vanno via? Devo, assolutamente, combattere la paura… affrontarla…
Inizio a scendere le scale. Attraverso il salone. Sono arrivato alla porta. Apro? Il suono del campanello continua a martellarmi, sembra quasi un lamento, tenebroso e spettrale. Dietro la porta ci deve essere per forza qualcuno! Ma chi è? Non so che cosa fare, devo aprire o non aprire questa maledetta porta?
Il campanello ha smesso di suonare. Risollevato, mi avvio verso le scale, per tornare in camera mia; eccolo che riprende a suonare. Questa volta, però, sono deciso ad aprire quella maledetta porta.
Appoggio, lentamente la mano sulla maniglia, poi con un rapido gesto, spalanco la porta. Non c'è nessuno. Si ripete nuovamente la situazione di prima. Ho troppa paura per ritornare in camera mia.
Ho deciso, scappo!
-Cosa succede?-; grido come un pazzo, quasi in lacrime, preda di una crisi di nervi..
La porta si è chiusa, davanti ai miei occhi. Fa freddo. Le luci del salone si sono spente. Sono in trappola. Un sussurro si muove tra le ombre.
-Sono le voci dei bambini…-
Riesco a calmarmi e vado verso quella voce. Per un istante l'esitazione mi inchioda sul posto. Ora vado, inizio a muovermi, però senza fretta. La voce proviene dalla mia stanza.
-Sono le voci dei bambini…-; continua a ripetere la voce.
Sono arrivato davanti alla porta della mia camera. Un vociare assordante di bambini mi assale.
-Chi sei?-; la frase, è uscita dalla mia bocca senza che lo volessi.
-Qui, è tutto una voce… ascolta… il rumore, lo scricchiolio delle ossa… le ossa dei bambini… abbiamo bisogno di te John… qui fa freddo… un infinito, oscuro, lascivo freddo… ascolta le voci…-
-Da dove vieni?…-
-Dal Nulla… forse dal Tutto… ho perso il mio universo e sono alla ricerca…-
-Alla ricerca di cosa? Perché sei qui? Cosa sono tutte queste voci? Dio mio… Perché non riesco a vederti, ma dove sei?-
-Sono qui, perché ho bisogno di te… io sono le voci dei bambini… sono molto vicino…-
-Perché continui a ripetere quella frase? Vai via! Tu non esisti, sei una produzione della mia mente!…-
-Continua a scrivere racconti… noi abbiamo bisogno di te…-
Tutte le luci della casa, si riaccendono. Nella mia stanza non c'è nessuno. Mi distendo sul letto. È stato incredibile! Com'è potuto accadere?
Tutto è tornato tranquillo, mi distendo sul letto e mi rilasso. La mente si svuota…. Sono le sei del mattino. L'aria mattutina è penetra nella mia camera, per cancellare gli avvenimenti della notte. La stanchezza e la sonnolenza si fanno sentire, per fortuna è arrivato il giorno!
Improvvisamente, le finestre si chiudono, la mia stanza è catapultata nell'oscurità….È un incubo senza fine il mio… un incubo che mi assale e mi sconvolge… un incubo che mi strazia e fa sanguinare la mia mente…
Il telefono squilla, ma non l'avevo staccato? Il campanello suona. Un vociferare di bambini irrompe nella stanza. Dio mio… tutto questo non avrà mai fine!
-Chi sei?… allora, vuoi dirmi chi sei?…-
-Sono le voci dei bambini… non senti le voci John?-
Mi alzo dal letto, lentamente mi avvicino alla porta della mia stanza.
Un'ombra, oscura e terrificante è, tra me e le scale che conducono al salone.
-Ti vedo? Cosa vuoi farmi?…
-Hai finito di scrivere il tuo racconto?… qui fa freddo, un infinito freddo…-
-Ho quasi finito, manca solo il finale…. Ma cosa vuoi da me?-
-Vieni con noi… noi abbiamo bisogno di te… sono le voci dei bambini…-
L'ombra, tra me e le scale, si sta avvicinando. Per un secondo riesco a vedere il suo volto.
-Oh mio Dio… Dio, no… non può essere…-
-Ben venuto… io sono la voce dei bambini… qui fa freddo, un infinito freddo…-by John Efrem
Il contratto
Il giardino comunale era affollato di persone, che ridevano, giocavano, correvano. La maggior parte delle quali turisti, venuti a trascorrere le vacanze in montagna. Il paesino a prima vista si presentava piacevole e ricco di vita, ed i suoi abitanti socievoli. A volte anche troppo. Assomigliavano ai protagonisti di quei telefilm americani ambientati nelle piccole comunità, dove il peggiore dei problemi è rappresentato dalla mucca in procinto di partorire. Nulla, sembrava, potesse rovinare l'idilliaco e irreale paesaggio.
C'era quella villa, però, vittoriana e vecchia, appena fuori il paese, dove si affittavano camere. Circolavano strane storie sul suo passato. Storie che nessuno osava raccontare.
I proprietari della villa, da più di vent'anni erano due vecchietti, marito e moglie, sempre gentili e premurosi con tutti, che sembravano non essersi mai curati di quelle storie.
Era un venerdì sera, quando si presentò alla loro porta un giovane ragazzo.
-Buonasera… ho saputo che da voi è possibile affittare una camera…-
-Prego entri… non resti al freddo… venga dentro…-
I due vecchietti fecero accomodare il ragazzo dal volto pallido in cucina, davanti al caminetto.
-Sa, anche se è estate, le notti qui in montagna sono fredde, così noi, spesso, accendiamo il fuoco per riscaldarci…-
-Vi ringrazio, io amo il fuoco…-
-Allora stava dicendo che è in cerca di una stanza…-; disse il vecchio.
-Si… e sarei veramente molto felice di trovarne una qui… vengo da un lungo viaggio e sono stanchissimo…-
-Non ci sono problemi. Abbiamo ancora un paio di stanze vuote. Mia moglie l'accompagnerà al piano di sopra… ah quasi dimenticavo… dovrebbe riempire il registro pensionanti con tutti i suoi dati… per quanto tempo, vuole alloggiare qui da noi?…-
-Un paio di giorni al massimo…-
Finito di riempire il registro, il ragazzo prese le valigie e si avviò verso la scala che portava alle camere.
-L'aiuto io a portare le sue valigie… venga le faccio strada…-; disse la vecchia, che fino a quel momento era rimasta in silenzio ad osservare il volto del ragazzo. Quel volto così strano, con gli occhi nerissimi, come il buio più profondo.La mattina seguente, il ragazzo non scese per la colazione. A mezzogiorno comunicò che avrebbe saltato il pranzo perché aveva del lavoro da terminare.
Verso le nove di sera, scese in cucina, al piano inferiore.
-Buonasera…-
-Buonasera… come va?… ha lavorato molto?…-; chiese il vecchio.
-Moltissimo, in verità sono stremato. Dovevo, però assolutamente, terminare il mio lavoro, perché, anche se può sembrare strano, a mezzanotte ho un appuntamento con due miei clienti…-
-Prima di andare al suo appuntamento, vuole cenare con noi?…-
-Vi ringrazio, ma non voglio essere di disturbo… andrò in un ristorante…-
-La prego di rimanere…-, disse la vecchia.
-È sicura che non disturbi?…-
-Sicurissima… e poi ci fa piacere averla a cena con noi… finalmente un po' di compagnia…-
-Grazie… siete veramente molto gentili…-
La vecchia iniziò a preparare la cena e ad apparecchiare la tavola, mentre suo marito e il ragazzo continuarono a parlare.
-Se non sono indiscreto che tipo di lavoro svolge?…-
-Recupero crediti e faccio rispettare i termini dei contratti…-
-Lavoro un po' noioso, ma remunerativo vero?…-; disse il vecchio con un sorriso malizioso sulle labbra.
-Ha proprio ragione…-; risposte il ragazzo sorridendo e aggiunse: -Alcune volte è veramente molto divertente guardare la faccia che fanno i clienti quando mi vedono… pensano sempre di averla fatta franca, di aver fatto perdere le loro tracce e poi… arrivo io…-
Tra una chiacchiera e l'altra iniziò la cena, che trascorse piacevolmente per tutti e tre.
-Signori…-; disse improvvisamente il ragazzo, a mezzanotte in punto. -Senza troppi preamboli ho da confessarvi un segreto… in verità sono qui per voi…-
-Per noi?… Non riesco proprio a capire perché dovrebbe essere qui per noi, non abbiamo debiti con nessuno…-; disse la vecchia.
-Oltre cinquanta anni fa, avete stipulato un contratto con il mio superiore…-
-Superiore?… ma di cosa sta parlando, non sappiamo, neanche, chi sia il suo superiore…-
-Il Diavolo…-; rispose seccamente il ragazzo.
-Sono venuto a farvi rispettare quel contratto… in tutto questo tempo avete avuto tutto ciò che chiedevate… ora bisogna pagare il conto…-
-Ma di che cazzo stai parlando… sei forse pazzo?…-; disse il vecchio.
-È tempo che il conto venga saldato… all'inferno reclamano le vostre anime…-
A quelle parole il corpo e il volto del ragazzo mutarono.
Si stava trasformando in una mostruosa creatura dalle lunghe zanne, con artigli affilati come coltelli e con la schiena rivestita d'aculei.
La sua forma era immensa, si perdeva nel buio spettrale e diabolico che improvvisamente era sceso nella stanza.
La creatura afferrò prima il vecchio. Con un morso gli staccò la testa, mentre i suoi artigli, senza sosta, squarciavano la carne inerme. Ridusse il corpo del vecchio in tanti piccoli pezzettini sanguinolenti.
Intanto la vecchia, dall'altra parte della stanza, bestemmiava e invocava Satana.
La creatura si voltò di scatto verso di lei.
-Non ti preoccupare, vecchia troia, presto sarò da te…-
A quelle parole la vecchia fuggì. Si diresse verso le scale, ma fu un errore. Inciampò al terzo gradino, sbattendo la testa. Si rialzò per ricadere subito dopo. Sentiva strisciare la creatura nel buio. Non riusciva a vederla perché il sangue le colava sugli occhi, ma sapeva che era orrendamente vicina. Il suo odore putrido e nauseabondo, le entrava in gola, facendola respirare a fatica.
Mentre tentava ancora di fuggire, arrampicandosi inutilmente per le scale, la creatura la raggiunse. Prima di morire, la donna, ebbe ancora un paio di secondi per gridare.
L'orribile mostro le fu addosso con un balzo. Iniziò a divorarle il viso, per poi passare alla gola, dove fiotti di sangue zampillavano come fontanelle. Con una zampata le aprì il ventre per degustarne le interiora. Infine le cavò gli occhi e le succhiò il cervello, come se stesse bevendo una bibita ghiacciata.
Terminato il suo pasto, la creatura, disse ridendo: -Che faccia hanno fatto…-
Quel pensiero le sembrò comico… da morire!FINE
Nessuno era a conoscenza di ciò che è accaduto a casa mia ieri notte, almeno fino a quando non vi ho chiamato. D'altronde chi sospetterebbe di un affermato manager?…
È facilissimo per me raccontarvi di come ho iniziato, o come l'idea sia entrata nella mia mente. Tutto quello che facevo sembrava automatico, come se stessi ripetendo un gesto abituale.
Cosa?… credete che sia pazzo?… e su quali basi?… no! no, che non lo sono!… vi sbagliate!… e ve lo dimostrerò. Continuate ad affermare che sono pazzo?… ebbene allora vi esporrò i fatti con la massima calma e lucidità, per farvi capire, per far entrare nelle vostre testoline di poliziotti, l'evidenza, la realtà, in altre parole che io sono totalmente e assolutamente in grado di intendere e di volere, poi se ne avrete il coraggio datemi pure del pazzo…
Allora… fatemi pensare!… a proposito lo sapete che i pazzi non sono in grado di pensare logicamente?… cosa?… affermate che non c'è logica in quello che dico?… poveri uomini insulsi, così chiusi nel proprio universo monotono, limitato e spoglio!…
Come uomo nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali, ho progettato l'omicidio con estrema cura, curando ogni minimo particolare, ho costruito il delitto perfetto!… cosa?… dite che non è poi così perfetto visto che mi trovo qui?… forse dimenticate che sono stato io a chiamarvi e non voi a scoprirmi… e poi sono solo dettagli, nient'altro che dettagli. Ogni progetto o pensiero non deve essere analizzato singolarmente nelle sue parti, ma nel complesso, nella sua totalità e poi il mio scopo è stato raggiunto… quindi, dicevo… avevo curato tutto in ogni minimo particolare, o meglio avevo curato quasi tutto… sì perché non avevo considerato la sua lingua!… quella fottuta lingua di merda!…
Invitai la mia segretaria a cena, dopo che tutti erano andati via, dall'ufficio. Sapevo che non aveva nessuno a casa ad attenderla e quindi non correvo rischi. Lei, era una donna bellissima. Dico era perché ormai è morta!…
Bellissima ma troppo ambiziosa. Voleva scopare con me solo per fare carriera.
Fui gentilissimo con lei. Per antipasto le servii del pesce marinato, accompagnato da un ottimo vino bianco italiano. Per primo una deliziosa e invitante pasta al centerbe e alla panna… sapete il gusto dolciastro del centerbe si sposa benissimo con la panna. Bisogna mettere una pentola larga sul fuoco a fiamma alta, buttarci dentro dell'olio, del prezzemolo e un po' d'aglio tritato finemente, quindi prima che l'aglio si bronzi aggiungete una tazzina di centerbe e del pomodoro a pezzetti, lasciate cuocere per circa venti minuti, sempre a fiamma alta. Quando la pasta è al dente, versartela nella pentola, quindi fatela stare sul fuoco per altri cinque minuti. Infine aggiungete della panna, il risultato è magnifico, una splendida poesia per il palato.
Cosa?… devo finirla con le cazzate e raccontarvi il resto… forse non avete ben chiara la situazione, sono io a decidere come proseguire il resoconto dei fatti… altrimenti non parlerò più.
Allora? rimanete in silenzio, senza mai interrompermi o preferite il mio di silenzio?…
Ottima decisione… … …
…vediamo un po', dove ero rimasto… ah, si!… ora ricordo…
Per secondo preparai degli scampi al brandy. Concludemmo il pasto con un buon caffè nero e un delizioso dolce alla frutta. Non avete idea di quanto rimase felice della mia cena, terminata la quale ci trasferimmo in sala, dove ci attendevano lo champagne e le fragole… siete a conoscenza del fatto che le fragole esaltano il gusto dello champagne?… a dimenticavo… siete solo dei poveri poliziotti… lo champagne non potete permettervelo…
Veniamo ora a ciò che più v'interessa…!
Fu proprio in sala che misi in atto la prima fase del mio piano.
Mentre lei era intenta nell'osservare un quadro, dandomi le spalle, la colpii violentemente alla testa con la bottiglia dello champagne. Cadde a terra. Perse i sensi. Con una siringa le iniettai l'anestetico che avevo nella tasca interna destra della giacca… cosa?… mi chiedete il perché non l'ho ammazzata prima, datosi che nessuno poteva sapere che era da me?… Ma è ovvio!… Cosa avrebbero detto i vicini, se l'avessi ammazzata senza avere l'accortezza di offrirle, prima una cena?… non sarebbe stato educato, non trovate?… e poi se proprio si deve fare un lavoro, è meglio farlo a pancia piena… volete anche sapere il motivo per il quale, le ho iniettato l'anestetico?… Cristo, ma è ovvio: non volevo che sentisse dolore …
Erano le undici, dovevo fare in fretta, se volevo andare a dormire per svegliarmi presto l'indomani.
Questa mattina avrei dovuto affrontare una giornata carica di impegni lavorativi e poi dovevo pensare, a cosa vi avrei raccontato, quando sareste venuti a chiedermi sue notizie.
Allora ritorniamo a noi, o meglio a lei…
Prima di tutto sezionai il cadavere. Troncai di netto, con quei coltelli che usano i macellai, quelli grandi e affilati, la sua testa. In seguito le amputai le gambe e per finire le braccia. Avevo pochissimo da pulire! Solo i vetri della bottiglia e la vasca. Cristo!… Ma qui al distretto di polizia vi prendono tutti con lo stesso livello di rincoglionimento? Mi chiedete il perché dovevo ripulire la vasca… Perché secondo voi dove cazzo ho sgozzato quella troia?…
Eh allora, cosa vogliamo fare?… Posso terminare, o avete altre domande stupide? …
Sono convinto che a voi poliziotti, in fondo, queste storie piacciano, come ad un maiale il fango. Vi piace sguazzarci dentro. Allora posso finire? …così avrete qualcosa d'interessante da raccontare alle vostre insipide mogli, quando vi chiederanno com'è andata oggi al lavoro…
Dopo aver fatto pulizia, andai con il corpo in cucina. Misi sul tavolo, una di quelle tovaglie plastificate che si trovano in tutti i supermercati. Non volevo macchiare il legno…
Iniziai col disossare le gambe e le braccia. Dopo aver disossato il tutto, tagliai la carne in piccoli pezzi per meglio farla lavorare dal tritacarne. Ne feci delle ottime polpette alle quali aggiunsi, un po' di rosmarino, per ravvivarne il sapore. Dopo gli arti passai al tronco. Le aprii la pancia con un coltello molto affilato, fu emozionante usarlo. Lo avevo comprato per l'occasione. Quindi con l'aiuto di un rompiossa… dite sul serio? Come ho avuto il coraggio di fare cosa?… secondo me siete tutti sciroccati!… dunque, ero arrivato al punto, ah si!… con il rompiossa mi aiutai per aprirgli lo sterno. Tolsi dalla pancia tutte quelle, che comunemente sono chiamate frattaglie e le misi in una busta per congelarle. Non le lavai. Sapete è un piccolo trucco per conservare meglio il sapore delle interiora. Continuai il mio lavoro con molta precisione…
Sembravo un vero macellaio e non lo dico tanto per vantarmi!
Molto spiritosi… quando affermate che sono un macellaio… Vorrei farvi notare che non ho fatto un massacro, ma che mi stavo solo preparando le scorte per l'inverno!…
Voglio confidarvi un segreto. È strano come la mente elabori taluni pensieri. Alla vista di tutto quel sangue volevo masturbarmi, ovviamente non lo feci, non c'era tempo!…
Tagliai le sue costole divinamente. Sembravano costolette di maiale, tanto erano perfette. Poi affettai le tette, che insieme ai glutei, avevo l'intenzione di macinare per farne degli hamburger. Quel poco che rimase, o meglio quel poco che non riuscii ad utilizzare, lo gettai nel camino, insieme alla testa. Quasi dimenticavo, l'unica cosa che conservai della testa fu la lingua, che avevo intenzione di cucinare con un po' di pomodoro, del peperone dolce, del peperoncino piccante, del vino e delle olive nere. Buttai tutti gli avanzi nel camino acceso, ovviamente volevo bruciarli… Dite che non è il caso di fare il sarcastico?… cretini, come siete, immaginavo che non ve ne sareste accorti.
Quindi, come dicevo l'unica cosa che conservai della testa fu la lingua… quella fottuta lingua di merda…
È per colpa sua sapete, se mi trovo qui… A voi sembrerà assurdo o irreale, ma quella lingua biforcuta continuava a parlare… mi rompeva le palle come aveva fatto in vita.
Cosa?… dite che sono in pieno delirio?… che sono uno psicopatico?… io proprio non riesco a capirvi!…
Mi sembrate come quei lettori dei romanzetti dell'orrore che hanno una fifa nera nello scoprire certi dettagli, però non riescono a smettere di leggere, perché è la paura ad eccitarli… lo so, lo so benissimo che questo non è un racconto del terrore… pensate che non sia capace di distinguere tra realtà e finzione?… … …
Sapete, qualche volta la realtà è di gran lunga più fantasiosa e terribile, dei nostri peggiori incubi…
Allora torniamo a noi… continuava a riempirmi la testa di tutte quelle chiacchiere senza senso. Continuava… continuava… mi ripeteva che ero un porco, un maniaco assassino, un bastardo, un pervertito… secondo quella puttana dovevo essere rinchiuso… mi ha perseguitato per tutta la notte!… Non la sopportavo più… alle sette di questa mattina vi ho chiamato. Meglio andare alla camera a gas, che continuare a sentirla…
Ed ora eccomi qui…
Vi prego, ho una sola richiesta da farvi prima di morire…
Uccidete quella fottuta lingua di merda per me…
Continuo a sentirla…By John Efrem
Si ringrazia NARSHSTAR per il disegno.
-Mi dispiace, signor Munro, ma ho paura, che per sua moglie non ci sia più niente da fare!…-
-È sicuro, di quello che dice dottor Falt… avete fatto tutto, ma proprio tutto il possibile?-
-Posso assicurarle che abbiamo tentato di tutto, abbiamo anche tentato con la cobalto terapia, ma non sembra aver avuto riscontro. Non potevamo continuare oltre o avremmo danneggiato, in maniera irreversibile, i tessuti del cervello. Sono spiacente. È difficile ammetterlo, ma abbiamo fallito… C'è qualcosa… qualsiasi cosa… che possa fare per lei?…-
-No, grazie!-, fu la risposta malinconica di Henry Munro.
Erano passati due mesi da quando Sarah era entrata in ospedale. Non riusciva a darsi pace. Stavano passeggiando allegramente, quando tutto ad un tratto lei si era sentita male, accasciandosi a terra. L'aveva portata all'ospedale, correndo come un matto per le vie della città. C'era qualcosa nel suo cervello, almeno così gli avevano detto i medici. Henry, aveva pensato ad un tumore, poi con qualche difficoltà e con estremo imbarazzo dei dottori, era riuscito a sapere la verità.
-Signor Munro, sappiamo benissimo che ciò che stiamo per dirle ha dell'incredibile, ma abbiamo riscontrato, tramite la risonanza magnetica, che sua moglie ha qualcosa… come dire, qualcosa di vivo nel cervello…-
-Cosa?… è un modo come un altro, per annunciarmi che Sarah ha un tumore?…-
-No, signor Munro. Sua moglie non ha un tumore…-
-E allora…?-
-È complicato, per noi spiegarlo…-
-Bella stronzata, io voglio sapere cosa ha la mia Sara… soffre, forse, di una qualche malattia sconosciuta, un virus, insomma, volete dirmi cosa ha mia moglie?…-
-Come vuole signor Munro. Tra le pieghe del cervelletto… potrà sembrarle irreale o incredibile, non volevamo crederci neanche noi…-
-Allora… cosa c'è tra le pieghe del cervelletto…-
-Tra le pieghe del cervelletto si è depositato un insetto…-
-Come?… cosa avete detto?… -. Balbettò Henry Munro.
-Assurdo, ma vero, signor Munro…-
-Io so solo, che sembra un racconto dell'orrore, uno di quelli da quattro soldi, senza capo né coda… ma siete impazziti o cosa…-
-È la verità, signor Munro. Non sappiamo trovare una spiegazione logica sul come sia potuto accadere. Forse l'insetto, è penetrato nel cervelletto da qualche ferita superficiale, che ha, come dire… scavato col tempo. Ha sostenuto che sua moglie soffriva spesso di dolori alla testa, chissà…-
-E a voi, questa sembra una risposta?…-, fu l'unica cosa che Henry disse prima di uscire dalla stanza.IL GIORNO DOPO
-Signor Munro, il dottor Falt, la prega di venire nel suo ufficio, vorrebbe parlarle…-, disse la giovane infermiera ad Henry, che era seduto accanto alla finestra con lo sguardo perso nel vuoto.
-Come…?-
-Il dottor Falt l'attende nel suo ufficio, vorrebbe parlarle-
-A proposito di cosa?…-
-Mi dispiace, ma non saprei dirglielo…-, disse la ragazza con un tono molto dolce, come se capisse il dolore di Henry in quel momento.NELLA STANZA DEL DOTTORE
-Hanno detto che voleva parlarmi… allora?…-, disse Henry, dopo che la segretaria l'aveva fatto entrare nell'ufficio. Non salutò il medico dietro la scrivania, non meritava nessun rispetto
-Buongiorno, signor Munro… ho delle novità da riferirle…-
-Quali…-
-Abbiamo deciso di tentare un'operazione. All'inizio avevamo escluso questa possibilità, visto l'estremo rischio che sì corre…-
-…e quando la farete?-
-Tra due giorni, se lei è d'accordo. Ci sarebbe, però un documento da firmare…-
-Che tipo di documento?-
-Una dichiarazione scritta, nella quale non ritiene responsabile l'ospedale e i dottori che opereranno di eventuali conseguenze postoperatorie-
-Insomma, mi sta dicendo che, non vi assumete la responsabilità della morte di mia moglie…-
-Non è così semplice…-
-Per me è molto semplice…-
-Ho dovuto battermi per fare questa operazione… l'ospedale non vuole assumersi rischi, così per operare ho bisogno del suo consenso, perché sarò io ad operare sua moglie, nessun altro medico vuole farlo…-
-Bella roba… e a che ora inizierà l'operazione?-
-Alle sei. Se vuole, potrà assistere-
-Devo firmare qualcosa anche per assistere?-
-La prego signor Munro, mi creda…-, ma il medico non riuscì a finire la frase perché Henry era già uscito dalla stanza, sbattendo la porta.NELLA STANZA OPERATORIA
-Buongiorno signor Munro-
-Buongiorno dottor Falt-
-Inizieremo ad operare tra dieci minuti, la prego di andarsi a preparare e di seguire le istruzioni che le darà l'infermiera-
Henry si preparò in pochissimo tempo. Non voleva far attendere Sarah.
-È facilmente impressionabile?…-
-No, non credo…-
-Comunque, se durante l'operazione, si sentisse male non esiti ad uscire dalla sala operatoria…-
-O.K., dottor Falt-
Quando il medico aprì il cranio di Sarah, all'altezza della squama occipitale, per poco non, perse i sensi. Non sapeva che tipo di insetto avrebbe trovato, ma certamente, non aveva immaginato di trovare un ragno. Quello schifosissimo insetto, aveva depositato delle uova che ora si stavano schiudendo sotto i loro occhi increduli.
La sala operatoria fu invasa da centinaia di ragni in miniatura, perfettamente identici tra loro. Le infermiere iniziarono ad urlare. L'insetto aveva usato il cervello di Sarah come luogo umido e caldo, l'aveva tenuta in vita per tutto quel tempo solo come nutrimento per la sua prole… era mostruoso…LA STESSA NOTTE
Riaprì gli occhi, era madido di sudore. L'incubo era finito. La sua dolce Sarah era distesa accanto a lui nel letto.
-Oh, Dio mio… che sogno… sembrava così reale… che incubo…-, pensò Henry. Si alzò e si diresse verso il bagno, voleva farsi una doccia.
Finita la doccia andò in cucina; poi tornò in camera.
La mattina seguente arrivò la domestica. Come ogni giorno preparò la colazione. Si avviò verso la stanza da letto dei coniugi Munro con il vassoio in mano. Aprì la porta con dolcezza, come faceva sempre. Entrò. Le persiane erano chiuse. Non si vedeva nulla. Si diresse verso la scrivania, posò il vassoio. Aprì le persiane. Si girò verso il letto.
-Buongior…-, non riuscì a terminare la frase. Gridò selvaggiamente. Era terrorizzata. Uscì correndo da casa.
Pochi minuti dopo l'abitazione era invasa dai poliziotti. I corpi dei coniugi Munro giacevano senza vita nel letto. La testa di lei, aperta completamente a metà da un grosso coltello da cucina, lui con la pistola fra le mani. Si era tolto la vita. Accanto ai corpi un biglietto.
"Ho sognato di perdere Sarah"
Un poliziotto giovane, si avvicinò ad un collega più anziano.
Senza farsi sentire dagli altri, gli sussurrò all'orecchio: -Pensi che in questo caso si possa dire: finché morte non vi separi?…-.
I due poliziotti risero sommessamente.By John Efrem
-Quando avrò finito con te, ti ammazzerò come una lurida puttana!-. Disse l'uomo alla donna a terra.
Com'era possibile che fino a quel momento, non avesse pensato a quell'eventualità. Joanna aveva scacciato quel pensiero, dalla sua mente e si era convinta che non ci sarebbe stata una fine.
È strano come ci si ancora alla vita, quando si ha la consapevolezza che è nelle mani di qualcun altro.
Il porco, presto si sarebbe stancato di lei e l'avrebbe fatta fuori, senza pietà. La cruda realtà di quella verità, ora le riempiva la testa, ma non poteva fare nulla…
Erano trascorsi sei giorni, e lei stava sempre lì, con i polsi e le caviglie strette nelle catene, fissate al pavimento. Non aveva più sensibilità alla schiena.
Ogni giorno quel figlio di puttana la scopava e continuava a scoparla fin quando non era stanco. Non le faceva più tanto male. Sembrerà assurdo ma pur di sopravvivere, ci si abitua a tutto.
Ad una cosa però non era proprio riuscita ad abituarsi.
Quello stramaledetto, aveva la schifosissima abitudine di prenderla a pugni sul viso fin quando il naso non le sanguinava, poi si masturbava e le veniva sul volto con una fragorosa risata di disprezzo.
Quel gesto la faceva sentire immensamente sporca.
Non parlava, non piangeva, non un gemito di dolore.
Non voleva vederlo vincere più su di lei. Non voleva…
La prima volta, però, non era riuscita a controllarsi. Lei piangeva e lo implorava di lasciarla andare. Lui le diceva: -Piangi… piangi pure piccola puttanella… tanto nessuno può sentirti… piangi mentre uso il tuo utero indegno…-.
Inaspettatamente, mentre al dolore si sostituiva la rabbia, lei aveva gridato: -Perché non fotti quella schifosa cagna, che ha avuto il coraggio di metterti al mondo?…-.
Lui iniziò a picchiarla. Pugni, schiaffi, calci, gomitate. Le riempì il corpo, di ferite e lividi.
-Non osare offendere, mai, mia madre. Capitooooooooooo! Riprovaci e ti sventro come una scrofa… Capitooooooooooooo…-.
Continuò a picchiarla e picchiarla ancora, fino a quando non perse i sensi.
Il suo volto, quando lui finì, sembrava una maschera.Il sergente Williams, era rispettato in tutto il dipartimento di polizia. Aveva mandato al fresco decine di delinquenti. Per ben tre volte era stato decorato, personalmente dal sindaco, come poliziotto dell'anno.
Era tardi, quando quel giovedì sera, rientrò a casa. La giornata era stata lunga e faticosa.
Stava indagando su una serie di omicidi. Delle giovani ragazze erano state stuprate e poi uccise e i loro corpi gettati nel fiume della città. C'era metodo in quelle uccisioni.
Williams, si diresse in cantina. Pensò che giocare un po', gli sarebbe servito per scaricare tutto lo stress. Scese le scale. Aprì la porta. Accese la luce e vide il suo giocattolo. Sembrava che stesse dormendo.
Si avvicinò. Con disgusto e sorpresa costatò l'accaduto. Joanna era morta.
-Cazzo non è neanche una settimana che sei qui e muori!… Altre, prima di te, sono durate più a lungo. Mi hai proprio deluso!…-.
Williams era veramente deluso, si sentiva profondamente tradito.
-'Fanculo… non mi hai dato neanche il tempo di fotterti, oggi. E se ti scopassi lo stesso?… Non ho, mai fatto, sesso, con una morta… Tu saresti la prima… la prima troia morta che mi faccio…-.
E così fece. Si scopò la ragazza e pensò che farlo con un cadavere era stupendo. Lo eccitava moltissimo vedere il suo membro, turgido e caldo, entrare e uscire da quel corpo freddo. Decise che prima o poi l'avrebbe rifatto. Se si fosse reso necessario avrebbe ucciso, per il solo gusto di farlo. Anzi, decise che doveva farlo al più presto. Doveva, assolutamente, trovare un altro corpo entro un mese.
Verso le quattro del mattino, Williams si sbarazzò del suo giocattolo. Scelse di buttarlo, nudo com'era, nel fiume. Sapeva che prima di due settimane, non sarebbe stato ritrovato.
Le acque in quel periodo dell'anno, era pieno di fango, così tendevano a tirare sul fondo qualsiasi cosa, ci si gettava dentro. Williams concluse che essere un poliziotto aveva molti vantaggi, si conoscevano dettagli che un qualsiasi assassino non avrebbe mai saputo, e lui non era un assassino, o almeno non era un assassino qualunque, lui era il migliore.UN MESE DOPO
Era sabato e il sergente Williams non doveva andare a lavorare. Era il suo turno di riposo. Si alzò dal letto verso le nove del mattino. Appena in piedi si fece una bella doccia. Poi mangiò un panino al prosciutto.
Aveva deciso che a notte fonda sarebbe uscito, per trovare un altro giocattolo. Aveva atteso con calma e pazienza per un mese intero, adesso non poteva più aspettare, il dolore che provava dal desiderio era insopportabile
Durante tutta la giornata rimase a guardare la televisione. Gli piaceva guardarla.
Da bambino passava intere ore a vedere vecchi western. Ora per colpa del suo lavoro, non poteva trascorrere più tanto tempo davanti alla TV, così quando era di riposo restava incollato, alla TV, per tutto il giorno.
Erano le otto di sera, fece una cena sbrigativa, alle otto e mezza, trasmettevano NON APRITE QUELLA PORTA. Adorava quel film e l'unione che c'era nella famiglia cannibale.
Era appena finito il primo tempo, quando si addormentò. Si sentiva stanco.
Iniziò a sognare. Sognò Joanna, il suo ultimo giocattolo. Pensò che era strano. Le altre non le aveva mai sognate.
Verso la fine del film si svegliò a causa del campanello che continuava a suonare.
-E adesso chi cazzo è…-.
Andò alla porta. La aprì. Fece un passo indietro, poi svenne.
Sulla porta c'era Joanna o meglio ciò che rimaneva di Joanna.
Era tornata…
Lo trascinò in cantina. Lo legò al pavimento, come lui aveva fatto con lei. Aspettò che rinvenisse. Iniziò a scoparlo, poi lentamente scese con la bocca fra le sue gambe. Si alzò di scatto.
Passarono circa sette secondi, prima che il poliziotto si rendesse conto di quello che era accaduto. Joanna, aveva staccato con un morso il suo pene. Gridò… Williams gridò a squarciagola.
-Urla pure se vuoi… tanto nessuno ti può sentire…-. Disse Joanna, in un fetido sospiro.
La ragazza se ne andò, per ritornare da dove era venuta. Sul fondo del fiume.
Lasciò il poliziotto sul pavimento, mentre moriva dissanguato.
Vendetta… vendetta era stata fatta…By John Efrem

Sono
nella mia camera, a scrivere racconti del terrore. L'aria
si è fatta improvvisamente fredda…. È
estate, ma fuori piove. Scrivo come un invasato, mi sento
in gran forma, l'ispirazione è continua. La finestra
è aperta. Un vento gelido penetra nella stanza,
illuminata, solo da una piccola lampada. Sono quasi le
quattro del mattino. Dio, che temporale, sembra una notte
invernale. L'oscurità, fuori della mia stanza,
è impenetrabile. Il telefono squilla. Chi può
essere a quest'ora? Alzo la cornetta. Il silenzio più
totale, forse qualcuno che ha voglia di fare scherzi.
Stacco il telefono, per non essere disturbato.
Nessuno
era a conoscenza di ciò che è accaduto a
casa mia ieri notte, almeno fino a quando non vi ho chiamato.
D'altronde chi sospetterebbe di un affermato manager?…
-Quando
avrò finito con te, ti ammazzerò come una
lurida puttana!-. Disse l'uomo alla donna a terra.