Oltre l’Umano · Primo dossier

Gli animali hanno un’anima?

Tra emozioni, coscienza e ricerca scientifica.

Illustrazione simbolica: Gli animali hanno un’anima?
Illustrazione simbolica originale per Popobawa.it: non è una fotografia scientifica.

La domanda accompagna l’essere umano da secoli. Filosofia, religioni e scienza hanno proposto risposte diverse. Oggi possiamo partire da una domanda concreta: quali esperienze sappiamo riconoscere negli animali?

Emozioni osservabili

In molte specie sono documentati comportamenti legati a paura, stress, ricerca di contatto, gioco e dolore. Non possiamo entrare direttamente nell’esperienza soggettiva di un animale, ma possiamo studiare comportamento, fisiologia e benessere.

La coscienza non è una copia di quella umana

Non è corretto immaginare che ogni animale pensi come una persona; allo stesso tempo, non è corretto considerare automaticamente prive di esperienza tutte le specie diverse dalla nostra.

Pesci e invertebrati

Per i pesci esistono evidenze di apprendimento, memoria e risposte a stimoli nocivi. Per alcuni invertebrati, come i cefalopodi, le capacità cognitive sono particolarmente interessanti. Per gli insetti, la possibile presenza di esperienze soggettive è un campo di studio aperto.

E l’anima?

La parola “anima” appartiene soprattutto alla filosofia e alle tradizioni spirituali. La scienza non può confermare o misurare un’anima in senso metafisico. Può però studiare sensibilità, comportamento, apprendimento e benessere.

Una conclusione provvisoria

Forse la domanda più utile non è stabilire se gli animali siano uguali a noi, ma riconoscere che possono avere bisogni ed esperienze importanti per loro. Questo rende necessario un rapporto più attento e responsabile.

Lo stato della ricerca

Aggiornamento scientifico della redazione · fonti verificate il 7 novembre 2026

Che cosa è documentato

  • Nel IV secolo a.C. Aristotele, nel trattato Sull’anima, distingueva un’anima vegetativa, comune a piante e animali, un’anima sensitiva, propria degli animali, e un’anima razionale, propria dell’uomo. Per lui «anima» indicava il principio della vita, non un’entità spirituale separata.
  • Nel Seicento Cartesio descrisse gli animali come automi privi di pensiero. Nel 1789 il filosofo Jeremy Bentham rovesciò la prospettiva: la domanda giusta, scrisse, non è se gli animali possano ragionare o parlare, ma se possano soffrire.
  • Il 7 luglio 2012 un gruppo di neuroscienziati firmò la Dichiarazione di Cambridge sulla coscienza, secondo cui gli esseri umani non sono gli unici a possedere i substrati neurologici della coscienza. Nel 2024 la Dichiarazione di New York ha esteso la «possibilità realistica» di esperienze coscienti a tutti i vertebrati e a molti invertebrati.

Come si interpreta

  • Scienza e tradizioni spirituali usano la parola «anima» in modi diversi: per la ricerca il terreno comune è la senzienza, cioè la capacità di provare esperienze positive o negative.

Che cosa resta aperto

  • La coscienza resta uno dei problemi aperti della scienza, anche per gli esseri umani: per questo le dichiarazioni parlano di probabilità e di prudenza, non di certezze.

Fonti

Approfondisci: Animali ed emozioni →

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