Oltre l’Umano · Animali e terremoti

Gli animali sentono arrivare i terremoti?

Rospi che abbandonano lo stagno prima del sisma dell’Aquila, mucche agitate prima delle scosse del 2016: che cosa dicono davvero gli studi italiani.

Illustrazione: Gli animali sentono arrivare i terremoti?
Illustrazione digitale realizzata per Popobawa.it con l’intelligenza artificiale: non è una fotografia scientifica.

Cani che ululano, galline che non entrano nel pollaio, pesci che saltano fuori dall’acqua: dopo ogni grande terremoto si raccolgono racconti di animali che sembravano aver «sentito» il pericolo. È una delle credenze più antiche e diffuse al mondo. Ma è vera?

I rospi dell’Aquila

Nella primavera del 2009 la biologa britannica Rachel Grant stava studiando una popolazione di rospi comuni in uno stagno vicino all’Aquila. Per caso, il suo studio si trovò a pochi chilometri dall’epicentro del terremoto del 6 aprile. Nei giorni precedenti, i maschi abbandonarono quasi tutti il sito di riproduzione: cinque giorni prima della scossa erano diminuiti drasticamente, e tre giorni prima non c’erano più coppie in accoppiamento. Lo studio fu pubblicato nel 2010 sul Journal of Zoology.

La fattoria dell’Italia centrale

Nel 2016 il gruppo dell’etologo tedesco Martin Wikelski, del Max Planck Institute, applicò sensori di movimento a una ventina di animali in una fattoria di Capriglia, nell’Italia centrale: mucche, pecore, cani, conigli, galline e tacchini. Durante la sequenza sismica di quell’autunno, quando l’epicentro era vicino alla fattoria, gli animali nelle stalle mostrarono un’agitazione insolita fino a 15–18 ore prima delle scosse; più vicino era l’epicentro, prima iniziava l’agitazione.

Perché è difficile dimostrarlo

I terremoti sono rari e imprevedibili, e i racconti vengono quasi sempre raccolti dopo, quando la memoria tende a dare un significato a comportamenti che in altri giorni sarebbero passati inosservati. Per questo i sismologi chiedono dati raccolti prima, in modo continuo, su molti animali e molti terremoti.

Lo stato della ricerca

Aggiornamento scientifico della redazione · fonti verificate l’8 novembre 2026

Che cosa è documentato

  • Rachel Grant (Open University) e un collega osservarono che i rospi comuni di uno stagno vicino all’Aquila abbandonarono il sito di riproduzione nei giorni precedenti il terremoto di magnitudo 6,3 del 6 aprile 2009: i maschi diminuirono drasticamente cinque giorni prima, le coppie sparirono tre giorni prima (Journal of Zoology, 2010).
  • Lo studio di Martin Wikelski e colleghi, pubblicato su Ethology nel 2020, ha registrato un aumento di attività negli animali di una fattoria di Capriglia fino a 15–18 ore prima delle scosse dell’ottobre 2016, quando l’epicentro era vicino; gli animali al pascolo libero non mostravano differenze evidenti.

Come si interpreta

  • Una delle ipotesi è che alcuni animali percepiscano variazioni nell’aria, nel suolo o nell’acqua che precedono il sisma, per esempio gas o cariche elettriche; Grant ipotizzò un legame con disturbi della ionosfera. Sono ipotesi, non meccanismi dimostrati.
  • Lo stesso Wikelski ha definito i risultati preliminari, non utilizzabili come sistema di previsione.

Che cosa resta aperto

  • I sismologi dell’agenzia geologica americana USGS Susan Hough e Morgan Page si sono detti non convinti: per loro i dati della fattoria potrebbero essere distribuiti in modo casuale e servono molte più osservazioni.
  • Ad oggi nessun metodo, animale o strumentale, permette di prevedere con affidabilità luogo, ora e forza di un terremoto.

Fonti

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