Al
tempo dell'antica Roma, il calendario giuliano fissava
nel 25 dicembre il solstizio d'inverno mentre in realtà
lo stesso cade il 21 dicembre e segna l'inizio astronomico
della stagione fredda. L'errore nel quale cadevano i romani
dipendeva dal fatto che essi non conoscevano alcune leggi
di astronomia ed anche quando ne vennero a conoscenza
preferirono mantenere la data del 25 dicembre, ritenendola
il giorno della nascita del Sole, che nel 274 d.C., per
volere, dell'imperatore Aureliano divenne una festa nazionale
con i riti del Dies Natalis Solis Invictis ( il giorno
natale del Sole Invitto); quella notte si accendevano
grandi falò in ogni luogo, in segno di festa. Questa festività,
veniva a trovarsi in un periodo importantissimo del calendario
romano, poiché chiudeva i Saturnalia, che si celebravano
dal 17 al 23 dicembre, in onore di Saturno, antico dio
romano della semina e dava il via, dopo la sua conclusione,
alle feste Sigillaria, o feste dei doni, che avevano inizio
il primo giorno di gennaio, seguite ancora dalle feste
Agonalia che avevano termine il 9 gennaio. Si creava così,
a cavallo tra dicembre e gennaio, un lungo arco di festività
noto come le Kalendae januari. Le Sigillarie vennero istituite
da Tazio, re dei Sabini, e prendevano questo nome per
la consuetudine di scambiarsi, in occasione di tali feste,
alcuni doni augurali e di offrire agli dei Lari delle
piccole statue di argille o di bronzo; queste statuette
erano dette " sigilla" dal latino " sigillum" diminutivo
di " signum" che voleva, appunto significare, statua.
Molti genitori acquistavano i sigilla per i loro figlioletti
nella via Sigillaria, in due mercati opposti: l'uno nel
Campo Marzio e l'altro nell'Esquilino. La tradizione
degli auguri, delle strenne e dei doni si radicò così
profondamente nella gente, che persino la Chiesa dovette
arrendersi e tollerarla. Ma la Befana era ancora lontana
dal volare! Infatti, la Chiesa riconobbe il 6 gennaio
solo come celebrazione della manifestazione di Gesù agli
uomini come Messia. Con l'andar del tempo, per i popoli
dell'Oriente cristiano, la festa dell'Epifania finì con
il ricordare solo la venuta e l'adorazione dei Re Magi.
Dalla romanità al Medioevo, si ebbero dei veri e propri
capovolgimenti in merito alla figura della " generosa
vecchietta"!
La Befana, infatti, trova delle vere e proprie radici
nei demoni notturni e nei loro voli, così caratteristici
del Medioevo. Da Natale al 6 gennaio corrono 12 notti,
così che la notte dell'Epifania, tra, il 5 ed il 6, veniva
anche chiamata " dodicesima notte". Certe credenze, raccontano
di voli notturni legati ai culti propiziatori della fecondità
e fertilità. Con il tempo, quelle divinità dei campi divennero
nella fantasia popolare delle vere e proprie streghe ed
i loro voli e convegni a cavallo tra il vecchio ed il
nuovo anno, volti in origine a procurare bene e fertilità,
si trasformarono nel sabba diabolico con il suo corredo
di superstizioni e paure. Nasce così la tradizione diffusa
in tutta l'Europa, che il periodo fra il Natale e l'Epifania,
sia da ritenersi propizio alle streghe. In alcune parti
della Slesia, la gente faceva bruciare della resina di
pino tutte le notti, tra Natale e Capodanno, affinché
l'acre fumo cacciasse via tutte le streghe e gli spiriti
maligni. A Saruthum, nel Tirolo, sei giovani mascherati
chiamati " Glockelsanger", giravano di casa in casa, la
vigilia bastonando un fantoccio che si portavano dietro,
la strega Zuschweil, che impersonava la causa di ogni
male. Anche nella campagna italiana, la sera del 5 gennaio,
si usava percorrere prati e campi con delle torce accese,
per far fuggire gli spiriti del male, che avrebbero potuto
arrecare danni ad un futuro raccolto.
Segue>>