UFO e UAP · Ufologia

Astronavi aliene su Marte

Tra le ultime missioni inviate su Marte ufficialmente fallite, oltre quelle americane descritte nell'articolo "Marte, il mistero della Sfinge", non vanno dimenticate le due missioni russe denominate "Phobos".

La prima sonda (Phobos 1), difatti si sarebbe persa nello spazio il 1 settembre 1988 in seguito ad un errore d'immissione dati nella memoria del computer di bordo, mentre la seconda (Phobos 2) il 28 marzo 1989 - mentre era già in orbita attorno a Marte - interruppe l'invio dei dati ed ogni contatto con il cosmodromo russo di Baikonur, dopo aver ripreso (sia con i sensori ottici che con quelli all'infrarosso) due immagini della superficie del pianeta con, stagliata al suolo, una nitida ombra ellittica (foto 1).

astronavi1Immagine della superficie di Marte · NASA/JPL, pubblico dominio
Foto1

Successivamente anche la sonda statunitense "Viking 1" che entrava nell'orbita di Marte il 19 giugno 1976 ha ripreso, nell'arco dei due anni successivi al suo ingresso in orbita e in almeno due occasioni, le ombre di ciò che presumibilmente potrebbero essere astronavi.

La prima immagine (foto 2) è stata ripresa nel mese di dicembre del 1977 nella regione denominata Utopia Platinia, la seconda (foto 3) nella regione Arabia Terra nel mese di settembre del 1978, entrambe le regioni si trovano nell'emisfero settentrionale del pianeta.
astronavi2Immagine della superficie di Marte · NASA/JPL, pubblico dominio
Foto2

astronavi3Immagine della superficie di Marte · NASA/JPL, pubblico dominio
Foto3

L'analisi visiva delle foto riprese dalle sonde "Phobos" e "Viking" ci propone un'ombra ellittica, lunga circa 20 km, estremamente scura e del tutto estranea a quelle presenti nelle zone circostanti.
La forma affusolata dell'ombra si inquadra in una tipologia del tutto anomala rispetto al panorama marziano e non esiste alcun rapporto tra le ombre in questione e le strutture morfologiche della zona interessata.

La sua origine potrebbe essere dovuta ad un oggetto sospeso in aria che, per alcuni, sarebbe da attribuirsi alla presenza di un gigantesco UFO, mentre per altri, ad una tempesta di polvere o ad una nuvola, oppure ad un errato funzionamento del sistema di ripresa facente parte dell'unità fotografica e di scansione posta sulle sonde.

È evidente che, nel caso in cui effettivamente fossimo in presenza di una astronave, dunque di un oggetto sospeso in aria, quest'ultima si sarebbe trovata in una posizione quasi statica nella foto 1 e 2 (ciò è rilevabile dai margini dell'ombra ben definiti, caratteristica tipica di un oggetto che non è in movimento) mentre l'ombra che appare nella foto 3 potrebbe riferirsi ad un oggetto (un altro o il medesimo, giacché le immagini sono state riprese a distanza di tempo) in posizione dinamica, con i bordi meno definiti ed uno dei due lati del tutto sfumato. È comunque riscontrabile nelle tre foto che gli oggetti hanno la stessa forma.

È altresì innegabile che le ombre in questione non possono confondersi in nessun modo con l'ombra proiettata dal satellite Phobos sulla superficie del pianeta (foto 4 - immagine ripresa dalla sonda "Viking 1").

astronavi4Immagine della superficie di Marte · NASA/JPL, pubblico dominio
Foto 4

Naturalmente non ci è dato sapere se qualcuno, preposto agli organi centrali della ricerca scientifica, negli USA o altrove, abbia mai ufficialmente studiato ed analizzato queste immagini; in caso affermativo è certo che questi studi non sono mai stati resi noti e pubblicati ufficialmente.


Stefano Attisani

Aggiornamento integrato · 2026

Dalle immagini di Marte alla ricerca di altri mondi

A ventisei anni di distanza, la ricerca di possibili tracce di vita oltre la Terra si è ampliata: oggi comprende anche lo studio sistematico dei pianeti extrasolari.

Le immagini citate nel testo storico hanno alimentato interpretazioni sulle presunte astronavi marziane. Le immagini, però, devono essere lette nel loro contesto tecnico: risoluzione, condizioni di ripresa, geometria delle ombre, dati originali e successive osservazioni. Un’anomalia visiva non basta a identificare un veicolo né a dimostrare una presenza artificiale.

Nel frattempo la ricerca si è spostata anche oltre il Sistema solare. Il NASA Exoplanet Archive riportava 6.464 pianeti confermati al 5 novembre 2026. Le scoperte derivano da diversi metodi osservativi, tra cui il transito davanti alla stella e le variazioni della velocità radiale.

Il numero di esopianeti confermati testimonia il progresso dell’astronomia, ma non è una prova dell’esistenza di vita extraterrestre. Per valutare l’abitabilità servono dati sulle caratteristiche del pianeta e della sua stella; per riconoscere eventuali segnali biologici sono necessarie osservazioni atmosferiche e verifiche indipendenti.

La domanda originaria dell’articolo resta affascinante. Oggi, però, è utile distinguere tre piani: immagini insolite, interpretazioni di singoli casi e ricerca scientifica della vita nell’universo. Sono questioni collegate, ma non equivalenti.

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