Oltre l’Umano · Comunicazione

Il linguaggio degli animali: stiamo imparando ad ascoltare?

Canti di balena, «nomi» tra elefanti, un alfabeto nei clic dei capodogli: la ricerca prova a decifrare le voci degli animali, anche con l’intelligenza artificiale.

Illustrazione: Il linguaggio degli animali: stiamo imparando ad ascoltare?
Illustrazione digitale realizzata per Popobawa.it con l’intelligenza artificiale: non è una fotografia scientifica.

Per secoli abbiamo pensato che solo l’essere umano possedesse un linguaggio. Oggi biologi, linguisti e informatici si chiedono qualcosa di diverso: non se gli animali comunichino, ma quanto sia complesso ciò che si dicono e se un giorno potremo capirlo.

Le canzoni delle balene

All’inizio degli anni Settanta il biologo americano Roger Payne fece ascoltare al mondo le registrazioni delle megattere: lunghi canti, organizzati in temi che si ripetono e cambiano nel corso delle stagioni. Il disco che ne nacque contribuì alla campagna internazionale contro la caccia alle balene. Fu la prima volta che milioni di persone si chiesero che cosa stessero «dicendo» quegli animali.

I clic dei capodogli

I capodogli comunicano con sequenze di clic chiamate «code». Il progetto internazionale CETI, che studia le famiglie di capodogli al largo dell’isola di Dominica, nei Caraibi, ha analizzato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale quasi novemila code registrate in più di dieci anni. Nel maggio 2024 i ricercatori hanno pubblicato su Nature Communications la scoperta di una struttura combinatoria: ritmo e tempo si combinano con piccole variazioni, chiamate «rubato» e «ornamento», come le lettere di un alfabeto.

Nomi, richiami e danze

Gli elefanti africani sembrano chiamarsi con richiami individuali simili a nomi; le api indicano direzione e distanza dei fiori con una danza; molti uccelli imparano il canto dai genitori, con «dialetti» locali. Ognuna di queste scoperte allarga il confine di ciò che chiamiamo linguaggio, senza cancellare le differenze con la lingua umana.

Lo stato della ricerca

Aggiornamento scientifico della redazione · fonti verificate l’8 novembre 2026

Che cosa è documentato

  • Nel maggio 2024 Pratyusha Sharma, Shane Gero e i colleghi del progetto CETI hanno pubblicato su Nature Communications l’analisi di quasi 9.000 code di capodoglio registrate al largo di Dominica: due elementi indipendenti dal contesto, ritmo e tempo, si combinano con due elementi sensibili al contesto, rubato e ornamento. Gli autori parlano di un «alfabeto fonetico» dei capodogli.
  • Fra gli autori dello studio c’è anche Roger Payne, il biologo che negli anni Settanta aveva fatto conoscere al mondo il canto delle megattere.
  • Nel 2024 uno studio su Nature Ecology & Evolution ha suggerito che gli elefanti africani si rivolgano l’uno all’altro con richiami individuali simili a nomi (ne parliamo nella pagina sull’intelligenza animale).

Come si interpreta

  • «Alfabeto» è una metafora: indica che i clic hanno una struttura combinatoria, non che i capodogli parlino come noi.
  • L’intelligenza artificiale è uno strumento per trovare regolarità in enormi quantità di dati; il significato va poi verificato con osservazioni ed esperimenti sul campo.

Che cosa resta aperto

  • Che cosa significhino le code resta in gran parte sconosciuto: lo studio mostra una struttura, non un vocabolario.
  • Se un giorno riuscissimo a «rispondere» agli animali con suoni artificiali, ci sarebbero questioni etiche nuove: chi decide che cosa dire, e con quali effetti sul loro comportamento?

Fonti

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